Guerra Greco-Gotica (535-553): Riassunto, Battaglie e Conseguenze

Un conflitto brutale durato quasi vent'anni tra l'Impero Bizantino di Giustiniano e il Regno Ostrogoto in Italia. Quella che doveva essere una rapida campagna di liberazione si trasformò in un'apocalisse bellica che devastò la penisola, distrusse l'economia romana e aprì le porte al Medioevo.

Pubblicato: 15/01/2026

Ultima modifica: 16/01/2026

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Le Cause della Guerra Gotica: Il Progetto di Renovatio Imperii

Per comprendere perché l'Italia sprofondò nel baratro nel 535 d.C., dobbiamo guardare a Oriente, verso la splendente Costantinopoli. Qui sedeva sul trono Giustiniano, un imperatore che non dormiva mai, divorato da un'unica ossessione: la Renovatio Imperii. Il suo sogno non era solo politico, ma quasi teologico: ricucire l'Impero Romano, riunificando l'Occidente latino e l'Oriente greco sotto un'unica legge e un'unica fede.

L'Italia, culla dell'impero, era però saldamente nelle mani degli Ostrogoti. Non era più il cuore pulsante dell'Impero Romano d'Occidente, caduto ormai da sessant'anni dopo la deposizione di Romolo Augustolo, ma una terra governata dai barbari. Fino a pochi anni prima, sotto il regno illuminato di Teodorico il Grande, la convivenza tra la maggioranza latina e l'élite militare gota aveva retto. Teodorico aveva governato con saggezza, mantenendo in piedi l'amministrazione romana e rispettando il Senato. Ma alla sua morte, il fragile equilibrio si spezzò.

Il potere passò alla figlia Amalasuntha, una donna colta e filo-romana, che cercò la protezione di Giustiniano. Questo orientamento politico le costò la vita: fu imprigionata e strangolata nel suo bagno sull'Isola Martana (nel lago di Bolsena) per ordine del cugino Teodato, esponente della fazione gota più nazionalista e anti-bizantina.

Per Giustiniano, l'assassinio di una regina alleata fu il casus belli perfetto. Non si trattava più di una guerra di aggressione, ma di una legittima operazione di polizia internazionale per punire un usurpatore. La macchina da guerra bizantina si mise in moto.

Prima Fase (535-540): L'Avanzata di Belisario e l'Assedio di Roma

Giustiniano affidò la riconquista al suo magister militum più fidato: Belisario. Fresco vincitore contro i Vandali in Africa, Belisario era un genio tattico capace di fare miracoli con poche risorse. Sbarcato in Sicilia nel 535, conquistò l'isola quasi senza colpo ferire, accolto come un liberatore dalla popolazione locale che si sentiva ancora profondamente romana.

La risalita della penisola, però, rivelò presto la brutalità del conflitto. A Napoli, i Goti rifiutarono la resa. Belisario non poteva permettersi un lungo assedio, così ricorse a uno stratagemma degno di un film d'azione: fece infiltrare un commando di soldati scelti attraverso l'acquedotto dismesso della città. I bizantini sbucarono nel cuore della notte al centro di Napoli, aprendo le porte all'esercito. Il saccheggio che ne seguì fu terribile e servì da monito per tutta l'Italia.

Di fronte a questa avanzata inarrestabile, i nobili goti, disgustati dall'inerzia del re Teodato, lo deposero e lo uccisero, eleggendo al suo posto Vitige. Vitige era un guerriero, non un politico. Commise subito un errore strategico fatale: si ritirò a Ravenna per radunare il grosso dell'esercito, lasciando Roma indifesa. Belisario vi entrò trionfalmente il 9 dicembre 536.

Ma la guerra era appena iniziata. Vitige tornò nel 537 con un esercito immenso e cinse d'assedio l'Urbe. Fu l'anno più duro per Roma. I Goti tagliarono gli acquedotti per assetare la città, ma le Mura Aureliane e la cavalleria di Belisario ressero. Nel 540, stremati, i Goti si arresero. Belisario entrò a Ravenna, catturando Vitige. L'Italia sembrava tornata romana. La guerra sembrava finita.

