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Moti 1820-21 e 1830-31 in Italia: Riassunto, Cause e Conseguenze

I Moti del 1820-21 e del 1830-31 sono due ondate di insurrezioni liberali e patriottiche organizzate dalle società segrete, guidate dalla Carboneria, per ottenere carte costituzionali e l'indipendenza dai sovrani assoluti. Svoltisi in Europa e nella penisola italiana tra il 1820 e il 1831, avviano il processo del Risorgimento Italiano. Entrambi i cicli insurrezionali terminano con la vittoria militare dell'Austria e della Santa Alleanza, che reprimono le rivolte e ripristinano l'assolutismo.

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Copertina: Moti 1820-21 e 1830-31 in Italia: Riassunto, Cause e Conseguenze
📚 Collana Storica: Risorgimento Italiano (Clicca per mostrare tutti i capitoli della serie)
  • Parte 1: Moti 1820-21 e 1830-31 in Italia: Riassunto, Cause e Conseguenze (Stai leggendo)

Introduzione

Il decennio compreso tra il 1820 e il 1831 inaugura la stagione del Risorgimento italiano e della contestazione armata all'assetto geopolitico stabilito dal Congresso di Vienna nel 1815. L'opposizione ai regimi restaurati viene guidata da ufficiali dell'esercito, intellettuali, studenti universitari ed esponenti della borghesia delle professioni, costretti a operare in clandestinità per sfuggire alla censura e alla polizia degli Stati assoluti.

La rilevanza storica di queste due ondate rivoluzionarie risiede nel primo tentativo concreto di introdurre il costituzionalismo rappresentativo in Italia e di spezzare l'egemonia dell'Impero Austriaco sulla penisola. La sconfitta militare delle insurrezioni mette a nudo i limiti strutturali della cospirazione settaria e provoca una profonda revisione strategica, culminata nel luglio 1831 con la nascita della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini.

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Schema delle cause e conseguenze

Cause storiche e fattori scatenanti delle insurrezioni:

  • Rifiuto della Restaurazione: Il Congresso di Vienna riporta sul trono le dinastie assolute, cancellando le Costituzioni, i codici civili e il ricambio sociale introdotti durante il dominio di Napoleone Bonaparte.
  • Dominio dell'Austria sulla penisola: L'Impero Asburgico esercita un controllo diretto sul Lombardo-Veneto e un'influenza politica e militare indiretta su tutti i sovrani italiani, bloccando ogni riforma liberale.
  • Affermazione del Liberalismo e del Romanticismo: I ceti borghesi e militari formatisi nell'età napoleonica rivendicano la sovranità nazionale, la tutela dei diritti individuali e una Costituzione che limiti l'arbitrio monarchico.
  • Contagio rivoluzionario europeo: L'ammutinamento di Cadice in Spagna (1820) e la Rivoluzione di Luglio a Parigi (1830) forniscono l'innesco politico immediato per l'azione dei patrioti italiani.
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Effetti politici e conseguenze di lungo periodo:

  • Intervento repressivo della Santa Alleanza: L'esercito dell'Austria interviene militarmente a Napoli, in Piemonte e nelle Province Unite Italiane, abbattendo i governi provvisori e restaurando l'assolutismo.
  • Revoca delle Costituzioni e condanne: I monarchi italiani (Ferdinando I, Carlo Felice, Francesco IV) annullano le concessioni costituzionali, istituendo tribunali speciali che decretano esili, ergastoli e condanne a morte.
  • Indipendenza di Grecia e Belgio: Nel quadro europeo, le uniche rivoluzioni vittoriose conducono all'indipendenza della Grecia dall'Impero Ottomano (1829) e del Belgio (1830).
  • Tramonto della Carboneria e ascesa di Mazzini: L'inefficacia delle società segrete spinge Giuseppe Mazzini a fondare a Marsiglia la Giovine Italia (1831), basata su un programma pubblico, repubblicano e unitario.
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L'Italia della Restaurazione e le Società Segrete

L'ordine instaurato dal Congresso di Vienna (1815) punta a riportare l'Europa alle condizioni politiche precedenti alla Rivoluzione francese. L'esperienza napoleonica aveva trasformato l'antica struttura sociale per ceti, basata sui privilegi ereditari di nobiltà e clero, in una moderna società per classi fondata sul merito e sulla ricchezza mobiliare della borghesia.

