Introduzione alla Presa di Roma
L'acquisizione di Roma rappresenta il capitolo conclusivo delle lotte risorgimentali, chiudendo un ciclo storico inaugurato dai Moti 1820-21 e 1830-31 in Italia. L'integrazione del territorio laziale era considerata un imperativo geopolitico e morale, dibattuto aspramente dalle Ideologie del Risorgimento.
L'assetto territoriale della penisola era stato progressivamente delineato attraverso i precedenti conflitti militari. Dopo le conquiste della Prima Guerra d’Indipendenza (1848-1849) e l'espansione sabauda derivante dalla Seconda Guerra d'Indipendenza (1859), l'unificazione del Mezzogiorno era stata assicurata dalla Spedizione dei Mille (1860).
Con l'annessione del Veneto ottenuta grazie alla Terza Guerra d'Indipendenza (1866), lo Stato Pontificio rimaneva l'unica enclave indipendente.
Già il 27 marzo 1861, Camillo Benso, conte di Cavour aveva fissato la linea d'azione governativa con la formula "Libera Chiesa in libero Stato", individuando in Roma l'unica capitale possibile per il nuovo Regno.
Cause e Conseguenze della Presa di Roma
Cause Principali:
- Necessità di coesione statale. Il Regno d'Italia necessitava di Roma come capitale per neutralizzare le rivalità tra le città preunitarie (in particolare Torino e Firenze) e fornire un centro storico e morale inoppugnabile alla nazione.
- Instabilità delle frontiere interne. Le continue iniziative militari dei volontari garibaldini verso lo Stato Pontificio minacciavano di provocare un attacco diretto dell'Impero Francese contro l'Italia.
- Stravolgimento degli equilibri europei. Lo scoppio della guerra franco-prussiana costrinse la Francia a ritirare la propria guarnigione armata da Roma, eliminando lo scudo militare del pontefice.
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Conseguenze
- Caduta del potere temporale. Il Papa perse il controllo politico e territoriale sul Lazio, un dominio durato oltre un millennio, conservando l'autorità sui soli palazzi vaticani.
- Il trasferimento della Capitale. L'apparato statale, la corte regia e i ministeri vennero trasferiti da Firenze a Roma nel 1871, innescando una massiccia trasformazione urbanistica.
- Il Non Expedit e la Questione Romana. Il rifiuto papale di riconoscere lo Stato italiano generò un conflitto diplomatico e morale che escluse i cattolici intransigenti dalla politica parlamentare per decenni.
Tabella di Sintesi: Date chiave, Personaggi, Fazioni ed Esiti
| Data | Evento | Fazioni in Campo | Personaggi Chiave | Esito / Effetto Diretto |
|---|---|---|---|---|
| 29 agosto 1862 | Giornata dell'Aspromonte | Esercito Regio vs Garibaldini | G. Garibaldi, E. Pallavicini | Arresto di Garibaldi; blocco della marcia su Roma. |
| 15 settembre 1864 | Convenzione di Settembre | Regno d'Italia, Francia | M. Minghetti, Napoleone III | Ritiro truppe francesi; capitale trasferita a Firenze. |
| 3 novembre 1867 | Battaglia di Mentana | Garibaldini vs Franco-Pontifici | G. Garibaldi, P. de Failly | Sconfitta garibaldina causata dai fucili Chassepot. |
| 1-2 settembre 1870 | Battaglia di Sedan | Prussia vs Impero Francese | O. von Bismarck, Napoleone III | Resa francese; crollo del Secondo Impero; Roma isolata. |
| 20 settembre 1870 | Breccia di Porta Pia | Regno d'Italia vs Stato Pontificio | R. Cadorna, H. Kanzler | Artiglieria italiana apre una breccia; conquista di Roma. |
| 2 ottobre 1870 | Plebiscito di Annessione | Cittadini province romane | Vittorio Emanuele II | Vittoria del Sì (98,89%); annessione formalizzata. |
| 13 maggio 1871 | Legge delle Guarentigie | Stato Italiano, Santa Sede | G. Lanza, Papa Pio IX | Concessioni statali respinte dal Papa con enciclica Ubi nos. |
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I tentativi falliti di Garibaldi: L'Aspromonte, la Convenzione di Settembre e la sconfitta di Mentana
Le pressioni del Partito d'Azione e le esitazioni del governo spinsero Giuseppe Garibaldi a tentare una nuova spedizione. Nel giugno 1862, il generale si imbarcò per la Sicilia raccogliendo volontari al grido di "Roma o morte".
