Stai cercando un riassunto completo di "La guerra e le false notizie: Ricordi (1914-15) e riflessioni (1921)" di Marc Bloch? Questa guida allo studio offre un'analisi dettagliata, capitolo per capitolo, dell'opera in cui il celebre storico, direttamente dal fronte della Prima Guerra Mondiale, indaga la psicologia della testimonianza e la nascita delle leggende di guerra. Scopri come la paura collettiva genera fake news storiche, attraverso l'analisi dei "Ricordi (1914-1915)" e delle "Riflessioni". Una risorsa indispensabile per studenti universitari e appassionati di storiografia.
Pubblicato: 11/01/2026
Ultima modifica: 14/01/2026
Questo libro non è solo un diario di trincea, ma un laboratorio a cielo aperto. Qui Marc Bloch ci mostra come la paura e l'attesa trasformino la realtà, creando leggende che interi eserciti scambiano per verità.
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Attiva la prova gratis →Immaginatevi la scena. Non siamo in una polverosa biblioteca della Sorbona, ma nel fango appiccicoso delle Argonne, tra il 1914 e il 1915. L'uomo che scrive non indossa la toga accademica, ma la divisa di sergente di fanteria. Si chiama Marc Bloch. Anni dopo fonderà la scuola delle Annales e rivoluzionerà il modo di fare storia, ma qui, ora, è solo un soldato che cerca di non farsi ammazzare.
Perché questo libro è fondamentale per voi che studiate storia? Perché Bloch fa qualcosa di straordinario: non spegne il cervello. Mentre attorno a lui i compagni vedono spie ovunque o credono all'arrivo di fantomatici cosacchi, lui osserva. Osserva come nasce una bugia. Osserva come la mente umana, sotto stress, deformi la realtà. Questo testo, diviso in Ricordi (l'esperienza diretta) e Riflessioni (l'analisi teorica), è la dimostrazione pratica che lo storico non smette mai di essere tale, nemmeno sotto il fuoco dei mortai. È un manuale di psicologia della testimonianza scritto col fucile in spalla.
In questa prima sezione, Bloch ci porta "dentro" l'evento. Non aspettatevi la grande strategia dei generali. Qui si vede la guerra dal basso, confusa, rumorosa e spesso incomprensibile.
Tutto comincia nell'agosto del 1914. Bloch ci descrive una Parigi colpita dall'assassinio di Jaurès, non disperata, ma "tranquilla e un po' solenne". C'è un dettaglio sociologico finissimo: nota che la guerra cancella istantaneamente le differenze di classe. Esistono solo due categorie: "quelli che partono" (la nuova nobiltà) e "quelli che restano" (che coccolano i soldati).
Il viaggio verso il fronte è tutt'altro che eroico. Bloch lo compie in parte su un carro di ortolani, stretto tra cavoli e carote, un odore acre che gli resterà impresso come il profumo dell'angoscia e dell'entusiasmo. Arrivato al fronte nelle Ardenne, la prima sensazione non è la paura, ma una curiosità febbrile mista a ignoranza totale. I soldati non sanno nulla. Dove sono i tedeschi? Che succede? Questa mancanza di informazioni è il vuoto che la mente cercherà disperatamente di riempire.
Qui entriamo nel vivo della battaglia della Marna e della ritirata. Bloch descrive la sofferenza fisica pura: il caldo soffocante, la dissenteria, la sete placata da tazze di caffè offerte da contadine in fuga. La battaglia stessa è un enorme disordine. Il 10 settembre 1914 è la data cruciale: il reggimento avanza sotto il fuoco dell'artiglieria, subisce perdite, si ritira, poi avanza di nuovo in un paesaggio di cadaveri e feriti.
Bloch confessa di avere ricordi "discontinui", come una pellicola cinematografica strappata o con scene invertite. È un punto chiave per l'esame: la memoria del testimone non è una registrazione fedele, ma una ricostruzione a posteriori. C'è un momento toccante: la vittoria della Marna.
I soldati vedono i tedeschi ritirarsi, vedono le tracce della loro fuga (bottiglie vuote, equipaggiamento abbandonato), ma non hanno la visione d'insieme. Sanno di essere vivi, sanno di avanzare, ma ignorano di aver vinto una battaglia decisiva per le sorti dell'Europa. La "Grande Storia" è invisibile a chi la sta facendo.
