Stai cercando un riassunto chiaro dell'Utilitarismo di John Stuart Mill? In questa guida completa per studenti spieghiamo il principio della massima felicità, la differenza qualitativa dei piaceri e la risposta di Mill alle critiche morali. Troverai definizioni chiave, esempi pratici e uno schema di studio perfetto per superare l'esame di filosofia.
Pubblicato: 19/01/2026
Ultima modifica: 19/01/2026
Ti sei mai chiesto quale sia il criterio scientifico per distinguere il bene dal male? Probabilmente, senza saperlo, hai ragionato da utilitarista almeno una volta nella vita. L'Utilitarismo è una delle dottrine filosofiche più influenti dell'epoca moderna, eppure è vittima di un colossale fraintendimento. Quando sentiamo la parola "utile", pensiamo subito al guadagno economico, all'interesse egoistico o a qualcosa di arido.
Nel suo celebre saggio L'Utilitarismo (1861), John Stuart Mill spazza via questo pregiudizio: l'utilità non è il contrario del piacere. Anzi, per Mill il termine "utilità" coincide esattamente con la ricerca della felicità e la prevenzione del dolore. Ma attenzione: non si tratta di una felicità qualsiasi, bensì di una felicità ricca, umana e consapevole.
Se devi prepararti per un'interrogazione e cerchi una spiegazione chiara che vada dritta al punto, ecco la guida definitiva al pensiero di Mill.
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Il Principio della Massima Felicità: Un'azione è moralmente corretta se tende a produrre felicità (intesa come piacere e assenza di dolore) e scorretta se tende a produrre il contrario. Questo calcolo non riguarda solo chi agisce, ma la somma della felicità di tutti i soggetti coinvolti.
Qualità prima della Quantità: Non tutti i piaceri sono uguali. A differenza di quanto pensavano alcuni predecessori, per Mill i piaceri dell'intelletto, dei sentimenti morali e dell'immaginazione hanno un valore intrinseco superiore ai semplici piaceri fisici o "animali".
Il Sacrificio non è un fine in sé: Sacrificare il proprio bene è nobile solo se serve ad aumentare la somma totale della felicità nel mondo. Un sacrificio fatto per puro ascetismo, che non porta beneficio agli altri, per Mill è "sprecato" e privo di valore morale.
L'Intenzione conta, il Motivo no: Per giudicare un'azione guardiamo l'intenzione (cosa l'agente voleva fare e le sue conseguenze), non il motivo (il sentimento personale che lo ha spinto). Salvare qualcuno che annega è un'azione morale sia che lo si faccia per dovere, sia che lo si faccia sperando in una ricompensa.
Una delle critiche più feroci mosse storicamente agli utilitaristi (e prima di loro agli epicurei) è quella di ridurre l'uomo a un animale. I detrattori sostenevano: se il fine ultimo della vita è solo il piacere, allora la vostra dottrina è degna solo dei porci, che vivono seguendo i loro istinti basilari.
Mill risponde a questa accusa con grande eleganza. L'errore, spiega il filosofo, è degli accusatori, non degli utilitaristi. Sono proprio i critici a presupporre, insultando la natura umana, che gli uomini non siano capaci di altri piaceri se non quelli di cui sono capaci i suini.
La realtà è ben diversa: gli esseri umani hanno facoltà molto più elevate dei semplici appetiti animali. Una volta che diventiamo consapevoli di queste facoltà superiori (l'intelligenza, la sensibilità artistica, la coscienza morale), non possiamo più considerare "felicità" nulla che non le soddisfi. Mill introduce qui una distinzione fondamentale per l'etica moderna: la differenza qualitativa dei piaceri, non solo quantitativa.
Come facciamo a stabilire scientificamente che un piacere "mentale" è superiore a uno "corporeo"? Ci affidiamo al verdetto di "giudici competenti", ovvero coloro che hanno esperienza di entrambi. Secondo Mill, chiunque abbia conosciuto sia i piaceri della cultura che quelli dei sensi, non accetterebbe mai di trasformarsi in un animale ignorante pur di avere la pancia piena.
Per dimostrare di aver compreso il testo originale, usa queste due celebri argomentazioni.
"È meglio essere una creatura umana inappagata che un maiale appagato; meglio essere un Socrate insoddisfatto che uno sciocco soddisfatto."
Spiegazione: Questa è la frase simbolo del pensiero di Mill. Significa che una persona colta e consapevole ("Socrate") avrà sicuramente più difficoltà a essere pienamente contenta rispetto a uno sciocco, perché comprende la complessità del mondo, i suoi dolori e le sue imperfezioni. Tuttavia, possiede una dignità e una qualità di vita superiore che non scambierebbe mai. Lo "sciocco" è soddisfatto solo perché ha standard bassissimi e ignora tutto ciò che si sta perdendo.
"L'utilitarismo richiede a chi agisce di essere rigorosamente imparziale, uno spettatore disinteressato e benevolo."
Spiegazione: Con questo concetto Mill smonta l'accusa di egoismo. L'utilitarista non cerca il proprio piacere personale a discapito degli altri. Al contrario, quando deve prendere una decisione morale, deve comportarsi come un osservatore esterno e imparziale, calcolando quale azione massimizzi il benessere collettivo. Mill arriva addirittura a citare la regola d'oro evangelica ("ama il prossimo tuo come te stesso") come ideale perfetto della moralità utilitarista.
Come ragiona un utilitarista nella vita reale di fronte a un dilemma? Prendiamo l'esempio classico della menzogna.
Kant, un altro grande filosofo, direbbe che non bisogna mai mentire, perché è un dovere assoluto. Mill invece analizza le conseguenze. Dire una bugia potrebbe sembrare "utile" sul momento per togliersi da un impiccio (convenienza personale). Tuttavia, Mill spiega che la veridicità ha un'utilità sociale immensa: la fiducia reciproca è la base della civiltà e del benessere collettivo. Se tutti mentissero, la società crollerebbe. Quindi, indebolire questa fiducia per un vantaggio personale fa male a tutti nel lungo periodo: per questo mentire è, in generale, immorale.
Tuttavia, poiché l'utilitarismo non è un dogma rigido, esistono le eccezioni. Immagina di dover nascondere una brutta notizia a una persona gravemente malata per non causarle uno shock letale, o di dover mentire a un malintenzionato per salvare una vittima innocente. In questi casi specifici, se nascondere la verità (intenzione) serve a preservare qualcuno da un male enorme e immeritato, allora la bilancia dell'utilità pende verso la menzogna. L'eccezione è accettabile solo se aumenta la felicità complessiva più dell'alternativa.
L'utilitarismo di Mill non è un calcolo freddo, né un invito al godimento sfrenato. È una filosofia progressista che ci chiede di usare la ragione per migliorare il mondo concretamente, combattendo i grandi mali reali come la povertà e la malattia. È una dottrina esigente, che ci invita a non accontentarci di essere "maiali soddisfatti", ma a cercare una felicità più alta, condivisa e consapevole.
Studente di Storia
Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.
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