Questa iniziativa allarmò l'Impero Francese. Per evitare un conflitto internazionale, il Presidente del Consiglio Urbano Rattazzi decretò lo stato d'assedio nel Mezzogiorno e inviò l'esercito regolare per bloccare l'avanzata garibaldina.
Il 29 agosto 1862, sull'Aspromonte, una colonna di 3.500 soldati guidata dal colonnello Emilio Pallavicini intercettò i 2.000 volontari. Sebbene Garibaldi avesse ordinato di non rispondere al fuoco, si verificarono comunque duri scontri armati.
Nelle ostilità Garibaldi venne ferito al malleolo destro e alla coscia. Curato dai medici Ripari, Basile e Albanese, fu arrestato e rinchiuso nel forte di Varignano (La Spezia), in attesa di un'amnistia regia che lo liberò nell'ottobre 1862.
Pochi anni dopo, il governo italiano necessitava di recuperare credibilità presso Napoleone III, dimostrando di poter tutelare il Papa senza l'uso di minacce armate o insurrezioni.
Il 15 settembre 1864 il governo di Marco Minghetti firmò a Fontainebleau la Convenzione di Settembre. La Francia si impegnò a ritirare le truppe da Roma entro due anni, mentre l'Italia accettò di non invadere il territorio papale.
L'accordo includeva una clausola segreta per il trasferimento della capitale da Torino a Firenze. La notizia provocò la Strage di Torino (21-22 settembre 1864), in cui i militari spararono sui civili in rivolta causando 52 morti e la successiva caduta del governo Minghetti.
Nel 1867, il progressivo ritiro del presidio francese illuse Garibaldi di poter agire indisturbato e innescare un'insurrezione popolare dall'interno della stessa Roma.
Il 3 novembre 1867, durante la Battaglia di Mentana, i 5.000 garibaldini si scontrarono frontalmente con 3.000 soldati franco-pontifici, comandati dal generale Hermann Kanzler e rinforzati dal contingente francese di Pierre de Failly.
Le camicie rosse subirono una gravissima sconfitta, dovuta soprattutto alla superiorità tecnologica dei nuovi fucili Chassepot a retrocarica francesi. Garibaldi ripiegò nel Regno d'Italia e venne arrestato, mentre la guarnigione di Parigi tornò a presidiare Roma.
La guerra franco-prussiana: La caduta di Napoleone III lascia il Papa senza difesa
L'isolamento politico e militare del Papato si concretizzò a causa dell'espansionismo del cancelliere prussiano Otto von Bismarck, deciso a unificare la Germania annullando in via definitiva l'egemonia continentale francese.
Il 19 luglio 1870 scoppiò la guerra franco-prussiana. L'apertura del fronte costrinse il governo di Parigi a richiamare in patria con estrema urgenza le divisioni militari precedentemente schierate a Civitavecchia e Roma.
Di conseguenza, lo Stato Pontificio perse interamente il suo scudo deterrente internazionale. La diplomazia e l'esercito italiano si trovarono liberi di operare verso Roma senza più alcun rischio di rappresaglie francesi.
A causa della palese inferiorità logistica, le forze armate imperiali francesi vennero rapidamente accerchiate dalla macchina bellica prussiana diretta dal feldmaresciallo Helmuth von Moltke.
Durante la Battaglia di Sedan (31 agosto - 2 settembre 1870), l'esercito francese subì perdite devastanti sotto il fuoco dell'artiglieria tedesca, portando alla cattura di 83.000 soldati e alla resa personale dell'imperatore Napoleone III.
Il 4 settembre 1870 crollò il Secondo Impero e venne proclamata la Repubblica a Parigi. Da quel momento, nessun esecutivo francese ebbe più l'autorità o la forza militare per difendere Papa Pio IX.
La Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870): L'ingresso dei bersaglieri e Roma Capitale d'Italia
Con l'annullamento effettivo della minaccia francese, il Presidente del Consiglio Giovanni Lanza colse immediatamente l'opportunità per considerare superata la Convenzione di Settembre.
L'8 settembre 1870, re Vittorio Emanuele II inviò il conte Ponza di San Martino da Papa Pio IX con una lettera. Il testo richiedeva l'ingresso pacifico delle truppe italiane a Roma sfruttando il pretesto del "mantenimento dell'ordine".
A seguito del netto rifiuto pontificio, l'11 settembre 1870 il generale Raffaele Cadorna, al comando di un corpo di 50.000 soldati, varcò i confini puntando direttamente sulla città di Roma.
Per costringere l'Italia ad assumersi davanti all'Europa la responsabilità formale di un atto di guerra, il cardinale Giacomo Antonelli ordinò al comandante Hermann Kanzler (alla guida di 13.600 soldati, inclusi gli Zuavi pontifici) di opporre una resistenza militare limitata ma altamente simbolica.
Alle 05:20 del 20 settembre 1870, il capitano Giacomo Segre ordinò l'inizio del cannoneggiamento contro le Mura Aureliane direttamente dalla sua postazione presso Villa Torlonia.
Alle 09:30, l'artiglieria riuscì ad aprire un varco di 30 metri nelle mura. La fanteria e il 34º battaglione dei Bersaglieri assaltarono la Breccia di Porta Pia, conquistando la città in uno scontro che costò la vita a 49 italiani (tra cui il maggiore Giacomo Pagliari) e 20 soldati pontifici.
Per legittimare l'annessione armata secondo i princìpi del diritto internazionale, il governo fu costretto a indire tempestivamente il Plebiscito di Roma nella giornata del 2 ottobre 1870.
La consultazione si concluse con uno schiacciante successo annessionista: 133.681 voti favorevoli all'unione al Regno d'Italia e solo 1.507 contrari. L'acquisizione del Lazio divenne ufficiale con il Regio Decreto n. 5903 del 9 ottobre 1870, seguito poi il 3 febbraio 1871 dalla legge che spostava la Capitale d'Italia a Roma.
La Legge delle Guarentigie e il "Non Expedit": Il rifiuto di Papa Pio IX e la frattura totale tra Stato e Chiesa
Per regolare in modo unilaterale i nuovi confini tra le istituzioni civili e la Chiesa Cattolica, il Parlamento emanò il 13 maggio 1871 la fondamentale Legge delle Guarentigie (legge n. 214).
Promossa dai leader della Destra storica come Lanza, Sella e Bonghi, la norma tutelava le prerogative pontificie nel Titolo I, garantendo l'assoluta inviolabilità della persona del Papa e la piena extraterritorialità dei palazzi del Vaticano, del Laterano e della villa di Castel Gandolfo.
Il Titolo II abolì contestualmente strumenti giurisdizionalisti antiquati come il placet e l'exequatur, esentò i vescovi dal prestare giuramento al Re e assegnò al pontefice una dotazione annua fissa esentasse di 3.225.000 lire per sostenere la curia.
La diplomazia vaticana respinse duramente questa imposizione unilaterale. Il 15 maggio 1871, con l'enciclica Ubi nos, Papa Pio IX condannò i provvedimenti, rifiutò categoricamente i fondi statali e scelse di dichiararsi pubblicamente "prigioniero politico" nei sacri palazzi.
Questa frattura portò la Santa Sede ad adottare una rigidissima strategia di astensionismo istituzionale nei confronti dello Stato italiano, considerandolo de facto un usurpatore.
Nel 1874, la Sacra Penitenzieria formalizzò tale chiusura emanando il Non Expedit (dal latino, "non conviene"). Questo documento vietò categoricamente ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni politiche del nuovo Regno.
Ne scaturì la Questione Romana, una grave e prolungata spaccatura tra lo Stato liberale e la massa cattolica. Il divieto resse fino all'abolizione formale nel 1919 ad opera di Papa Benedetto XV (permettendo la fondazione del Partito Popolare Italiano), ma la riconciliazione giuridica si chiuderà solo nel 1929 con i Patti Lateranensi.