L'autunno porta il freddo e la guerra di posizione nelle Argonne (foresta della Gruerie). Qui Bloch analizza come l'ambiente fisico alteri la percezione. La foresta di notte non è silenziosa: fruscii, rami che si spezzano, il vento. Per soldati inesperti e terrorizzati, ogni rumore diventa un nemico che avanza.
Bloch racconta la prima notte di guardia: il reparto, nervoso, spara all'impazzata contro il nulla, scambiando il rumore della natura per un attacco tedesco. È un esempio perfetto di allucinazione collettiva: la paura trasforma l'udito nell'unico senso affidabile, ma anche nel più facile da ingannare. Bloch nota ironicamente come si sentissero "Mohicani" in un romanzo di avventura, ma con conseguenze mortali.
La guerra diventa mestiere. Si scava, si vive nel fango, si cerca di non morire. Bloch ci parla della convivenza forzata con la morte (il cadavere di un compagno che funge da scudo) e della strana "spensieratezza" che subentra per abitudine. Un episodio è illuminante per la teoria delle false notizie: l'osservazione di un terrapieno giallo nelle linee tedesche. Gli ufficiali credono sia una fortificazione innocua o un rifugio; in realtà nasconde una mitragliatrice che causerà danni enormi.
Al contrario, spesso si vedono minacce dove non ce ne sono. La mente riempie i vuoti visivi con le proprie aspettative. Bloch descrive anche la morte del suo amico G..., colpito da una scheggia mentre gli era accanto, sottolineando come la guerra uccida spesso in modo casuale e non eroico.
I periodi di riposo nelle retrovie (a Vienne-le-Château) non sono meno interessanti. Qui nascono le voci più potenti. Lontano dal pericolo immediato, la mente ha tempo di elaborare, di chiacchierare, di inventare. Si diffonde la voce di una "grande offensiva" decisiva a dicembre, che riempie tutti di speranza, per poi rivelarsi infondata. Bloch descrive il "periodo del fango": la pioggia incessante che trasforma le trincee in canali.
Racconta la tragica fine di un soldato territoriale bretone, G..., un uomo semplice che parlava appena francese. Malato, viene ignorato dai medici che lo credono un simulatore, finché non muore di stenti e malattia. È un atto d'accusa contro la disumanizzazione della burocrazia militare. Il capitolo si chiude con la febbre tifoide che colpisce Bloch nel gennaio 1915, costringendolo a lasciare il fronte.
Questo capitolo funge da cerniera. Bloch tira le somme. Denuncia l'impreparazione dell'esercito francese ("insufficienza della nostra preparazione materiale"), la mancanza di strumenti adeguati (pali, filo spinato) e l'incompetenza di certi ufficiali che si affidano al "si arrangino". Riflette profondamente sul coraggio. Non è una qualità innata, ma spesso è il frutto della paura sociale: si ha paura di sembrare vigliacchi davanti ai compagni. È la coesione del gruppo, il "punto d'onore", a tenere insieme l'esercito più che il patriottismo astratto.
Se la prima parte era la "pratica", qui siamo alla "teoria". Bloch indossa i panni dello storico e analizza ciò che ha visto, usando la guerra come un gigantesco esperimento di psicologia sociale.
Bloch afferma che la psicologia della testimonianza è uno strumento indispensabile per lo storico. Cita esperimenti in cui persone normali non ricordano dettagli evidenti di luoghi familiari. Se non ci fidiamo di un testimone tranquillo, come possiamo credere ciecamente a un soldato sotto shock, stanco e spaventato? La guerra è un "immenso esperimento". Bloch sostiene che l'errore non è un incidente, ma la norma fisiologica della percezione umana sotto stress. La storia "pittoresca", quella ricca di dettagli precisi su battaglie e dialoghi, è quasi sempre falsa. Il vero storico deve praticare il dubbio metodico.
Qui Bloch recensisce opere di altri autori (come Oman e van Langenhove) per smontare i meccanismi delle leggende. Si concentra su come la mancanza di spirito critico e l'emozione collettiva creino "cicli di leggende". Non sono semplici bugie, ma costruzioni mentali necessarie per dare senso a ciò che accade.
