4 settembre 476 d.C.: una data che ogni studente conosce a memoria. Flavio Odoacre, re delle milizie mercenarie, depone il giovane Romolo Augustolo. Non è la fine del mondo, ma l'inizio convenzionale del Medioevo. Ecco la vera storia dell'uomo che rifiutò la corona imperiale per diventare "solo" il Re delle genti in Italia.
Pubblicato: 15/01/2026
Ultima modifica: 15/01/2026
Per capire chi fosse davvero Odoacre, dobbiamo prima toglierci dalla testa l'immagine dei "barbari" che arrivano all'improvviso per distruggere tutto. La realtà, come spesso accade nella storia, è molto più sfumata e affascinante.
Siamo nella seconda metà del V secolo. L'Impero Romano d'Occidente è, di fatto, un gigante dai piedi d'argilla. L'esercito, quella formidabile macchina da guerra che aveva conquistato il mondo conosciuto, è ormai composto quasi interamente da barbari. Sono loro che combattono, sono loro che difendono i confini e, inevitabilmente, sono loro che detengono il potere reale.
A Ravenna, la capitale, gli imperatori si succedono come pedine mosse da generali ambiziosi. In questo contesto caotico, dove la linea tra "romano" e "barbaro" è sempre più sottile, emerge la figura di un uomo destinato a cambiare il corso della storia: Flavio Odoacre.
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💬 Unisciti al Canale →Chi era costui? Le fonti antiche non si mettono d'accordo. C'è chi lo definisce sciro, chi unno, chi turingio o addirittura rugio. Una cosa però è certa: Odoacre era un "figlio della frontiera", nato intorno al 433 d.C. in quel calderone di popoli che ribolliva lungo il Danubio.
Suo padre, Edicone, non era un soldato qualunque: era stato uno dei generali di Attila, il flagello di Dio. Odoacre cresce quindi alla corte degli Unni, respirando guerra e politica fin da bambino. Quando l'impero di Attila crolla, Odoacre fa quello che fanno molti giovani ambiziosi del suo tempo: si arruola nell'esercito romano.
Ed è qui che la sua carriera decolla. Combatte in Gallia, poi in Italia, scala le gerarchie fino a diventare un alto ufficiale della guardia imperiale (i domestici). È intelligente, carismatico e, soprattutto, capisce come funziona il sistema.
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Attiva la prova gratis →Arriviamo all'anno fatidico: il 476. A capo dell'Italia c'è il generale romano Flavio Oreste, che aveva piazzato sul trono imperiale il proprio figlio tredicenne, Romolo Augusto (passato alla storia come "Augustolo" per la sua giovane età).
Ma l'esercito è inquieto. Le truppe mercenarie (eruli, sciri, rugi) che costituiscono la spina dorsale della difesa italica sono stanche di essere pagate solo con denaro che spesso perde valore. Chiedono qualcosa di più solido: la terra. Esigono l'applicazione dell'hospitalitas, un istituto giuridico che prevedeva la concessione di un terzo delle terre ai soldati.
Oreste, forse per orgoglio o per paura di alienarsi i proprietari terrieri italici, commette l'errore fatale: rifiuta.
La conseguenza fu immediata. Le truppe, infuriate, non ci pensano due volte: acclamano Odoacre come loro Rex (re) e marciano contro Oreste.
La guerra è breve ma brutale. Oreste si rifugia a Pavia, sperando nelle possenti mura della città, ma Odoacre non gli dà scampo: espugna la città, cattura Oreste e lo fa giustiziare a Piacenza.
A quel punto, la strada per Ravenna è spianata. Il 4 settembre 476, Odoacre entra nella capitale. Romolo Augustolo è nelle sue mani. E qui accade qualcosa di inaspettato, un gesto di umanità che ci dice molto sul carattere di Odoacre. Invece di uccidere il ragazzo, come era prassi nei colpi di stato precedenti, Odoacre ne ha pietà.
Colpito dalla sua giovane età e dalla sua bellezza, gli risparmia la vita. Non solo: gli concede una ricca pensione di 6.000 solidi annui e lo manda a vivere in Campania, nella splendida villa di Lucullo (dove oggi sorge Castel dell'Ovo a Napoli).
Dopo aver deposto Romolo, Odoacre compie il gesto politico più rivoluzionario di tutti. Invece di nominare un nuovo imperatore fantoccio, prende le insegne imperiali (il diadema, lo scettro, la toga purpurea) e le impacchetta.