Il tentativo dei sovrani restaurati di ripristinare l'assolutismo monarchico genera un profondo malcontento tra i ceti produttivi e intellettuali, privati di rappresentanza politica e sottoposti a una rigida censura.

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Cos'è la Carboneria e perché si agisce in segreto

L'assenza di libertà di stampa, di parola e di associazione negli Stati italiani impedisce qualsiasi forma di opposizione politica legale. Per sfuggire alla sorveglianza della polizia austriaca e borbonica, i dissidenti si organizzano attraverso le società segrete, reti clandestine modellate sulla struttura simbolica della Massoneria, tra le quali assume un ruolo egemone la Carboneria insieme ad altre formazioni come la Società dei Guelfi e i Federati.

La clandestinità rappresenta una misura di autodifesa necessaria contro regimi che puniscono il reato di cospirazione con la pena capitale o il carcere duro.

Le cellule operative della Carboneria, denominate "vendite", riuniscono nuclei chiusi di 10-50 persone. Gli affiliati utilizzano codici cifrati, parole d'ordine e una rigida compartimentazione gerarchica: gli iscritti ai gradi inferiori eseguono gli ordini senza conoscere l'identità dei capi supremi né il programma politico complessivo dell'organizzazione.

Composizione sociale e divisioni ideologiche dell'opposizione

La struttura di classe scaturita dall'età napoleonica si riflette nella composizione sociale delle società segrete, che restano organismi elitari privi di legami con le masse popolari urbane e contadine. I quadri cospirativi reclutano i propri membri in tre categorie specifiche:

  • Ufficiali e sottufficiali dell'esercito: militari di carriera formatisi nelle armate napoleoniche, penalizzati nelle promozioni e negli stipendi dal ritorno delle dinastie legittime.
  • Borghesia delle professioni e degli affari: avvocati, magistrati, medici e commercianti che richiedono riforme amministrative, codici moderni e libertà economiche.
  • Intellettuali e studenti universitari: giovani educati alla cultura del Romanticismo e del liberalismo, impegnati a diffondere il concetto di identità nazionale.

Sul piano programmatico, il movimento di opposizione alla Restaurazione presenta profonde fratture interne tra tre correnti principali:

  • Liberali moderati: mirano a una monarchia costituzionale dotata di un parlamento eletto su base censitaria, ricercando la collaborazione dei sovrani regnanti.
  • Democratici: rifiutano il compromesso monarchico e rivendicano la Repubblica e l'estensione dei diritti politici ai ceti popolari.
  • Patrioti indipendentisti: concentrati soprattutto nel Nord Italia, pongono come condizione preliminare la cacciata dell'Austria e l'indipendenza nazionale.

I Moti del 1820-21: Napoli, Sicilia e Piemonte

Il primo ciclo insurrezionale europeo ha origine in Spagna il 1° gennaio 1820 nel porto di Cadice. Le truppe spagnole concentrate per imbarcarsi verso l'America Latina, dove le colonie avevano proclamato l'indipendenza, si ribellano contro il regime assolutista del re Ferdinando VII.

Gli ufficiali insorti impongono al monarca il ripristino della Costituzione di Cadice del 1812, un testo ispirato ai principi della Rivoluzione francese che istituiva un parlamento monocamerale eletto a suffragio censitario e limitava drasticamente le prerogative della corona.

L'evento spagnolo ridisegna gli equilibri diplomatici continentali. Per dimostrare alle potenze vincitrici del Congresso di Vienna la propria affidabilità antirivoluzionaria, la Francia borbonica interviene militarmente in Spagna nel 1823 su mandato della Quadruplice Alleanza, reprimendo i costituzionali nel sangue e riacquistando il rango di quinta grande potenza garante dell'ordine europeo.

