Questo riassunto analizza l'intera parabola dell'Impero Carolingio: l'ascesa al potere dei Pipinidi e le conquiste di Carlo Magno, l'organizzazione dell'impero e l'incoronazione della notte di Natale dell'800. L'articolo prosegue esaminando la complessa fase successiva: le crisi dinastiche di Ludovico il Pio, la spartizione territoriale del Trattato di Verdun (843) e la deposizione di Carlo il Grosso, fino alla nascita del nuovo assetto europeo con gli Ottoni.
Pubblicato: 29/11/2025
Ultima modifica: 19/01/2026
Siamo nel novembre del 751, a Soissons, nel nord-est dell’odierna Francia. Fa freddo, c'è tensione nell'aria. L'assemblea dei grandi del regno franco si è riunita per fare qualcosa che non si vedeva da secoli: deporre un re.
Il povero Childerico III, l'ultimo della stirpe dei Merovingi, viene preso, gli vengono tagliati i lunghi capelli (che nella cultura franca rappresentavano il simbolo sacro della forza e della regalità) e viene spedito a finire i suoi giorni in un monastero.
Al suo posto, l'assemblea acclama Pipino il Breve. Ma attenzione, perché qui succede qualcosa di nuovo, qualcosa che cambierà la storia d'Europa.
I vescovi prendono l'olio santo, quello che si usa per la cresima, e ungono la fronte di Pipino. È un gesto potentissimo. Serve a dire a tutti che quel colpo di stato, perché di questo si trattava, era voluto da Dio.
È in quel momento preciso che inizia davvero la storia che ci porterà a Carlo Magno.
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Ce li siamo immaginati lì, sdraiati su carri trainati da buoi, a non far nulla tutto il giorno.
Ebbene, questa è una costruzione propagandistica creata a posteriori. È stata la narrazione dei carolingi a dipingerli così per giustificare la presa del potere.
La verità è un po' più complessa e affascinante.
I Merovingi avevano governato per tre secoli, ma il loro potere si basava su un sistema fiscale romano che ormai era andato in pezzi. Senza risorse da distribuire, perdevano autorità.
Invece, nell'area nord-orientale del regno, in Austrasia, stava emergendo una famiglia di aristocratici potentissimi: i Pipinidi (o Arnolfingi).
Loro facevano politica in modo diverso. Mentre i re si isolavano sposando donne straniere o di basso rango, i Pipinidi stringevano alleanze matrimoniali con tutte le grandi famiglie e si costruivano una clientela armata formidabile. Erano ricchi, avevano terre e controllavano la carica di Maestro di Palazzo, che era un po' come essere il primo ministro e il capo dell'esercito messi insieme.
Già Carlo Martello, il padre di Pipino, era il vero padrone del regno. È lui che ferma gli arabi a Poitiers nel 732 (una battaglia che all'epoca sembrò una scaramuccia, ma che poi è stata ingigantita dalla leggenda).
Però Carlo Martello era un uomo prudente: sapeva che il re aveva un'aura sacra, intoccabile. Non osò mai prendere la corona. Suo figlio Pipino, invece, forte dell'appoggio della Chiesa e di un esercito fedele, fece il grande passo nel 751.
Poco dopo, nel 754, arrivò la consacrazione definitiva: Papa Stefano II in persona unse Pipino e gli diede il titolo di patricius Romanorum (ovvero patrizio dei romani, inteso come protettore di Roma), sancendo l'alleanza di ferro tra i Franchi e Roma.
Pipino il Breve muore nel 768. Come da tradizione franca, il regno non va al primogenito, ma viene diviso tra i suoi due figli: Carlo (il futuro Magno) e il fratello Carlomanno.
La convivenza tra i due è difficile, ma il destino risolve il problema: Carlomanno esce di scena (muore) nel 771.
Dal 772, Carlo rimane l'unico padrone indiscusso del regno. E qui la macchina da guerra franca ingrana la marcia più alta.
Pipino aveva già condotto spedizioni contro i Longobardi nel 754 e nel 756, ma Carlo vuole chiudere la partita.
Nel 773 l'esercito franco entra in Italia e, dopo un lungo assedio a Pavia, nella primavera del 774 Carlo conquista il regno e si proclama "Re dei franchi e dei longobardi".
È un'unione personale di due corone.
