I Vespri Siciliani furono una rivolta popolare scoppiata a Palermo il 30 marzo 1282 contro l'oppressione del dominio francese di Carlo I d'Angiò. Questo evento cruciale del Medioevo non fu solo una ribellione locale, ma innescò una guerra ventennale nel Mediterraneo che coinvolse il Papato e la Corona d'Aragona. Il conflitto si concluse nel 1302 con la Pace di Caltabellotta, sancendo la definitiva separazione tra il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli.
Pubblicato: 16/01/2026
Ultima modifica: 16/01/2026
Immaginate l'Europa della seconda metà del Duecento. C'è un uomo che sembra onnipotente: Carlo I d'Angiò. Fratello del re di Francia, incoronato re di Sicilia dal Papa, Re d'Albania, Re di Gerusalemme, signore di mezza Italia settentrionale. La sua ombra si allunga ovunque. Ha sconfitto gli ultimi eredi degli Svevi, Manfredi e Corradino, e ora guarda a Oriente, verso Costantinopoli, sognando di ricostruire un impero mediterraneo.
Ma proprio quando la sua parabola politica sembra al culmine, qualcosa si incrina. La Sicilia, quella terra che gli Svevi avevano reso il centro del mondo, si sente soffocare. Non è solo una questione di tasse, per quanto il fiscalismo angioino sia esoso e rapace. È una questione di dignità e di autonomia tradita. I funzionari francesi si comportano come padroni in terra di conquista, insensibili alle tradizioni locali. Dante Alighieri, che all'epoca dei fatti aveva 17 anni, avrebbe poi bollato quel regime come Mala Segnoria. E sotto la cenere, l'orgoglio dei baroni e del popolo siciliano covava, pronto a divampare.
Ricevi le notifiche in tempo reale e partecipa alle discussioni nel nostro gruppo dedicato su Telegram.
💬 Unisciti al Canale →Non serviva un esercito per accendere la miccia, bastava un gesto di troppo. Siamo a Palermo, è il 30 marzo 1282. È il lunedì dopo Pasqua (Lunedì dell'Angelo) e la cittadinanza si è riunita sul sagrato della chiesa del Santo Spirito per la funzione serale, i vespri appunto. L'atmosfera è tesa.
Secondo la ricostruzione storica più accreditata, un soldato francese di nome Drouet si avvicina a una nobildonna siciliana accompagnata dal consorte. Con il pretesto di perquisirla per cercare armi, le mette le mani addosso in modo irriguardoso. È la goccia che fa traboccare il vaso. Il marito, folle di rabbia, sottrae la spada al soldato e lo trafigge.
In quell'istante, il tempo sembra fermarsi e poi accelerare bruscamente. Un grido si alza dalla folla, un grido che rimbalzerà per tutta l'isola: "Mora, mora!".
Risparmia sulle spedizioni dei libri e guarda Prime Video. Attiva ora i tuoi 90 giorni gratuiti di Amazon Prime Students.
Attiva la prova gratis →Quella che segue non è una battaglia, è una caccia all'uomo. La rabbia accumulata esplode in una carneficina. I francesi vengono cercati casa per casa. Si racconta un dettaglio terribile e affascinante: per stanare i soldati che tentavano di camuffarsi tra la popolazione, i siciliani mostravano loro dei ceci e ordinavano di pronunciarne il nome in dialetto: "Ciciri". Chi, tradito dall'accento francese, pronunciava "sciscirì", veniva immediatamente ucciso.
La rivolta dilaga come un incendio estivo. Dopo Palermo, insorgono Corleone, Taormina, Siracusa, Augusta. Nasce la Communitas Siciliae: le città si proclamano libere e indipendenti, issando la bandiera gialla (colore di Palermo) e rossa (colore di Corleone) con la Triscele al centro.
Ma non crediate che fosse solo una rivolta spontanea di popolo. Dietro le quinte si muovevano fili sottilissimi di diplomazia e spionaggio. I nobili siciliani, guidati da figure carismatiche come Giovanni da Procida e Alaimo da Lentini, sapevano che da soli non avrebbero potuto resistere alla controffensiva angioina.
Avevano bisogno di un protettore potente. E lo trovarono in Pietro III d'Aragona. Perché proprio lui? Perché aveva sposato Costanza, la figlia di Manfredi, l'ultima legittima erede della dinastia sveva tanto amata dai siciliani. Mentre Carlo d'Angiò assediava Messina – difesa strenuamente da Alaimo da Lentini – Pietro d'Aragona sbarcava a Trapani nell'agosto del 1282, accolto come un liberatore.
Lo scenario si allarga: non è più una ribellione locale, è una guerra mondiale dell'epoca. Da una parte gli Angioini, sostenuti dal Papa (francese anche lui, Martino IV) e dai Guelfi; dall'altra gli Aragonesi, appoggiati dall'Imperatore bizantino (che finanziava la rivolta per salvare Costantinopoli dalle mire di Carlo) e dai Ghibellini.
La guerra fu lunga e logorante. Carlo I morì nel 1285, seguito poco dopo dal suo rivale Pietro III, ma il conflitto continuò con i loro eredi. La Sicilia voleva a tutti i costi una monarchia "propria", separata da Napoli.
La conclusione arrivò solo nel 1302 con la Pace di Caltabellotta. Fu un accordo che sancì la divisione politica del Mezzogiorno:
L'Italia meridionale continentale (Napoli) restava agli Angioini.
La Sicilia (chiamata "Regno di Trinacria") andava a Federico III d'Aragona, fratello di Giacomo II, che si era schierato con i siciliani sfidando persino la sua stessa famiglia.
Le conseguenze di quel lunedì di Pasqua furono immense e durature. L'unità del Regno di Sicilia, che datava dai tempi dei Normanni, andò in frantumi. L'isola entrò nell'orbita aragonese e poi spagnola, staccandosi dal continente per secoli. Questo legame con la Spagna trasformò l'economia siciliana: la parte occidentale dell'isola si specializzò nella produzione massiccia di grano, mentre la parte orientale fiorì con vino, seta e commerci, integrandosi in un vasto mercato mediterraneo che andava da Barcellona a Valencia.
Quella rivolta, nata per l'onore di una donna, aveva finito per ridisegnare la carta geografica d'Europa.
Studente di Storia
Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.
Leggi tutti gli Articoli di Matteo GalavottiRicevi i nuovi articoli appena escono e spunti extra per il tuo ripasso.
Vai al CanaleCome sei arrivato qui oggi?
Ci daresti un dettaglio in più?
(es. "link su Classroom" o "vorrei un articolo su...")