Sul fronte orientale, nel 1821 scoppia l'insurrezione della Grecia contro l'Impero Ottomano. Poiché la rivolta colpisce un impero islamico estraneo alla Santa Alleanza, le potenze europee inviano denaro e contingenti militari a sostegno degli insorti greci, che conquistano l'indipendenza con il Trattato di Adrianopoli del 1829, sotto la corona di un principe bavarese.

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La rivolta di Nola nel Regno delle Due Sicilie e il separatismo siciliano

L'eco della concessione costituzionale in Spagna innesca l'azione della Carboneria nel Regno delle Due Sicilie. Nel luglio 1820, nella guarnigione di Nola, gli ufficiali di cavalleria Michele Morelli e Giuseppe Silvati promuovono un pronunciamento militare che raccoglie il sostegno delle truppe comandate dal generale Guglielmo Pepe.

Incapace di fermare l'avanzata dei reparti ribelli verso Napoli, il re Ferdinando I di Borbone giura fedeltà a una carta modellata sulla Costituzione di Cadice. La tenuta del nuovo governo liberale napoletano viene immediatamente compromessa dall'apertura di un fronte interno in Sicilia:

  • La popolazione e il ceto baronale di Palermo insorgono contro il centralismo borbonico, rivendicando il ripristino dell'autonomia storica dell'isola e proclamando la secessione da Napoli.
  • Il parlamento costituzionale napoletano nega il diritto all'indipendenza siciliana e invia sull'isola un corpo di spedizione per reprimere con la forza il moto autonomista, privandosi di truppe indispensabili per difendere i confini settentrionali del regno.
Ritratto di patriota in carcere.
Ritratto di patriota in carcere.

Il tradimento al Congresso di Lubiana e la Battaglia di Rieti-Antrodoco

Nel gennaio 1821, le potenze della Santa Alleanza convocano il Congresso di Lubiana per esaminare la crisi italiana. Ferdinando I ottiene dal parlamento di Napoli l'autorizzazione a partire dopo aver promesso solennemente di rappresentare e difendere la Costituzione appena concessa. Giunto davanti ai sovrani alleati, il monarca borbonico rinnega il giuramento e sollecita l'intervento armato dell'Austria per abbattere il governo costituzionale.

Il governo di Vienna affida la spedizione punitiva a un corpo d'armata di 14.000 soldati guidato dal generale Johann Maria Philipp Frimont. Tra il 7 e il 10 marzo 1821, lungo il confine tra lo Stato Pontificio e l'Abruzzo, l'esercito austriaco affronta i 10.000 uomini delle milizie costituzionali napoletane comandate da Guglielmo Pepe nella Battaglia di Rieti-Antrodoco (indicata nelle fonti anche come Battaglia di Colle di Lesta), registrata dalla storiografia come la prima battaglia campale del Risorgimento italiano.

Dopo una tenace resistenza iniziale nella giornata del 7 marzo 1821, le file napoletane subiscono pesanti defezioni e sbandamenti tra l'8 e il 9 marzo, costringendo i superstiti di Pepe a ripiegare sulle montagne il 10 marzo 1821 di fronte alla superiorità numerica asburgica. Le truppe di Frimont occupano Napoli, abrogano la Costituzione e restaurano il potere assoluto di Ferdinando I, che ricompensa il comandante austriaco con il titolo di Principe di Antrodoco e fa eseguire la condanna a morte per impiccagione dei tenenti Morelli e Silvati.

L'insurrezione del marzo 1821 in Piemonte e la Battaglia di Novara

Nello stesso mese di marzo 1821, la notizia che il grosso dell'esercito austriaco è impegnato a sud contro Napoli spinge i carbonari e i Federati piemontesi a insorgere nel Regno di Sardegna. Il programma dei cospiratori subalpini punta a ottenere la Costituzione e a spingere l'esercito sabaudo oltre il fiume Ticino per liberare il Lombardo-Veneto dal dominio austriaco.

