Rivoluzione Francese: Riassunto Completo, Eventi e Protagonisti (1789-1799)

Tra il 1789 e il 1799, la Francia vive il decennio che cambierà per sempre la storia dell'Occidente. La Rivoluzione Francese non è solo la fine dell'Ancien Régime, ma un'epopea drammatica iniziata con gli Stati Generali e la Presa della Bastiglia. È il racconto di come un popolo sia passato dalla speranza della Monarchia Costituzionale alla tragedia della Repubblica e della decapitazione di Luigi XVI, attraversando gli anni bui del Terrore di Robespierre. Dopo il tentativo di stabilizzazione del Direttorio, sarà l'ascesa folgorante di Napoleone Bonaparte a chiudere il cerchio con il Colpo di Stato del 18 Brumaio.

Pubblicato: 07/02/2026

Ultima modifica: 07/02/2026

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Introduzione

Immaginate un mondo dove il destino di un uomo è scritto nel momento esatto della sua nascita. Se nasci nobile, comandi. Se nasci contadino, paghi. Non c'è via d'uscita, non c'è ascensore sociale. È un mondo immobile, cristallizzato, garantito dalla volontà di Dio. Poi, in un decennio frenetico, violento e straordinario, tutto questo va in pezzi.

La Rivoluzione Francese non è stata solo una rivolta per il pane o un cambio di governo. È stato lo spartiacque definitivo tra l'Età Moderna e l'Età Contemporanea. È il momento in cui i sudditi diventano cittadini, in cui la sovranità scende dal cielo e si incarna nel popolo. Ma è anche una tragedia greca fatta di sangue, tradimenti, ideali altissimi e massacri indiscriminati.

Questa è la cronaca di quei dieci anni che hanno sconvolto l'Europa, dal crollo dell'Ancien Régime all'ascesa di un generale corso che chiuderà la partita: Napoleone Bonaparte.

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Crisi del 1788 e Cause Scatenanti (Sintesi)

Per capire perché la polveriera francese prese fuoco, bisogna guardare al 1788. La Francia era una nazione strozzata dalle contraddizioni. Secondo lo storico Carlo Capra, mentre l'industria e il commercio erano cresciuti per mezzo secolo, l'agricoltura era rimasta arretrata, incapace di sfamare una popolazione passata da 22 a 28 milioni di abitanti.

L'avvento di Luigi XVI nel 1774 coincise con la fine della prosperità. Nel 1788, un raccolto disastroso fece schizzare il prezzo del pane alle stelle. I dati storici sono impietosi: i prezzi dei cereali aumentarono del 50%, mentre la disoccupazione dilagava. A questo si aggiungeva un deficit statale cronico, aggravato dalle spese per la guerra d'indipendenza americana.

Il re non poteva più tassare i contadini, ormai alla fame; doveva tassare i nobili e il clero. E loro dissero no. Fu lo stallo politico, unito alla fame, a costringere il Re a convocare gli Stati Generali.

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1789: Dagli Stati Generali alla Presa della Bastiglia

Tutto inizia il 5 maggio 1789 a Versailles. Gli Stati Generali si riuniscono in un clima surreale. Ci sono i tre ordini: Clero, Nobiltà e Terzo Stato (che rappresenta il 98% della nazione, dai ricchi borghesi ai poveri contadini). Il problema è matematico: si vota "per ordine" o "per testa"? Se si vota per ordine, Clero e Nobiltà vinceranno sempre 2 a 1. Se si vota per testa, il Terzo Stato, che ha più deputati, può cambiare la storia.

Il Re, indeciso e mal consigliato, fa chiudere la sala delle riunioni. È un errore fatale. I deputati del Terzo Stato si spostano in una sala vicina, adibita al gioco della pallacorda. Lì, il 20 giugno, compiono il primo atto rivoluzionario: il Giuramento della Pallacorda. Giurano di non separarsi finché non avranno dato alla Francia una Costituzione. Non sono più sudditi convocati dal re: sono l'Assemblea Nazionale.

14 Luglio 1789: Il popolo assalta la Bastiglia

Mentre a Versailles si discute, Parigi muore di fame. Il Re commette il secondo errore: licenzia Necker, il ministro delle finanze amato dal popolo, e fa circondare Parigi da truppe mercenarie straniere. La paura di un complotto aristocratico per affamare la città diventa panico.

Il 14 luglio, una folla di artigiani e bottegai cerca polvere da sparo. Si dirige verso la Bastiglia, una cupa fortezza medievale usata come prigione. È un simbolo del potere arbitrario del Re, anche se dentro ci sono solo sette detenuti.