Ma la guerra più dura, quella che impegnerà Carlo per trent'anni (772–803), è contro i Sassoni nel nord della Germania. È un conflitto brutale, fatto di rivolte continue e repressioni feroci, accompagnato da una cristianizzazione forzata spesso condotta con metodi drastici.
Alla fine, però, Carlo vince su tutti i fronti:
L'unico posto dove le cose non vanno proprio come previsto è la Spagna. Lì crea la Marca Spagnola, ma subisce anche qualche rovescio, come la famosa imboscata di Roncisvalle nel 778, dove muore il conte Rolando.
Tuttavia, guardando la cartina, il risultato è impressionante: un dominio che va dall'Elba all'Ebro, dal Mare del Nord a Roma.
Ora, conquistare è una cosa, ma governare un territorio del genere nel Medioevo, senza strade decenti e senza comunicazioni rapide, è un'impresa titanica. Carlo Magno capisce che non può fare tutto da solo. Ha bisogno di un'organizzazione ferrea.
Il territorio viene diviso in "comitati", affidati ai conti, che amministrano la giustizia e riscuotono le entrate del re. Nelle zone di confine, dove la difesa militare era prioritaria, si creano le "marche", governate dai marchesi, che hanno poteri militari più ampi.
Ma chi controlla i controllori? Per evitare che conti e marchesi abusassero del loro potere, Carlo usa due strumenti. Primo: i Missi Dominici, inviati del re che girano per l'impero a ispezionare l'operato dei funzionari. Secondo: la rete dei vassalli.
Si tratta di un legame personale, da uomo a uomo. Il vassallo giura fedeltà al signore in cambio di protezione e mantenimento. È una rete orizzontale che tiene insieme l'aristocrazia e il re. Attenzione, in questo periodo il vassallaggio non va inteso come una piramide, va visto come una rete capillare.
C'è poi un altro elemento geniale: l'immunità. Carlo concede a vescovi e abati di non essere sottoposti all'autorità dei conti. In questo modo crea dei poteri alternativi che si bilanciano a vicenda.
Arriviamo al momento clou. Il giorno di Natale dell'anno 800, a Roma, papa Leone III mette la corona imperiale sulla testa di Carlo. La folla lo acclama. Secondo il biografo di Carlo, Eginardo, l'imperatore fu preso quasi di sorpresa, ma gli storici tendono a credere che fosse tutto ben preparato.
Questo evento non cambia molto nella pratica: Carlo comandava prima e comanda dopo. Ma il valore simbolico è enorme. Torna un Impero in Occidente. È un impero cristiano, benedetto da Dio, che si pone come protettore della Chiesa e come rivale dell'Impero Bizantino a Oriente.
Non pensiate che Carlo fosse solo un guerriero. Capiva benissimo l'importanza della cultura e della religione per tenere unito lo stato. Insieme a intellettuali come Alcuino di York, promosse una riforma straordinaria. Un esempio? L'Admonitio generalis del 789, una legge che richiamava tutti al rispetto delle regole cristiane.
Bisognava che tutti leggessero e capissero le leggi e le Sacre Scritture allo stesso modo. Per questo venne inventata una nuova scrittura, la minuscola carolina. Era chiara, tonda, leggibile, lontanissima dalle grafie complesse e disordinate dei secoli precedenti. È la progenitrice del carattere che state leggendo adesso sui vostri schermi.
Ma cosa succede a questa immensa costruzione politica dopo la morte del suo fondatore? Spesso si pensa che l'impero sia crollato immediatamente, ma la realtà è molto più complessa e affascinante. Avete presente quella vecchia storia che si leggeva un tempo sui manuali? Quella secondo cui, morto Carlo Magno, tutto il suo impero sarebbe andato in malora, scivolando in una lenta e triste decadenza? Ecco, toglietevela dalla testa.
Il periodo che va dalla morte del grande imperatore nell'814 fino alla deposizione del suo pronipote nell'887 non fu un'epoca di declino, ma un momento di formidabile sperimentazione politica.
Tutto comincia con Ludovico il Pio. Era l'unico figlio legittimo di Carlo Magno rimasto in vita e già nell'813 il padre lo aveva associato al trono. Quando Carlo muore nell'814, Ludovico prende il comando con un piglio tutt'altro che debole. Ha un progetto grandioso in mente: l'unità dell'impero cristiano.