Lo scoppio dell'ammutinamento militare ad Alessandria nel marzo 1821 provoca una paralisi ai vertici della dinastia sabauda:

  • Il sovrano Vittorio Emanuele I, contrario a concedere riforme liberali e restio a ordinare il fuoco sui propri ufficiali, abdica nella notte tra il 12 e il 13 marzo 1821 in favore del fratello Carlo Felice.
  • Trovandosi Carlo Felice fuori dai confini del regno, presso la corte di Modena, la reggenza provvisoria viene assunta dal giovane principe Carlo Alberto di Savoia Carignano, che nei mesi precedenti aveva mostrato aperture verso i circoli liberali.
  • Per evitare il precipitare della rivolta a Torino, Carlo Alberto promulga la Costituzione di Cadice.
  • Da Modena, Carlo Felice dichiara nullo l'atto del nipote, intima a Carlo Alberto di abbandonare la capitale per raggiungere le truppe realiste concentrate a Novara e richiede l'intervento militare dell'Austria.

Abbandonati dal reggente, gli insorti costituzionali vengono affrontati l'8 aprile 1821 nella Battaglia di Novara dalle truppe regie piemontesi guidate dal generale Vittorio Amedeo Sallier de La Tour, appoggiate dai reparti austriaci del generale Bubna.

La disfatta dei liberali apre una stagione di processi sommari e condanne in Piemonte e in Lombardia, costringendo i capi superstiti alla via dell'esilio.

I Moti del 1830-31: L'illusione di Ciro Menotti

Dopo un decennio di stasi imposto dalla vigilanza della Santa Alleanza, una nuova crisi rivoluzionaria esplode in Francia nel luglio 1830.

A Parigi, la borghesia liberale e il popolo insorgono contro i decreti liberticidi emanati dal re Carlo X di Borbone, costringendo il monarca alla fuga e ponendo fine alla dinastia borbonica di Francia.

La corona viene affidata a Luigi Filippo d'Orléans, che inaugura la monarchia costituzionale del "Giusto Mezzo" (gennaio 1831), fondata sull'alleanza con l'alta borghesia finanziaria e sul distacco diplomatico dalla Santa Alleanza.

Per rassicurare i movimenti liberali europei, il governo parigino proclama il principio del non intervento, impegnandosi a garantire che nessuna potenza straniera reprima le scelte politiche interne di altri Stati.

Nell'agosto 1830 la scintilla francese si propaga a Bruxelles, portando al distacco e all'indipendenza del Belgio dal Regno dei Paesi Bassi.

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La congiura di Modena e il doppio gioco di Francesco IV d'Este

Le dichiarazioni francesi sul non intervento e la morte di Papa Pio VIII nel novembre 1830, che apre una fase di sede vacante e di indebolimento del potere centrale nello Stato Pontificio, creano le premesse per l'insurrezione nei ducati padani e nelle Legazioni pontificie.

Il centro organizzativo della cospirazione si colloca nel Ducato di Modena, dove il patriota e imprenditore Ciro Menotti, coadiuvato da Enrico Misley, istituisce nel dicembre 1830 una rete di comitati clandestini tra l'Emilia e la Romagna. Nel manifesto programmatico intitolato "Idee per organizzare delle intelligenze fra tutte le città d'Italia", inviato agli esuli italiani in Francia, Menotti delinea il progetto di una monarchia costituzionale unitaria e indipendente con capitale a Roma.

