Per scoprire cosa hanno copiato i Romani dagli Etruschi bisogna guardare ai fondamenti stessi dell'Impero. I Romani, conquistatori spietati, assorbirono dai vinti i simboli del potere supremo (la sella curule, i fasci dei littori), il rito del trionfo militare, le origini del teatro e l'intera e infallibile "scienza" divinatoria degli aruspici.
Il generale sfila per le vie di Roma. La folla urla, i prigionieri in catene abbassano lo sguardo. Il trionfatore indossa un mantello di porpora, siede su un carro sfarzoso e dodici uomini armati di fasci di verghe gli aprono la strada. È l'immagine perfetta della romanità assoluta, la quintessenza del potere dei Cesari.
Eppure, in questa scena scenografica e brutale, di puramente "romano" non c'è quasi nulla.
Quel generale, senza saperlo, sta recitando un copione scritto dai suoi nemici giurati. I Romani amavano presentarsi come civilizzatori del mondo, ma la verità storica è molto più complessa e affascinante. L'Impero Romano girava su un "sistema operativo" culturale che era stato sviluppato secoli prima nell'Italia centrale, da un popolo che Roma aveva annientato militarmente: gli Etruschi.
Tra il V e il III secolo a.C., la Repubblica Romana inizia la sua inarrestabile espansione. L'Etruria è il primo grande ostacolo. Nel 396 a.C., dopo un assedio logorante, cade la potentissima città di Veio. È l'inizio della fine per il dominio etrusco sulla penisola.
Ma i Romani sono un popolo contadino, soldati straordinariamente pragmatici e privi di grandi sovrastrutture filosofiche. Quando si scontrano con le raffinate città-stato etrusche, restano abbagliati. Si rendono conto che per governare un vasto territorio non basta saper usare il gladio: serve un'estetica del potere.
Invece di distruggere le istituzioni dei vinti, i Romani fanno una mossa geniale: le rubano, le fanno proprie e le marchiano con il sigillo di Roma. I patrizi romani sapevano perfettamente di avere un debito immenso verso i loro vicini.
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Per incutere terrore e rispetto, un leader deve apparire inarrivabile. Gli Etruschi lo sapevano bene, ed è da loro che Roma preleva in blocco gli insignia imperii, i simboli tangibili del comando supremo.
Se un console romano vi sembra maestoso, lo deve a un sarto o a un artigiano etrusco. Analizziamo questo "furto" pezzo per pezzo:
Il Trionfo: L'idea di celebrare una vittoria sfilando su un carro, indossando la veste purpurea (toga picta) e con la faccia dipinta di rosso, è un rito di pura ascendenza etrusca.
La Sella Curule: Lo scranno pieghevole d'avorio su cui sedevano i magistrati romani dotati di imperium (il potere di vita e di morte) è un prestito diretto dal mobilio aristocratico etrusco.
I Dodici Littori: Avete presente le guardie del corpo dei consoli, armate di verghe e scuri (i fasces)? Erano sempre dodici. Non è un numero casuale: riflette esattamente l'organizzazione politica dei vinti, ovvero la Dodecapoli, l'antica lega delle dodici città principali dell'Etruria.
Se i Romani amavano follemente gli spettacoli pubblici, anche in questo caso la scintilla partì da nord. I giochi spettacolari organizzati a Roma in onore dei morti o durante le grandi festività pubbliche derivano direttamente dalle usanze funebri etrusche.
Lo storico Tito Livio ci racconta un dettaglio clamoroso: nel IV secolo a.C., per placare un'epidemia e organizzare i primi veri giochi scenici, i Romani dovettero far arrivare degli esperti direttamente dall'Etruria.
E c'è di più. La parola latina che usiamo ancora oggi per indicare l'individuo o la maschera teatrale, persona, non è latina. Deriva da Phersu, una misteriosa e spaventosa figura demoniaca etrusca legata al mondo dell'oltretomba e ai sanguinosi giochi funebri. Il nostro concetto di "personalità" nasce dall'incubo di un antico rito etrusco.
Ma c'è un campo in cui la supremazia etrusca fu così schiacciante da trasformarsi in una vera e propria tirannia psicologica su Roma: la religione.
Leggi questo approfondimento sulla Religione degli Etruschi.
Tito Livio ammette senza peli sulla lingua che gli Etruschi erano, tra tutti i popoli conosciuti, i più legati alla religione. La loro non era semplice devozione, era una vera e propria disciplina scientifica, codificata in testi sacri dettati dalla ninfa Vegoia.
I Romani ne erano letteralmente terrorizzati. Credevano fermamente che l'arte etrusca di interpretare il volere divino fosse infallibile. Roma assorbe quindi rituali, feste e persino divinità, tramutando per esempio l'etrusca Uni in Giunone, o Maris in Marte.
Per governare il fato, il Senato romano crea un collegio ufficiale e stipendiato, formato esclusivamente da sacerdoti stranieri: l'ordo LX haruspicum (l'ordine dei sessanta aruspici).
L'intera macchina politica di Roma era ostaggio di questi indovini. Nessuna legge veniva votata, nessun esercito marciava in battaglia senza aver prima consultato gli auspicia (il volo degli uccelli) o le viscere degli animali sacrificali, un'arte nota come aruspicina.
I leader politici facevano a gara per avere il miglior indovino etrusco come consigliere personale. Fu proprio uno di loro, il celebre aruspice Spurinna di Tarquinia, a fermare Giulio Cesare ammonendolo di guardarsi dalle idi di marzo del 44 a.C. Cesare ignorò il consiglio dell'etrusco e finì pugnalato a morte ai piedi della statua di Pompeo.
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Il Passaggio di Conoscenze |
L'Invenzione Etrusca |
L'Adozione Romana |
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Simboli del Potere |
Vesti purpuree e carro trionfale per i Lucumoni. |
Rito del Trionfo militare per generali e imperatori. |
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Istituzioni |
I 12 delegati della lega Dodecapoli. |
I 12 Littori con i fasci che precedono i Consoli. |
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Intrattenimento |
Giochi funebri e la maschera del demone Phersu. |
I Ludi scenici e la nascita della parola persona. |
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Divinazione |
Lettura del fegato e del volo degli uccelli. |
L'Ordo haruspicum e il vincolo degli Auspicia per ogni legge. |
Cosa rimane di un popolo quando le sue mura vengono abbattute e le sue miniere confiscate? Nel caso degli Etruschi, rimane tutto.
Mentre la lingua etrusca moriva lentamente, diventando nei primi secoli dell'Impero un passatempo esotico per giovani aristocratici romani (l'imperatore Claudio scriverà addirittura un mastodontico dizionario etruscologico, purtroppo perduto), la loro essenza continuava a vivere nelle strade della capitale.
Ogni volta che un magistrato si sedeva sulla sua sedia d'avorio, ogni volta che un attore indossava una maschera, e ogni volta che un imperatore scrutava il cielo prima di dichiarare guerra a un mondo lontano, l'Etruria continuava a governare.
Politicamente annientati, gli Etruschi misero a segno la vendetta più elegante della storia: costringere i padroni del mondo a comportarsi esattamente come loro.
Studente di Storia
Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.
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