Scopri il pensiero di David Hume sul rapporto tra ragione e passioni nel Trattato sulla natura umana. Una guida chiara per comprendere perché la morale nasce dal sentimento (moral sense) e non dalla logica, con l'analisi delle citazioni chiave su vizio e virtù.
Pubblicato: 19/01/2026
Ultima modifica: 19/01/2026
Ti hanno sempre insegnato che per agire bene devi "ascoltare la ragione" e mettere a tacere le emozioni? David Hume non è d'accordo. Anzi, per il grande filosofo scozzese, pensare che la logica possa comandare la nostra vita è un errore madornale.
In questo articolo esploriamo il cuore della filosofia morale di Hume, tratta dal suo capolavoro, il Trattato sulla natura umana. Scoprirai perché, secondo lui, siamo guidati esclusivamente dai sentimenti e perché il bene e il male non sono fatti oggettivi, ma reazioni emotive.
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La Ragione non spinge all'azione: L'intelletto è come una mappa o una calcolatrice: ti dice come ottenere qualcosa, ma non ti dà la voglia di ottenerla. È inerte.
Le Passioni sono i veri padroni: Solo le emozioni (desiderio, paura, speranza) possono muovere la volontà. Senza un impulso emotivo, resteremmo immobili anche sapendo cosa è "giusto" fare.
Non esiste conflitto tra Ragione e Passioni: La ragione non può opporsi a una passione, perché giocano in campionati diversi. La ragione è solo una serva che obbedisce agli ordini (i desideri) delle passioni.
La Morale è un Sentimento ("Moral Sense"): Non giudichiamo un crimine "sbagliato" perché lo calcoliamo matematicamente, ma perché osservandolo proviamo un sentimento immediato di disapprovazione e dolore.
Nella filosofia tradizionale, l'uomo saggio è colui che usa la ragione per dominare gli istinti. Hume ribalta completamente questo tavolo. Per lui, l'intelletto umano ha solo due funzioni specifiche:
Confrontare idee (come nella matematica).
Capire cause ed effetti (tramite l'esperienza).
Tuttavia, nessuna di queste due attività può farti fare qualcosa. Immagina un mercante: usa l'aritmetica (ragione) per fare i conti, ma perché lo fa? Solo perché ha il desiderio (passione) di guadagnare o la paura di andare in bancarotta. Se togliessi quel desiderio, i numeri per lui sarebbero privi di interesse.
Quindi, dice Hume, l'impulso ad agire nasce sempre dalla prospettiva del piacere o del dolore. La ragione entra in gioco solo dopo, per indicarci la strada migliore per raggiungere quel piacere o evitare quel dolore. Ma non può mai, da sola, creare o distruggere un desiderio.
È una domanda trabocchetto. Per Hume, in senso stretto, un'azione o una passione non possono mai essere "contrarie alla ragione". Non è contrario alla ragione preferire la distruzione del mondo intero pur di non graffiarsi un dito. Sembra folle, ma logicamente non c'è contraddizione. Parliamo di "irragionevolezza" solo in due casi tecnici:
Quando la passione si basa su una supposizione falsa (es. ho paura di un frutto perché credo sia velenoso, ma non lo è).
Quando scelgo i mezzi sbagliati per il mio fine (es. voglio arrivare a Roma ma prendo il treno per Parigi).
"La ragione è, e dovrebbe soltanto essere schiava delle passioni, né potrebbe mai ambire a qualcosa che non sia servirle e obbedire loro."
Spiegazione: È la frase più iconica di Hume. Significa che la ragione non è il "re" che governa il regno dell'uomo, ma è un ministro, un consulente tecnico. Il suo unico lavoro è trovare il modo più efficiente per soddisfare i desideri che le passioni le ordinano di realizzare.
"Il vizio e la virtù possono essere paragonati ai suoni, ai colori, al caldo e al freddo, i quali, secondo la filosofia moderna, non sono qualità negli oggetti, ma percezioni nella mente."
Spiegazione: Qui Hume ci dice che il "male" o il "bene" non sono proprietà fisiche delle azioni (come il peso o l'altezza). Sono come il colore rosso: non esiste negli atomi dell'oggetto, ma è il modo in cui il nostro occhio e cervello reagiscono alla luce. Allo stesso modo, il vizio è la reazione di dolore/disapprovazione che la nostra mente prova di fronte a certe azioni.
Per dimostrare che il male non è un fatto logico o razionale, Hume utilizza un esempio brillante e paradossale: il confronto tra un uomo e un albero.
Immagina un figlio che uccide il padre (parricidio). È un crimine orrendo. Ora immagina una quercia che lascia cadere un seme. Da quel seme nasce un alberello che, crescendo, soffoca e distrugge la quercia madre. Analizziamo i fatti con la pura ragione:
In entrambi i casi, il genitore ha dato vita al figlio.
In entrambi i casi, il figlio causa la morte del genitore.
Le relazioni causali sono identiche. Eppure, condanniamo l'uomo ma non l'albero. Perché? Se il male fosse una verità razionale deducibile dai fatti, dovremmo condannare anche l'albero. Non lo facciamo perché il parricidio umano suscita in noi un sentimento di orrore e indignazione che la crescita dell'albero non provoca. La differenza non è nella logica degli eventi, ma nel nostro cuore.
David Hume ci insegna che la morale non è una questione di calcoli freddi o di verità eterne scritte nel cielo. La morale è una questione di gusto interiore. La virtù è ciò che ci fa provare una soddisfazione disinteressata, il vizio è ciò che ci provoca disagio. Non siamo robot logici, siamo esseri senzienti: è il nostro sentire che dà colore morale al mondo, non il nostro pensare.
Studente di Storia
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