La strategia di Ciro Menotti poggia su un accordo segreto stipulato con lo stesso sovrano di Modena, il duca Francesco IV d'Asburgo-Este:

  • Nonostante il proprio orientamento assolutista e i legami dinastici con la casa d'Austria, Francesco IV coltiva l'ambizione di sfruttare i moti liberali per espandere i propri possedimenti e cingere la corona di un regno dell'Italia centro-settentrionale.
  • Il duca protegge i preparativi di Menotti finché confida nel sostegno della Francia di Luigi Filippo contro un eventuale veto austriaco.
  • All'inizio del 1831, quando il cancelliere Metternich chiarisce che Vienna schiaccerà con la forza qualsiasi rivolta in Italia e il governo francese segnala che non entrerà in guerra per difendere i patrioti italiani, Francesco IV ribalta la propria posizione per accreditarsi presso l'Austria come difensore dell'ordine.

La notte del 3 febbraio 1831, poche ore prima dell'orario fissato per l'insurrezione, Francesco IV guida personalmente i soldati ducali ad assediare la casa di Ciro Menotti a Modena, costringendo i 40 congiurati asserragliati nell'edificio alla resa e traendo in arresto il capo della rivolta.

Lo Stato delle Province Unite Italiane e la resa di Ancona

Il colpo di mano repressivo di Francesco IV soffoca sul nascere il moto a Modena, senza riuscire a fermare la sollevazione già predisposta nei territori limitrofi. Il 4 febbraio 1831 insorge Bologna, costringendo il pro-legato pontificio a cedere i poteri a una Commissione provvisoria. Tra il 5 febbraio e i giorni successivi la ribellione dilaga a Parma, Modena, Ferrara, Ravenna, Forlì, Rimini, Ancona e Perugia. Travolto dall'estensione del moto, Francesco IV fugge da Modena per rifugiarsi nella piazzaforte austriaca di Mantova, portando con sé in catene il solo Ciro Menotti.

A differenza dei pronunciamenti militari del 1820-21, l'insurrezione del 1831 nell'Italia centrale vede la partecipazione attiva della borghesia civica, degli studenti e di settori del popolo urbano, dando vita a una strutturata esperienza di governo repubblicano:

  • La classe dirigente bolognese imposta la rivolta su basi legaliste, presentando la fine dell'amministrazione ecclesiastica come la legittima riappropriazione dei diritti storici cittadini calpestati dalla Restaurazione.
  • L'8 febbraio 1831 il governo provvisorio dichiara decaduto il potere temporale del Papa su Bologna, mentre il 13 febbraio 1831 la rottura col passato viene sancita issando il Tricolore sulla Torre degli Asinelli, schierando 1.000 uomini della Guardia Nazionale in Piazza Maggiore, sparando 101 colpi di cannone a salve e coniando moneta autonoma in scudi e baiocchi bolognesi.
  • Il 4 marzo 1831, i delegati delle città liberate dell'Emilia, della Romagna, delle Marche e dell'Umbria, riuniti nel Palazzo del Podestà di Bologna, approvano lo Statuto Costituzionale delle Province Unite Italiane, istituendo una repubblica parlamentare con capitale Bologna.
  • La presidenza del governo viene affidata al giurista Giovanni Vicini, affiancato da Leopoldo Armaroli (Giustizia), Terenzio Mamiani della Rovere (Interni), Lodovico Sturiani (Finanze), Francesco Orioli (Istruzione) e Antonio Silvani (revisione dei codici in senso liberale).
  • L'organizzazione militare viene affidata al comandante della Guardia Civica Alessandro Guidotti e al generale di origine polacca Giuseppe Grabinski, incaricato di coordinare l'esercito popolare.

La sopravvivenza delle Province Unite Italiane dipende dall'applicazione del principio del non intervento promesso da Parigi.

Quando Luigi Filippo d'Orléans conferma la propria neutralità di fronte alle mosse di Metternich, l'esercito austriaco comandato nuovamente dal generale Johann von Frimont invade i ducati emiliani e le Legazioni pontificie.

Nonostante la resistenza opposta dai volontari in campo aperto, la disparità di forze costringe il governo di Giovanni Vicini a ripiegare nelle Marche e a firmare la capitolazione di Ancona il 26 marzo 1831 nelle mani del cardinale Benvenuti, atto dal quale il solo Terenzio Mamiani ritira la propria firma.

