Il sistema di datazione e cronologia nell'antica Roma non prevedeva l'anno zero o l'era cristiana. I Romani calcolavano gli anni dando loro il nome dei consoli in carica (magistrati eponimi), basandosi sulla presunta fondazione della città (ab urbe condita) o sui cicli di mercato agricolo (nundinae). Il calendario romano era, prima della riforma di Cesare, uno strumento di puro potere politico.
Immaginate di trovarvi nel Foro Romano in una mattina affollata. Sentite i banditori urlare le nuove leggi, i contadini mercanteggiare il prezzo del grano, l'odore forte di terra e sudore misto all'incenso dei templi. Fermate un passante e chiedetegli in che anno vi trovate. Vi guarderà come un pazzo.
Non vi risponderà mai: "Siamo nel 63 avanti Cristo". L'idea di un conto alla rovescia verso un evento futuro, per lui, semplicemente non ha senso. Vi risponderà con orgoglio civico: "Siamo nell'anno in cui sono consoli Marco Tullio Cicerone e Caio Antonio Ibrida".
Nell'antica Roma, il tempo non era una fredda sequenza matematica. Era politica, era potere, era carne e sangue delle istituzioni.
La nostra abitudine quotidiana di dividere la storia tra a.C. e d.C. (avanti e dopo Cristo) è, storicamente parlando, un'invenzione molto recente. Nessun antico romano l'ha mai utilizzata.
L'era "cristiana" o "volgare" nasce dalla mente di Dionigi il Piccolo, un colto monaco scita vissuto a cavallo tra il V e il VI secolo d.C. Ma attenzione: il sistema di Dionigi fissava la nascita di Cristo come punto di partenza solo per gli eventi successivi. Tutto ciò che era accaduto prima veniva ancora calcolato a partire dalla mitica creazione del mondo.
L'idea geniale, ma controintuitiva, di contare gli anni "all'indietro" per l'era precristiana si diffuse soltanto nel corso del XVIII secolo. Fu l'Illuminismo europeo a imporre questa linea del tempo unificata. Prima di allora, come facevano i Romani a non perdersi nella storia?
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Fin dall'inizio dell'età repubblicana, Roma adotta un sistema profondamente politico: l'anno prende il nome da chi lo governa.
Ogni anno viene indicato menzionando i due consoli in carica, chiamati per questo magistrati eponimi (letteralmente: "che danno il nome"). Se ci pensiamo, è un sistema formidabile per cementare l'identità dello Stato nella mente dei cittadini. È come se oggi, invece di dire "nel 2024", dicessimo "nell'anno della presidenza di Mattarella".
I Greci, ossessionati dall'ordine cosmico e storico, fecero fatica a incastrare questa usanza locale romana con le loro misurazioni. Per creare una storia universale, gli storici ellenici dovettero costruire una complessa intelaiatura cronologica parallela, sincronizzando i consoli romani con le Olimpiadi greche e con le liste degli arconti di Atene. Un lavoro da veri scienziati del tempo.
Ma c'è un'altra dicitura che spesso associamo a Roma: ab urbe condita (dalla fondazione della città). Ecco un altro falso mito da sfatare. L'uomo della strada a Roma non la usava mai.
Questa datazione elitaria prese piede solo negli ambienti intellettuali verso la fine della Repubblica. Fu il grande erudito Marco Terenzio Varrone, in epoca cesariana, a fissare la "data varroniana" che usiamo ancora oggi: il 754-753 a.C. Varrone non aveva la macchina del tempo. Ricavò questa data in modo matematico e retrospettivo:
Fissò al 509 a.C. la cacciata di Tarquinio il Superbo e il primo anno della Repubblica (sincronizzandolo con eventi greci).
Attribuì d'ufficio 35 anni di regno a ciascuno dei leggendari sette Re di Roma.
Sommandoli (35 x 7 = 245), tornò indietro dal 509 a.C. e arrivò esattamente al 753 a.C.