In questa sezione finale, Bloch illustra la sua teoria attraverso tre esempi concreti e dettagliati. Ecco come funzionano, passaggio per passaggio:
Il Fatto: Nell'agosto-settembre 1914, in Francia e Inghilterra si diffonde la certezza che migliaia di soldati russi siano sbarcati (in Scozia o a Marsiglia) per aiutare gli Alleati. La Genesi dell'Errore:
Stato d'animo collettivo (Il desiderio): Gli Alleati sono in difficoltà, arretrano. C'è un disperato bisogno psicologico di un "miracolo", di un aiuto esterno massiccio. Si credeva nell'immensa riserva umana della Russia (il "rullo compressore russo").
L'Incidente fortuito (L'innesco): Probabilmente la vista di soldati con uniformi insolite o che parlavano una lingua sconosciuta (forse truppe coloniali o scozzesi).
L'Interpretazione errata: Invece di verificare, la mente collettiva salta alla conclusione che desidera sia vera: "Sono i russi!". La voce nasce simultaneamente in più luoghi perché il bisogno psicologico era identico ovunque. È un esempio di come il desiderio crei la realtà.
Il Fatto: L'esercito tedesco, invadendo il Belgio, compie massacri di civili e incendia villaggi (come a Lovanio), sostenendo di essere attaccato da civili armati (franchi tiratori) e preti guerriglieri. La Genesi dell'Errore:
Stato d'animo collettivo (La Paura e la Memoria): I soldati tedeschi erano cresciuti con i racconti della guerra del 1870, dove i franchi tiratori francesi li avevano tormentati. Erano stanchi, nervosi e indottrinati a aspettarsi agguati dai civili.
L'Incidente fortuito (L'equivoco visivo): Bloch cita van Langenhove: molte case belghe avevano dei fori nella facciata. Erano semplici buchi tecnici per montare le impalcature degli imbianchini.
L'Interpretazione errata: Il soldato tedesco, ossessionato dall'idea dell'agguato, vede quei buchi e pensa: "Sono feritoie! Hanno preparato le case per spararci!".
La Conferma: Basta un colpo partito per sbaglio o un'eco, e la psicosi esplode. "Ci sparano dalle feritoie!". Segue la rappresaglia. La leggenda serve qui a giustificare la violenza e a placare la paura.
Il Fatto: Nel settembre 1917, il reparto di Bloch cattura un prigioniero tedesco vicino allo Chemin des Dames. Poco dopo, nelle retrovie, tutti dicono: "Hanno preso una spia! Era un tedesco che prima della guerra faceva il commerciante qui vicino, a Braisne". La Genesi dell'Errore:
L'Incidente fortuito (L'errore uditivo): Il prigioniero interrogato dice di essere originario di Brema (in francese Brême).
La Deformazione: La notizia viaggia verso le retrovie, passando per le cucine da campo (i centri nevralgici del pettegolezzo). Qualcuno sente male: Brême diventa Braisne (una cittadina vicina al fronte).
La Razionalizzazione (Il pregiudizio): Perché un tedesco dovrebbe essere di Braisne? "Doveva essere uno che viveva qui prima... una spia!". Questo si incastrava perfettamente con la convinzione diffusa che la Francia fosse piena di spie tedesche prima della guerra.
Conclusione: Una semplice assonanza fonetica (Brême/Braisne), unita alla mania della spia, trasforma un banale riservista di Brema in un astuto agente segreto. Questo esempio dimostra come le cucine e le retrovie siano i veri laboratori delle false notizie, dove i contatti tra soldati diversi permettono alle voci di ingigantirsi.
Perché dobbiamo leggere oggi "La guerra e le false notizie"? Perché Marc Bloch ci insegna che la storia non è fatta solo di documenti scritti, ma di uomini che sentono, soffrono e, spesso, si sbagliano.
Per lo storico moderno, la lezione è chiara: diffidare della memoria, incrociare le fonti e, soprattutto, capire la psicologia collettiva del momento. Una falsa notizia, ci dice Bloch, è uno specchio: guardandoci dentro non vediamo la verità dei fatti, ma vediamo la verità di ciò che la gente pensava, sperava e temeva. E per uno storico, quella è una verità ancora più preziosa.
| Copertina | Titolo del Libro | Link |
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La guerra e le false notizie. Ricordi (1914-1915) e riflessioni (1921)Marc Bloch |
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