Tra l'816 e l'817, Ludovico impone la regola benedettina a tutti i monasteri, cercando di uniformare la vita religiosa. Sempre nell'817 emana un testo fondamentale, l'Ordinatio imperii, con cui decide che alla sua morte l'impero non dovrà essere spezzettato, ma passerà al figlio Lotario.
Questa decisione però non piacque a tutti. Suo nipote Bernardo, che governava l'Italia, si sentì escluso e si ribellò. La reazione di Ludovico fu terribile: Bernardo venne catturato e accecato, una pratica brutale usata per eliminare i rivali politici, e morì per le ferite nell'818.
Qui succede una cosa che a noi moderni pare incomprensibile. Nell'822, ad Attigny, Ludovico fa pubblica penitenza per la morte del nipote.
Oggi diremmo che è un segno di debolezza, che ha perso la faccia. Invece, per la mentalità dell'epoca, fu una mossa da maestro: umiliandosi davanti a Dio, l'imperatore dimostrò la sua altissima statura morale e riuscì a riconciliarsi con l'aristocrazia.
La situazione si complica quando Ludovico, rimasto vedovo, si risposa con Giuditta di Baviera. Nasce un altro figlio, Carlo (che chiameremo il Calvo), e questo scombina tutti i piani di successione.
I figli di primo letto si infuriano e inizia un conflitto familiare violentissimo. Pensate che nell'833 arrivarono addirittura a deporre il padre, che però riuscì a riprendersi il trono e a governare fino alla morte, nell'840.
Appena morto il vecchio imperatore, si scatena l'inferno. I fratelli si scontrano in campo aperto. Nell'841, a Fontenoy, si combatte una delle rarissime grandi battaglie di quest'epoca, un vero macello che cambiò per sempre l’aspetto dell’Europa.
L'esito fu chiaro: l'imperatore Lotario era isolato. I suoi fratelli, Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo, si allearono contro di lui stringendo il celebre Giuramento di Strasburgo nell'842. È un momento emozionante per noi, perché per farsi capire dai rispettivi eserciti giurarono nelle lingue volgari, l'antico francese e l'antico tedesco, e non in latino.
Messo alle strette, Lotario dovette trattare. Si arrivò così al Trattato di Verdun dell'843.
L'impero venne diviso in tre fasce verticali. Non immaginatele come nazioni moderne, i confini furono tracciati guardando a dove si trovavano le ricchezze del fisco regio e a chi erano fedeli i nobili locali.
Attenzione però: il titolo imperiale non dava più potere di comando sugli altri re. Chi era imperatore aveva un compito specifico: proteggere la Chiesa di Roma.
La storia carolingia si trascina ancora per qualche decennio. Nell'875 muore Ludovico II e nell'877 Carlo il Calvo. Sembrava che la dinastia potesse riprendersi quando, nell'884, rimase un solo maschio adulto in vita: Carlo il Grosso.
Per un attimo tutto l'impero fu di nuovo nelle mani di un uomo solo. Ma Carlo era malato, soffriva di epilessia e non aveva eredi. I nobili, che avevano bisogno di un capo forte per combattere i Vichinghi, lo deposero nell'887. Carlo morì l'anno dopo, nell'888, e con lui finì per sempre l'impero carolingio.
Dopo di lui, si apre l'epoca dei "super-magnati". Sono duchi e conti potentissimi che si fanno eleggere re dai loro fedeli. Li chiamavano "piccoli re", reguli. In Francia occidentale, dopo varie lotte, nel 987 emergerà Ugo Capeto, capostipite dei Capetingi.
In Germania le cose vanno diversamente. Qui emerge una dinastia fortissima, quella dei duchi di Sassonia. Prima Enrico I, eletto nel 919, e poi suo figlio Ottone I, eletto re ad Aquisgrana nel 936.
Ottone I è un personaggio formidabile. Capisce che per essere davvero grande deve guardare all'Italia. Scende nella penisola, sconfigge i signori locali come Berengario II e si prende la corona italica nel 961.
