Il Concilio di Clermont (novembre 1095) è l'evento storico in cui Papa Urbano II, in risposta alla minaccia dei Turchi Selgiuchidi, lanciò l'appello per la Prima Crociata. In questo articolo analizziamo le cause e le conseguenze del sinodo che portò al celebre grido "Deus Vult", mobilitando l'Europa medievale per la liberazione di Gerusalemme e del Santo Sepolcro.
Pubblicato: 16/01/2026
Ultima modifica: 16/01/2026
Non possiamo capire cosa accadde in quei giorni fatidici di fine novembre se non guardiamo prima fuori dalla finestra della storia. Siamo nel 1095. L'Europa non è quel luogo statico e buio che spesso immaginiamo quando pensiamo al Medioevo. Al contrario, è un continente in piena ebollizione.
C'è una crescita demografica impetuosa, un'economia che ricomincia a girare e, soprattutto, c'è una classe sociale, quella dei cavalieri, che è inquieta, aggressiva e in cerca di fortuna. I figli cadetti delle famiglie nobili non ereditano terre e devono cercarsi un posto nel mondo con la spada. Fino a quel momento, lo avevano fatto combattendosi l'un l'altro o servendo come mercenari in Spagna o nel Sud Italia. Ma l'aria sta cambiando.
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💬 Unisciti al Canale →È in questo contesto vibrante che Papa Urbano II decide di convocare un concilio a Clermont, nel ducato d'Aquitania. Dal 18 al 28 novembre 1095, circa trecento ecclesiastici si riuniscono per discutere i problemi della Chiesa.
All'apparenza, sembra ordinaria amministrazione. I temi sul tavolo sono quelli classici della Riforma cluniacense:
La lotta alla simonia (la vendita delle cariche ecclesiastiche).
Il divieto del matrimonio per i preti.
La questione delle investiture laiche.
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Attiva la prova gratis →Ma c'è di più. Urbano II non è un papa che si nasconde. Ha il coraggio di sfidare i potenti del suo tempo. Proprio durante il concilio, conferma una decisione clamorosa: la scomunica di Re Filippo I di Francia.
Il motivo? Un intreccio degno di una soap opera moderna: il re aveva ripudiato la legittima moglie per vivere nel peccato (adulterio) con Bertrada di Montfort. Scomunicare il re di Francia nel cuore della Francia stessa è un atto di forza straordinario.
Inoltre, il Papa ribadisce la Tregua di Dio. Di cosa si tratta? È il tentativo disperato della Chiesa di arginare la violenza endemica dei cavalieri, vietando i combattimenti in certi giorni della settimana e proteggendo donne, chierici e contadini. La Chiesa sta dicendo ai guerrieri: "Smettete di uccidervi tra cristiani". Ma se non possono combattere qui, dove andranno a scaricare la loro aggressività?
Ed è qui che la storia subisce una svolta imprevista. Il 27 novembre 1095, Urbano II esce dalla cattedrale e si rivolge alla folla. Non parla più solo di riforme o di re adulteri. Risponde a un grido d'aiuto che arriva da molto lontano.
L'imperatore di Bisanzio, Alessio I Comneno, aveva inviato una lettera disperata. I confini del suo impero stavano crollando sotto la pressione dei Turchi Selgiuchidi, che ormai erano arrivati a soli 100 chilometri da Costantinopoli. Non solo: giungevano notizie terrificanti (spesso ingigantite, ma efficaci) di pellegrini cristiani torturati e uccisi mentre cercavano di raggiungere la Terrasanta.
Urbano II unisce i puntini. Ha bisogno di pacificare l'Occidente violento e ha bisogno di aiutare l'Oriente cristiano. La sua proposta è rivoluzionaria: non chiede un semplice aiuto militare per Bisanzio. Chiede un pellegrinaggio armato.
Le parole del Papa, riportate dai cronisti, promettono qualcosa che nessun re poteva offrire: la salvezza eterna. Chi fosse partito per liberare il Santo Sepolcro, morendo nel viaggio o in battaglia, avrebbe ottenuto la remissione dei peccati. Per un uomo del Medioevo, terrorizzato dall'Inferno, questa è un'offerta irrinunciabile.
La risposta della folla fu un boato che ancora risuona nei libri di storia: "Dio lo vuole!".
L'effetto di quel discorso andò ben oltre le intenzioni del Papa. Urbano pensava a una spedizione ordinata di cavalieri guidati da nobili. Invece, le sue parole incendiarono gli animi di tutti.
I primi a partire non furono i grandi principi, ma una massa disordinata di contadini, donne e poveri, guidati da carismatici predicatori come Pietro l'Eremita. Questa "Crociata dei poveri" fu un disastro annunciato: prima di arrivare in Oriente, si macchiarono di orribili massacri contro gli ebrei in Germania, per poi finire sterminati dai Turchi appena messo piede in Anatolia.
Ma la macchina ormai era avviata. Pochi mesi dopo, i veri eserciti si misero in marcia. Uomini come Goffredo di Buglione, Boemondo d'Altavilla e Raimondo di Tolosa risposero all'appello. Non erano santi, ma uomini del loro tempo: cercavano il perdono di Dio, certo, ma anche terre, bottino e gloria.
Il Concilio di Clermont non fu solo un evento religioso. Fu il momento in cui l'Europa smise di essere una fortezza assediata e iniziò la sua espansione verso l'esterno.
Quel discorso del 27 novembre portò, quattro anni dopo, alla sanguinosa presa di Gerusalemme (15 luglio 1099) e alla creazione dei Principati Latini d'Oriente. Ma soprattutto, creò un mito politico e religioso che avrebbe orientato le azioni di sovrani e papi per secoli. Da quel freddo giorno in Alvernia, il Mediterraneo non fu più solo un confine, ma divenne un ponte (spesso insanguinato) tra mondi diversi.
Studente di Storia
Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.
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