La restaurazione dei troni assoluti tra l'aprile e il luglio 1831 si accompagna a una feroce repressione giudiziaria. Rientrato a Modena sotto scorta austriaca, Francesco IV rifiuta ogni clemenza e fa giustiziare Ciro Menotti mediante impiccagione il 23 maggio 1831.

Nel luglio 1831 i soldati austriaci saccheggiano l'abitazione della famiglia Menotti, mentre il duca instaura fino al 1834 un regime di terrore poliziesco coadiuvato dal reazionario Principe di Canosa e segnato dai processi politici Ricci e Mattioli. Nello Stato Pontificio, la ripresa delle agitazioni liberali in Romagna viene stroncata dall'invio di 5.000 soldati papali che sconfiggono i patrioti a Cesena nella Battaglia del Monte (22 gennaio 1832) e occupano Rimini e Forlì.

Perché la Carboneria fallì?

Il crollo consecutivo dei moti del 1820-21 e del 1830-31 segna l'esaurimento storico della Carboneria e delle società segrete come avanguardia del movimento risorgimentale. L'analisi delle due ondate insurrezionali evidenzia quattro difetti strutturali che resero inevitabile la sconfitta militare e politica dei cospiratori.

I quattro limiti strutturali delle società segrete

  • Segretezza assoluta e paralisi comunicativa: L'organizzazione gerarchica e clandestina delle "vendite" impediva la circolazione delle informazioni strategiche. I militanti di base ignoravano le finalità ultime dei vertici e l'uso di messaggi in codice ostacolò il coordinamento operativo tra le diverse piazze insorte, esponendo i congiurati alle infiltrazioni della polizia.
  • Estraneità delle masse popolari: Le insurrezioni furono concepite e guidate da una minoranza ristretta di borghesi, intellettuali e ufficiali. Le masse contadine e operaie, colpite dall'analfabetismo e concentrate sulla pura sopravvivenza economica quotidiana, rimasero indifferenti a obiettivi politici astratti quali la Costituzione o la libertà di stampa.
  • Dipendenza dai sovrani e dalla diplomazia straniera: I carbonari riposero sistematicamente la guida dei moti nelle mani di monarchi assoluti e reazionari (Ferdinando I, Carlo Alberto, Francesco IV) o confidarono nella protezione militare della Francia di Luigi Filippo, restando vittime del voltafaccia dei principi non appena si profilò l'intervento dell'Austria.
  • Frammentazione municipalista e programmatica: Mancò un centro direttivo nazionale capace di unificare gli sforzi. Nel 1820 i costituzionali di Napoli combatterono contro gli indipendentisti di Palermo; nel 1831 le gelosie municipali tra le città dell'Italia centrale ritardarono l'organizzazione di una difesa comune contro l'armata di Frimont.
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La svolta di Giuseppe Mazzini e la fondazione della Giovine Italia

Dalla critica radicale al metodo carbonaro nasce la proposta politica di Giuseppe Mazzini. Entrato giovanissimo nella Carboneria, arrestato nel 1830 e costretto all'esilio in Francia, Mazzini matura la convinzione che il riscatto nazionale italiano sia irrealizzabile attraverso il settarismo clandestino, le trame di corte e l'attesa di aiuti diplomatici esteri.

Nel luglio 1831, durante l'esilio a Marsiglia, Mazzini fonda la Giovine Italia, un'organizzazione politica di tipo nuovo che sostituisce ai rituali settari quattro principi operativi destinati a trasformare il Risorgimento:

  • Trasparenza e pubblicità del programma: Pur mantenendo segreti i nomi degli iscritti per tutelarli dalla repressione poliziesca, la Giovine Italia rende pubblico il proprio statuto attraverso opuscoli e giornali a stampa, affinché ogni cittadino conosca gli scopi della rivoluzione.
  • Educazione e mobilitazione del popolo: L'insurrezione deve assumere il carattere di una guerra di popolo; spetta agli intellettuali educare le masse urbane e rurali alla coscienza nazionale, per quanto l'arretratezza economica delle campagne continuerà a ostacolare l'adesione contadina ai moti mazziniani fino allo scioglimento dell'organizzazione nel marzo 1848.
  • Autonomia dell'iniziativa italiana: Il movimento rifiuta qualsiasi alleanza con i sovrani della penisola e con le potenze straniere, affermando che la liberazione nazionale deve compiersi con le sole forze del popolo italiano.
  • Progetto unitario e repubblicano: Superando il federalismo regionale e i compromessi monarchico-costituzionali del decennio precedente, Mazzini individua come unico obiettivo la costituzione di un'Italia una, libera, indipendente e repubblicana.

Tabella di Sintesi dei Moti del 1820-21 e del 1830-31

Tabella di Sintesi dei Moti del 1820-21 e del 1830-31
Tabella di Sintesi dei Moti del 1820-21 e del 1830-31
Data Chiave Area Geografica Personaggi Principali Fazioni Contrapposte Eventi ed Esito Storico
Gennaio 1820 – 1823 Spagna (Cadice) Ferdinando VII Ufficiali liberali vs Corona spagnola e Quadruplice Alleanza Ripristino della Costituzione di Cadice (1820); repressione militare eseguita dalla Francia (1823) e ritorno all'assolutismo.
Luglio 1820 – Marzo 1821 Regno delle Due Sicilie (Nola, Napoli, Palermo) Michele Morelli, Giuseppe Silvati, Guglielmo Pepe, Ferdinando I, Johann von Frimont Carboneria e governo costituzionale vs Borbone, separatisti siciliani e Austria Concessione della Costituzione; rivolta separatista a Palermo; sconfitta di Pepe nella Battaglia di Rieti-Antrodoco (7-10 marzo 1821) e impiccagione di Morelli e Silvati.
Marzo – Aprile 1821 Regno di Sardegna (Alessandria, Torino, Novara) Vittorio Emanuele I, Carlo Felice, Carlo Alberto, Sallier de La Tour, Bubna Carboneria e Federati vs Esercito realista sabaudo e Santa Alleanza Abdicazione di Vittorio Emanuele I; reggenza di Carlo Alberto e concessione della Costituzione; sconfitta dei liberali nella Battaglia di Novara (8 aprile 1821).
1821 – 1829 Grecia Patrioti greci, principe bavarese Indipendentisti greci e potenze europee vs Impero Ottomano Guerra d'indipendenza greca conclusa con il Trattato di Adrianopoli (1829), unico successo dei moti degli anni Venti.
Luglio – Agosto 1830 Francia (Parigi) e Belgio Carlo X, Luigi Filippo d'Orléans Borghesia liberale e popolo vs Monarchie della Restaurazione Fuga di Carlo X; monarchia costituzionale di Luigi Filippo e annuncio del principio del non intervento; indipendenza del Belgio.
Febbraio – Maggio 1831 Ducato di Modena, Parma e Stato Pontificio (Bologna, Ancona) Ciro Menotti, Francesco IV d'Este, Giovanni Vicini, Terenzio Mamiani, Johann von Frimont Carboneria e Province Unite Italiane vs Ducato estense, Stato Pontificio e Austria Arresto di Menotti (3 febbraio 1831); proclamazione delle Province Unite Italiane (4 marzo 1831); resa di Ancona (26 marzo 1831), impiccagione di Menotti (23 maggio 1831) e Battaglia del Monte a Cesena (22 gennaio 1832).
Luglio 1831 Marsiglia (Francia) Giuseppe Mazzini Democratici e repubblicani italiani vs Assolutismo e dominio austriaco Fondazione della Giovine Italia: superamento delle società segrete attraverso propaganda pubblica e obiettivo della Repubblica unitaria.
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Matteo Galavotti
A cura della Redazione

Matteo Galavotti

Studente di Storia

Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il terzo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.

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