Se contare gli anni era affare politico, gestire i mesi era un terreno di scontro feroce.
Il calendario romano repubblicano (in vigore fino a Giulio Cesare) era uno strumento clamorosamente impreciso. Durava solo 355 giorni. Iniziava il primo di marzo (motivo per cui Settembre, Ottobre, Novembre e Dicembre portano ancora oggi i nomi del 7°, 8°, 9° e 10° mese) e fu anticipato al primo gennaio solo nel 153 a.C.
Mancavano all'appello più di 10 giorni all'anno rispetto al ciclo solare. Le stagioni scivolavano in avanti. Per evitare di mietere il grano in pieno inverno, i pontefici romani ricorrevano a un trucco: il mese intercalare.
Ad anni alterni, dopo le feste dei Terminalia (23 febbraio), infilavano a forza un mese extra di 22 o 23 giorni. Il problema? I pontefici erano politici. Se l'anno in corso era governato da consoli loro alleati, allungavano l'anno aggiungendo il mese intercalare. Se i consoli erano avversari, "dimenticavano" di inserirlo, accorciando loro il mandato. Una corruzione del tempo vera e propria.
Sotto questa sovrastruttura ufficiale, la vita del popolo romano, forte di origini contadine, batteva un ritmo diverso: quello delle nundinae.
Ogni otto giorni (il nono secondo il modo inclusivo romano di contare) i contadini lasciavano i campi e invadevano Roma per il mercato. Era il momento in cui la campagna si fondeva con la città. Sui calendari, ogni giorno aveva una lettera dalla A alla H. I giorni "A" erano le nundinae.
Questo ciclo di 8 giorni divenne un pilastro democratico contro la tirannia. Nel 98 a.C., la Lex Caecilia Didia rese obbligatorio il trinundinum: un intervallo di tre mercati (circa 24 giorni) che doveva obbligatoriamente passare tra la proposta di una legge e la sua votazione, o tra la candidatura e l'elezione.
Niente leggi approvate di notte. Niente colpi di mano. Il popolo doveva avere il tempo materiale di scendere in città per tre mercati consecutivi, leggere la proposta affissa nel Foro, farsi un'idea e prepararsi a votare.
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Misurazione |
Antica Roma (Età Repubblicana) |
Mondo Moderno |
Funzione/Scopo antico |
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Calcolo dell'Anno |
Magistrati eponimi (es. Consolato di Cicerone) |
Numerazione (es. 2024 d.C.) |
Ancorare il tempo al potere politico esecutivo. |
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Origine del Tempo |
Ab urbe condita (753 a.C. - uso dotto) |
Nascita di Cristo (Anno 1) |
Esaltare la continuità e la sacralità di Roma. |
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Durata anno solare |
355 giorni + Mese Intercalare arbitrario |
365 giorni + Anno bisestile |
Riallineamento alle stagioni (spesso manipolato). |
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Settimana lavorativa |
Ciclo di 8 giorni (Nundinae da A ad H) |
Ciclo di 7 giorni (Lunedì-Domenica) |
Fissare i mercati per gli scambi agroalimentari. |
Questo caos cronologico non poteva reggere un dominio che andava dalla Spagna alla Siria. Nel 46 a.C., Giulio Cesare, con l'aiuto di astronomi alessandrini, spazzò via i mesi intercalari politici e impose il calendario giuliano di 365 giorni (quello che, con lievi modifiche, usiamo ancora oggi).
Con l'arrivo dell'Età Imperiale, anche il modo di contare gli anni subì una metamorfosi. Gli storici continuarono testardamente a citare i consoli. Ma sulle pietre, nei testi epigrafici incisi nel marmo per l'eternità, si impose un nuovo ritmo assoluto.
Gli anni iniziarono a essere contati in base al numero dei rinnovi dei poteri tribunizi (tribunicia potestas) dell'imperatore in carica. Il tempo di Roma non apparteneva più alle elezioni repubblicane, ma batteva al ritmo del cuore e del respiro di un solo uomo al comando.
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