Il governatore della fortezza, De Launay, cerca di trattare, poi ordina di aprire il fuoco. Cento insorti muoiono. Ma la folla è incontenibile, arrivano cannoni, e la fortezza capitola. Il destino di De Launay è segnato: trascinato fuori, viene massacrato. La sua testa viene tagliata con un coltello e infilzata su una picca, portata in trionfo per le vie di Parigi. È l'immagine battesimale della violenza rivoluzionaria.

La Grande Paura e l'abolizione del regime feudale

L'incendio si sposta nelle campagne. Tra luglio e agosto, si diffonde la "Grande Paura".

I contadini, terrorizzati da voci di briganti assoldati dai nobili per distruggere i raccolti, giocano d'anticipo. Assaltano i castelli signorili. Non cercano l'oro, cercano la carta. Bruciano gli archivi feudali, i documenti che sanciscono la loro servitù secolare.

Sotto questa pressione, la notte del 4 agosto, l'Assemblea Nazionale abolisce il regime feudale. L'Ancien Régime muore giuridicamente quella notte. Poche settimane dopo, il 26 agosto, viene approvata la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti.

Ma il Re rifiuta di firmare i decreti. Ci penseranno le donne di Parigi, il 5 ottobre, a marciare sotto la pioggia fino a Versailles, invadendo la reggia e costringendo Luigi XVI a trasferirsi a Parigi, al palazzo delle Tuileries. Il Re è ora ostaggio del suo popolo.

1790-1792: La Monarchia Costituzionale e la crisi

Per due anni, la Francia prova a essere una monarchia costituzionale. Si riorganizza il territorio in 83 dipartimenti, si nazionalizzano i beni della Chiesa per pagare il debito (creando gli "assegnati"), e si impone ai preti un giuramento di fedeltà allo Stato. Ma il cuore del problema è Luigi XVI.

È un uomo debole, profondamente cattolico, che vive la Rivoluzione come una violenza sacrilega. Mentre finge di collaborare, tiene contatti segreti con le corti straniere sperando in un'invasione che lo liberi.

Giugno 1791: La Fuga di Varennes

La notte tra il 20 e il 21 giugno 1791, la famiglia reale fugge dalle Tuileries vestita da borghesi. Vogliono raggiungere i confini orientali, dove ci sono truppe fedeli. Ma a Varennes, un mastro di posta, Jean-Baptiste Drouet, riconosce il Re (probabilmente dall'effigie su una moneta). La carrozza viene bloccata.

Il ritorno a Parigi è un funerale della monarchia. La folla osserva il passaggio della carrozza in un silenzio glaciale. Nessuno si toglie il cappello. Il mito della sacralità reale è infranto: il "padre" della nazione ha tentato di abbandonare i "figli".

La Guerra all'Austria e la fine della Monarchia

Nell'aprile 1792, la Francia dichiara guerra all'Austria. È una mossa suicida voluta dai Girondini (rivoluzionari che volevano esportare la libertà) e paradossalmente sperata dal Re (che sognava la sconfitta della Francia per essere restaurato dagli austriaci).

Presa del palazzo delle Tuileries, Jean Duplessis-Bertaux, 1793
Presa del palazzo delle Tuileries, Jean Duplessis-Bertaux, 1793

L'esercito francese, disorganizzato, crolla. I prussiani minacciano di distruggere Parigi se il Re verrà toccato (Manifesto di Brunswick). Per i parigini è la prova del tradimento. Il 10 agosto 1792, una folla di sanculotti e federati assalta il palazzo delle Tuileries.

Luigi XVI si rifugia presso l'Assemblea Legislativa, mentre le sue Guardie Svizzere vengono massacrate nel cortile (circa 600 morti). La monarchia è finita. Viene indetta una nuova assemblea, la Convenzione Nazionale, eletta a suffragio universale.

1793: La Prima Repubblica e la condanna di Luigi XVI

Il 21 settembre 1792 viene proclamata la Repubblica. Ma cosa farne del Re? La Convenzione è spaccata. Da una parte i Girondini, rappresentanti della borghesia provinciale, moderati, che temono la piazza parigina. Dall'altra i Montagnardi (Giacobini), guidati da Robespierre, Danton e Marat, che vogliono la rottura totale col passato.

Per Robespierre e il giovane Saint-Just, il Re non può essere giudicato: deve essere punito come un nemico straniero. "Luigi deve morire perché la patria viva".

La scoperta di un "armadio di ferro" alle Tuileries pieno di documenti che provano il doppio gioco del Re segna la sua condanna. Il 21 gennaio 1793, Luigi XVI sale sul patibolo in Place de la Révolution. Cerca di parlare alla folla: "Muoio innocente dei delitti di cui mi si accusa...", ma il rullare dei tamburi copre la sua voce.

