Cos'è la Pace dei Pirenei? È il trattato firmato il 7 novembre 1659 che pose fine alla guerra ventennale tra Francia e Spagna. Oltre a ridisegnare i confini d'Europa (con il Rossiglione che diventa francese), segnò il tramonto definitivo dell'egemonia spagnola e l'inizio del dominio assoluto della Francia di Luigi XIV.
Pubblicato: 03/02/2026
Ultima modifica: 03/02/2026
Era il 7 novembre 1659. Immaginatevi un isolotto minuscolo, poco più di un banco di sabbia e fango in mezzo al fiume Bidasoa, che separa la Francia dalla Spagna. L'Isola dei Fagiani.
Non c'era spazio per eserciti o corti sfarzose. C'era solo un padiglione di legno costruito apposta, diviso esattamente a metà dalla linea di confine. Da una parte entrava il Cardinale Mazzarino, l'uomo più astuto d'Europa, con le sue vesti rosse e il sorriso di chi sa di aver già vinto. Dall'altra entrava Don Luis de Haro, il primo ministro spagnolo, stanco, rappresentante di un impero su cui il sole stava iniziando a tramontare per la prima volta.
Si guardarono. Non si trattava solo di firmare un pezzo di carta. In quel preciso istante, in quella stanza umida sul fiume, il bastone del comando dell'Europa stava passando dalle mani degli Asburgo a quelle dei Borbone.
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💬 Unisciti al Canale →Per capire quel giorno, dobbiamo fare un passo indietro. L'Europa era un campo di battaglia fumante. La Guerra dei Trent'anni era finita formalmente nel 1648 con la Pace di Vestfalia, ma Spagna e Francia non avevano smesso di scannarsi.
Era una partita a scacchi mortale.
La Spagna di Filippo IV, orgogliosa ma esausta, aveva cercato di destabilizzare la Francia finanziando le rivolte interne (la Fronda).
La Francia, guidata dal genio politico di Mazzarino (erede del grande Richelieu), aveva risposto appoggiando i ribelli in Catalogna e Portogallo.
Ma la svolta arrivò con il ferro e con il fuoco. Nel 1658, alle Dune di Dunkerque, l'esercito francese, comandato dal grande Turenne (e aiutato, ironia della sorte, dalle Giubbe Rosse inglesi di Cromwell), annientò le forze spagnole. Madrid non aveva più soldi, non aveva più uomini, non aveva più speranza. Filippo IV dovette ingoiare l'orgoglio e chiedere la pace.
Mazzarino non voleva solo territori. Voleva il futuro. Il trattato conteneva clausole territoriali pesanti, certo. La Spagna cedeva:
L'Artois e diverse piazzeforti nelle Fiandre.
Il Rossiglione e parte della Cerdagna (in pratica, la Catalogna del Nord). I Pirenei diventavano il confine "naturale" che conosciamo oggi.
Ma il vero capolavoro, la trappola perfetta, era il matrimonio.
Luigi XIV, il giovane Re Sole, avrebbe sposato l'Infanta di Spagna, Maria Teresa. Sulla carta, Maria Teresa rinunciava a ogni diritto sul trono di Spagna per sé e per i suoi discendenti. Sembrava una garanzia per evitare che la Francia si mangiasse la Spagna in futuro. Ma c'era un "ma". Un "ma" costoso.
Mazzarino inserì una clausola velenosa: la rinuncia al trono era valida solo se la Spagna avesse pagato una dote colossale di 500.000 scudi d'oro. Mazzarino sapeva benissimo che le casse di Madrid erano vuote. Quella dote non sarebbe mai stata pagata. E se la dote non viene pagata... la rinuncia non vale.
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Clausola |
Francia (Vincitore) |
Spagna (Sconfitto) |
|---|---|---|
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Territori |
Guadagna Rossiglione, Artois, piazzeforti in Lussemburgo e Fiandre. |
Perde territori strategici e il controllo "imperiale" sull'Europa. |
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Confini |
I Pirenei diventano la frontiera ufficiale e stabile. |
Accetta la mutilazione della Catalogna storica. |
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Dinastia |
Luigi XIV sposa Maria Teresa (possibili diritti futuri sul trono spagnolo). |
Spera di "comprare" la pace con un matrimonio reale. |
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Dote |
Promessa di 500.000 scudi (la scusa per future guerre). |
Obbligo di pagare una somma che non possiede. |
Per comprendere la portata geopolitica della Pace dei Pirenei, è fondamentale visualizzare le modifiche ai confini. La mappa sopra evidenzia in arancione le acquisizioni inglesi e in rosa le acquisizioni francesi: osservate come il confine meridionale si sposti drasticamente sulla linea di displuvio dei Pirenei (annettendo il Rossiglione) e come il confine settentrionale eroda le difese dei Paesi Bassi spagnoli (Artois).
Queste non sono semplici linee su carta, ma la rappresentazione grafica del nuovo baricentro del potere europeo, che si sposta da Madrid a Versailles.
La firma del 7 novembre 1659 non chiuse solo una guerra. Aprì un'era. Tornato a Parigi, Luigi XIV non era più un re ragazzino. Aveva la pace, aveva i confini sicuri e aveva una moglie che era la chiave di volta della diplomazia europea.
Alla morte di Mazzarino, due anni dopo, Luigi decise di governare da solo. E quando morì il re di Spagna senza pagare la famosa dote, Luigi XIV tirò fuori quel vecchio trattato polveroso. "Non avete pagato? Bene, allora la rinuncia di mia moglie non vale. I Paesi Bassi spagnoli sono miei per diritto ereditario".
Fu il pretesto giuridico (detto Diritto di Devoluzione) che scatenò le guerre successive. Senza la Pace dei Pirenei e quella clausola geniale, non ci sarebbe stata la Guerra di Devoluzione, né l'ascesa dei Borbone sul trono di Spagna cinquant'anni dopo (con Filippo V, nipote del Re Sole).
La Pace dei Pirenei è lo spartiacque della Storia Moderna. Prima del 1659, l'Europa tremava quando Madrid muoveva un dito. I tercios spagnoli sembravano invincibili. Dopo il 1659, l'Europa inizia a parlare francese. È l'inizio del Grand Siècle, l'epoca delle parrucche, di Versailles, della cultura francese che domina il mondo.
Quell'isolotto fangoso nel fiume Bidasoa esiste ancora. È il condominio più piccolo del mondo: per sei mesi l'anno è francese, per sei mesi è spagnolo. Un monumento silenzioso all'equilibrio precario che quel giorno cambiò per sempre.
Studente di Storia
Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.
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