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La Riscossa dei Goti: l'ascesa di Totila

Ed è a questo punto che la storia prende una piega inaspettata. Giustiniano, geloso della popolarità di Belisario e preoccupato dal fronte persiano a est, richiamò il generale a Costantinopoli. L'Italia fu lasciata in mano a burocrati rapaci, i cosiddetti "logoteti", che tassarono gli italiani con una ferocia tale da far rimpiangere il dominio dei barbari.

Approfittando del malcontento, i Goti si riorganizzarono sotto la guida di un nuovo, carismatico re: Totila (detto "l'Immortale"). Totila non era solo un bravo generale, era un politico scaltro. Capì che per vincere doveva rompere l'alleanza tra l'aristocrazia senatoria romana e Bisanzio. Cosa fece? Iniziò una vera e propria guerra sociale: liberò gli schiavi che accettavano di combattere per lui e distribuì le terre dei latifondisti ai contadini.

Grazie a questa strategia, Totila riconquistò gran parte dell'Italia tra il 541 e il 550. Riuscì persino a riprendere Roma, lasciandola poi deserta e in rovina. Belisario fu rimandato in Italia, ma questa volta senza uomini e senza soldi: Giustiniano non si fidava più di lui. Il vecchio generale non poté fare altro che assistere impotente alla disfatta, prima di essere richiamato definitivamente nel 548.

L'arrivo di Narsete e la fine del sogno goto

Per chiudere la partita, Giustiniano capì che servivano mezzi drastici. Mise da parte le gelosie e affidò il comando supremo a Narsete. Narsete era una figura singolare: un eunuco di corte, settantenne, che non aveva l'aspetto del guerriero ma possedeva una mente strategica gelida e calcolatrice. E soprattutto, a differenza di Belisario, Narsete ottenne dall'imperatore fondi illimitati e un esercito enorme, composto anche da mercenari barbari.

La resa dei conti avvenne nell'estate del 552 a Gualdo Tadino (battaglia di Taginae). Narsete dispose le sue truppe a mezzaluna, intrappolando la cavalleria pesante gota sotto una pioggia di frecce. Fu un massacro. Totila morì sul campo, combattendo fino all'ultimo.

I Goti tentarono un'ultima, disperata resistenza sotto il nuovo re Teia, ma furono annientati definitivamente nel 553 nella battaglia dei Monti Lattari, vicino al Vesuvio. La resistenza era finita. L'Italia era "liberata".

Una Vittoria di Pirro: le conseguenze della guerra

La Guerra Greco-Gotica terminò ufficialmente nel 554 con l'emanazione della Prammatica Sanzione, un documento con cui Giustiniano estendeva la legislazione bizantina all'Italia, riorganizzandone l'amministrazione.

Ma che prezzo aveva pagato la penisola? Il risultato fu catastrofico.

  • Devastazione demografica ed economica: Diciotto anni di assedi, saccheggi, carestie e peste avevano decimato la popolazione. Città fiorenti come Milano e Roma erano ridotte a spettri di se stesse. L'acquedotto romano era stato tagliato, le paludi avanzavano nei campi incolti. In questo periodo ci fù anche la cosiddetta piccola era glaciale del VI secolo.

  • La fine del Senato: L'antica aristocrazia senatoria romana, che aveva resistito per secoli, fu spazzata via economicamente e fisicamente.

  • La fragilità del confine: L'Italia bizantina era un corpo dissanguato, incapace di difendersi. L'ironia tragica della storia volle che, solo 15 anni dopo la fine della guerra (568), un nuovo popolo germanico, i Longobardi (che avevano visto le debolezze bizantine combattendo come mercenari per Narsete), invadesse l'Italia trovando pochissima resistenza.

Il sogno di Giustiniano di restaurare l'antica grandezza di Roma si era infranto contro la dura realtà. La guerra non aveva riportato l'oro dei Cesari, ma aveva gettato le basi per la frammentazione dell'Italia che sarebbe durata fino al Risorgimento.


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Matteo Galavotti

Studente di Storia

Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.

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