Il capolavoro politico lo compie l'anno dopo. Nel 962 si fa incoronare imperatore a Roma da Papa Giovanni XII. Da quel momento nasce un legame indissolubile: chi viene eletto re di Germania diventa automaticamente il candidato a re d'Italia e a imperatore romano. Era nato quello che gli storici chiameranno l'Impero romano-germanico.
| Data | Evento |
|---|---|
| 732 | Carlo Martello sconfigge gli arabi a Poitiers. |
| 751 (Novembre) | Deposizione dell'ultimo re merovingio e acclamazione di Pipino il Breve a Soissons. |
| 754 | Papa Stefano II unge Pipino e gli conferisce il titolo di patricius Romanorum. |
| 768 | Morte di Pipino il Breve; divisione del regno tra Carlo e Carlomanno. |
| 771 | Morte di Carlomanno; Carlo Magno diviene unico re dei Franchi. |
| 772 | Inizio delle guerre contro i Sassoni (dureranno trent'anni). |
| 774 | Carlo conquista Pavia e diventa Re dei franchi e dei longobardi. |
| 778 | Imboscata di Roncisvalle e morte del conte Rolando. |
| 788 | Deposizione di Tassilone e annessione della Baviera. |
| 789 | Emanazione dell'Admonitio generalis (riforma culturale e religiosa). |
| 796 | Distruzione del regno degli Avari. |
| 800 (Natale) | Incoronazione imperiale di Carlo Magno a Roma. |
| 803-804 | Fine delle guerre sassoni e completa annessione della Sassonia. |
| 813 | Ludovico il Pio viene associato al trono da Carlo Magno. |
| 814 | Morte di Carlo Magno, Ludovico il Pio assume il potere. |
| 816-817 | Sinodi di Aquisgrana: imposizione della regola benedettina. |
| 817 | Ordinatio imperii: Lotario associato all'impero. |
| 818 | Morte di Bernardo re d'Italia dopo l'accecamento. |
| 822 | Penitenza pubblica di Ludovico il Pio ad Attigny. |
| 828 | Inizio delle tensioni dinastiche tra i figli di Ludovico. |
| 833 | Momentanea deposizione di Ludovico il Pio. |
| 840 | Morte di Ludovico il Pio. |
| 841 | Battaglia di Fontenoy: massacro tra gli eserciti franchi. |
| 842 | Giuramento di Strasburgo. |
| 843 | Trattato di Verdun: spartizione dell'Impero. |
| 875 | Morte dell'imperatore Ludovico II senza eredi maschi. |
| 877 | Morte di Carlo il Calvo. |
| 884 | Carlo il Grosso resta l'unico carolingio adulto. |
| 887 | Deposizione di Carlo il Grosso. |
| 888 | Morte di Carlo il Grosso: fine dell'impero carolingio. |
| 919 | Elezione di Enrico I re di Germania. |
| 936 | Elezione di Ottone I ad Aquisgrana. |
| 961 | Ottone I ottiene il titolo di re d'Italia. |
| 962 | Incoronazione imperiale di Ottone I a Roma. |
| 987 | Elezione di Ugo Capeto: inizia la dinastia dei Capetingi. |
L'Impero Carolingio nasce simbolicamente con l'incoronazione di Carlo Magno nella notte di Natale dell'800, anche se la dinastia dei Pipinidi regnava sui Franchi già dal 751. L'impero finisce definitivamente nell'887 con la deposizione dell'ultimo imperatore, Carlo il Grosso, e la sua morte l'anno successivo (888).
Carlo Magno espanse enormemente il regno dei Franchi attraverso continue campagne militari. Le più importanti furono la conquista del regno dei Longobardi in Italia (774), la lunga guerra trentennale contro i Sassoni in Germania, l'annessione della Baviera e la distruzione del regno degli Avari. Alla sua morte, il dominio si estendeva dal fiume Elba all'Ebro e dal Mare del Nord a Roma.
Il Trattato di Verdun pose fine alle guerre civili tra i nipoti di Carlo Magno dividendo l'impero in tre regni indipendenti: a Carlo il Calvo andò la Francia Occidentale, a Ludovico il Germanico la Francia Orientale (il nucleo della futura Germania) e a Lotario andò il titolo imperiale, il regno d'Italia e la Lotaringia (una fascia centrale di territorio tra gli altri due regni).
La fine dell'impero fu causata da una combinazione di fattori interni ed esterni: le continue lotte dinastiche tra gli eredi, la consuetudine franca di dividere il regno alla morte del sovrano, la mancanza di eredi legittimi nell'ultima fase (crisi biologica) e l'ascesa di poteri locali forti (duchi e conti) che finirono per sostituirsi all'autorità centrale, deponendo Carlo il Grosso nell'887.
| Copertina | Titolo del Libro | Link |
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Introduzione alla storia medievaleGiuseppe Albertoni, Simone Maria Collavini, Tiziana Lazzari |
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