La lama scende. Il boia Sanson mostra la testa al popolo. Alcuni cittadini si precipitano sotto il patibolo per intingere i fazzoletti nel sangue reale, come reliquie macabre di un mondo che non esiste più.

1793-1794: Il Regime del Terrore e Robespierre

L'esecuzione del Re scatena l'Europa. Nasce una coalizione di potenze (Inghilterra, Austria, Prussia, Spagna) decise a schiacciare la Repubblica. In più, all'interno, scoppia la guerra civile: la regione della Vandea, cattolica e monarchica, insorge violentemente contro Parigi.

La Repubblica è assediata da fuori e pugnalata da dentro. La risposta dei Montagnardi è spietata: serve un governo di emergenza. Nasce il Comitato di Salute Pubblica.

Inizia il Terrore. Non è solo caos, è un sistema burocratico di eliminazione dei nemici. La "Legge dei Sospetti" permette di arrestare chiunque non abbia dimostrato abbastanza "attaccamento alla Rivoluzione". La ghigliottina lavora a pieno ritmo. A guidare tutto c'è Maximilien Robespierre, l'Incorruttibile. Un uomo che crede nella Virtù con un fanatismo religioso. Per lui, il Terrore è solo "la giustizia pronta, severa, inflessibile".

La Morte di Marat, David 1793
La Morte di Marat, David 1793
  • Marat viene assassinato nella sua vasca da bagno da Charlotte Corday, una girondina, diventando il "martire" della violenza rivoluzionaria.

  • Maria Antonietta segue il marito sul patibolo nell'ottobre 1793, dopo un processo umiliante.

  • I Girondini vengono sterminati.

Ma la ghigliottina ha fame. Nel 1794, Robespierre colpisce anche i suoi ex alleati. Manda a morte gli estremisti (Hebertisti) e poi gli "Indulgenti", guidati da Georges Danton. Danton, l'uomo che aveva salvato la Francia nel 1792, colui che aveva l'audacia nel sangue. Salendo al patibolo, dirà al boia: "Mostra la mia testa al popolo, ne vale la pena".

1795-1799: Il Direttorio e la Reazione Termidoriana

Nell'estate del 1794, la Francia è stanca del sangue. La vittoria militare di Fleurus allontana la paura dell'invasione, rendendo il Terrore ingiustificabile. La paura unisce i deputati della Convenzione contro Robespierre. Il 9 Termidoro (27 luglio 1794), Robespierre viene messo sotto accusa. Cerca di suicidarsi (o viene colpito, le fonti divergono), fracassandosi la mascella. Il giorno dopo, viene trascinato alla ghigliottina. Con la sua morte, il Terrore finisce.

La Francia tira un sospiro di sollievo. Torna la voglia di vivere. È il momento della "Gioventù Dorata" (la jeunesse dorée), giovani borghesi che ostentano lusso e abiti eccentrici per esorcizzare gli anni cupi dell'egualitarismo forzato.

Nasce un nuovo regime, il Direttorio. È una repubblica più moderata, borghese, che toglie il voto ai poveri. Ma è un regime debole, incredibilmente corrotto e instabile, minacciato sia dai monarchici che vogliono tornare indietro, sia dai giacobini che vogliono tornare al '93.

Per sopravvivere, il Direttorio ha bisogno di una sola cosa: l'Esercito. E l'esercito ha un nuovo, brillante eroe. Un generale corso di nome Napoleone Bonaparte, che sta compiendo miracoli in Italia.

Napoleone Bonaparte valica il Gran San Bernardo, David 1800-1803
Napoleone Bonaparte valica il Gran San Bernardo, David 1800-1803

18 Brumaio: Il Colpo di Stato di Napoleone e la fine della Rivoluzione

La Rivoluzione è iniziata con la ricerca della libertà, ma sta per finire con la ricerca dell'ordine. Nel 1799, l'abate Sieyès, membro del Direttorio, cerca una "spada" per compiere un colpo di stato e riformare il sistema. Sceglie Napoleone, appena tornato dall'Egitto.

Il 18 Brumaio (9 novembre 1799), Bonaparte prende il potere. I deputati vengono dispersi dalle baionette. Viene istituito il Consolato. Napoleone, con la sua solita lucidità tagliente, pronuncia l'epitaffio di un decennio straordinario:

"Cittadini, la rivoluzione è fissata ai principi che l'hanno avviata, essa è conclusa."

L'Ancien Régime non tornerà mai più. Ma la Repubblica democratica è morta. Sta per iniziare l'era dell'Impero.


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Matteo Galavotti

Studente di Storia

Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.

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