Le spedisce a Costantinopoli, all'imperatore d'Oriente Zenone, con un messaggio chiaro: "L'Occidente non ha più bisogno di un suo imperatore. Un solo monarca è sufficiente per governare il mondo. Io mi accontento di governare l'Italia come vostro rappresentante, con il titolo di Patrizio."
Zenone accetta (anche se con riserve ambigue), e di fatto l'Impero Romano d'Occidente cessa di esistere. Ma attenzione: per la gente comune, quel giorno di fine estate del 476 non cambiò quasi nulla. Le tasse si pagavano ancora (o almeno ci provavano), il Senato si riuniva e le leggi erano le stesse. La "caduta" fu, come disse uno storico famoso, "senza rumore".
Odoacre governò l'Italia per 13 anni, e lo fece con una saggezza che sorprese molti. Non si comportò da predatore, ma da sovrano che cerca legittimità.
Ecco i punti chiave del suo governo:
Rispetto per il Senato: Cercò sempre la collaborazione dell'aristocrazia senatoria romana. Pensate che fece incidere i nomi dei senatori sui sedili del Colosseo, proprio come si faceva nei tempi d'oro.
Amministrazione: Mantenne intatta la burocrazia romana. Coniò monete con il suo volto ma con la dicitura "Flavius", un nome tipicamente imperiale, per darsi un tono di romanità.
Politica estera: Fu molto attivo. Annesse la Dalmazia e riconquistò la Sicilia dai Vandali (pagando un tributo, ma riportandola nell'orbita italica). Se vuoi approfondire chi erano questi temibili avversari che dominavano il Mediterraneo, leggi il nostro articolo su Genserico e il Sacco di Roma del 455.
Rapporti con la Chiesa: Pur essendo ariano (come quasi tutti i germani), rispettò la Chiesa Cattolica. Ebbe ottimi rapporti con figure come Sant'Epifanio di Pavia, al quale concesse sgravi fiscali per la Liguria devastata dalla guerra.
L'ambizione di Odoacre, però, iniziò a preoccupare l'Imperatore d'Oriente Zenone. Un regno italico troppo forte e indipendente non piaceva a Costantinopoli. Zenone, con mossa astuta, decise di usare un altro "barbaro" per eliminare Odoacre: Teodorico, re degli Ostrogoti.
Nel 489, gli Ostrogoti scendono in Italia. Odoacre combatte come un leone: viene sconfitto sull'Isonzo, poi a Verona, infine sull'Adda. Costretto a ritirarsi, si chiude nell'imprendibile Ravenna.
L'assedio dura tre lunghi anni. Alla fine, stremati, i due re scendono a patti. Il vescovo di Ravenna media un accordo: Odoacre e Teodorico avrebbero governato l'Italia insieme.
Sembrava la fine delle ostilità, ma era una trappola. Il 15 marzo 493, Teodorico invita Odoacre a un banchetto di "riconciliazione" nel palazzo del Laureto. Mentre i calici si alzano, Teodorico estrae la spada e colpisce Odoacre alla clavicola con una violenza inaudita.
Si racconta che Odoacre, morente, abbia chiesto: "Dov'è Dio?". E Teodorico, gelido, rispose: "Questo è quello che hai fatto ai miei amici", riferendosi a vecchie ruggini familiari.
Con quel colpo di spada finiva il regno del primo "Re d'Italia" e iniziava quello degli Ostrogoti.
La morte di Odoacre segna la fine definitiva di ogni illusione di continuità imperiale diretta in Occidente. Anche se il 476 è una data convenzionale, il regno di Odoacre rappresenta davvero la cerniera tra due mondi.
Nel 535 l'Imperatore d'Oriente Giustiniano proverà a riunificare l'Impero, leggi l'articolo riassuntivo sulla Guerra Greco-Gotica (535-553).
Sotto il suo governo, e poi sotto quello di Teodorico, il sistema romano iniziò lentamente a sgretolarsi: l'esercito stipendiato dalle tasse lasciò il posto a guerrieri pagati con la terra, le città si rimpicciolirono e l'orizzonte divenne sempre più locale. Il sogno di Roma era finito, ma sulle sue ceneri, grazie anche a uomini "di confine" come Odoacre, stava nascendo l'Europa medievale.
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