L'ossessione contemporanea per il True Crime affonda le sue radici nell'Invenzione della Cronaca Nera, un fenomeno editoriale nato e sviluppatosi nel XVI secolo. Questo articolo analizza come l'avvento della stampa abbia trasformato il crimine in un prodotto di consumo per le masse, grazie soprattutto al broadsheet illustrato (il foglio volante con xilografie d'impatto). Scopriremo il ruolo cruciale di figure come il pastore svizzero Johann Jakob Wick e come i resoconti di delitti efferati, spesso scritti da autori ecclesiastici, venissero utilizzati come "sermoni viventi" e potenti strumenti di deterrenza pubblica, riflettendo le ansie della nascente borghesia.
Pubblicato: 17/11/2025
Ultima modifica: 28/12/2025
Se oggi accendiamo la televisione o apriamo un podcast, è quasi certo che incontreremo una storia di cronaca nera. Siamo immersi in una cultura del true crime, una fascinazione morbosa e persistente per l’orrore e per la ricostruzione dettagliata del male. Ma vi siete mai chiesti quando è nata questa abitudine?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è un fenomeno del Ventesimo secolo. Per trovare le radici profonde di questa ossessione mediatica, dobbiamo viaggiare indietro nel tempo fino al XVI secolo, un'epoca di profonde trasformazioni sociali e religiose, in cui l'avvento della stampa trasformò il sangue in inchiostro.
Prima che la macchina da stampa rendesse le notizie accessibili, i delitti e le esecuzioni capitali facevano parte dei rituali della vita comunitaria. I malfattori venivano messi a morte nei luoghi dei loro crimini, spesso dimenticati in fretta, e i dettagli orrendi venivano confinati alle chiacchiere di piazza o, nel migliore dei casi, ai freddi e laconici atti della magistratura.
La stampa, in quel periodo, era riservata a grandi affari di stato, come le rivolte internazionali o i dispacci diplomatici. Tuttavia, proprio nel Cinquecento, si verificò una convergenza fondamentale. Le autorità cittadine iniziarono a usare la stampa per diffondere anche normative molto più vicine alla vita quotidiana, come le regolamentazioni per il mercato del pollame.
Questa necessità di comunicare gli affari locali essenziali preparò il terreno per l'accettazione di un nuovo tipo di informazione: il true crime nella storia.
Il risultato fu una nuova forma di pubblicazione popolare, il broadsheet illustrato. Questo foglio volante permise per la prima volta a un pubblico vasto di sperimentare "per interposta persona l'orrore o il brivido di quegli atti malvagi". È in questi broadsheets che si cristallizza la vera e propria invenzione della cronaca nera in età moderna.
In questo viaggio, analizzeremo il medium, il pubblico insospettabile che lo consumava e le profonde ragioni morali e teologiche che non solo giustificavano, ma rendevano necessaria la diffusione del sensazionalismo.
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L'invenzione delle notizieAndrew Pettegree |
Per la maggior parte della popolazione europea, l'informazione di carattere locale era sempre rimasta confinata all'ambito delle comunicazioni verbali e delle voci incontrollate. Sebbene la stampa si occupasse di argomenti internazionali o di questioni che influenzavano la vita cittadina, come la costante preoccupazione delle autorità di garantire gli approvvigionamenti di cibo, ciò che accadeva "vicino a casa" era separato dal grande circuito delle notizie.
Spesso infatti si era più informati di quello che succedeva in una capitale straniera rispetto al paese vicino.
Il Cinquecento segna però un punto di svolta. I grandi eventi internazionali e le normative di regolamentazione urbana iniziarono a coesistere con vicende molto più intime e drammatiche. I resoconti di un delitto particolarmente efferato o bizzarro non venivano più relegati a un breve appunto su un diario, ma trovavano spazio sulle pagine stampate.
L'inserimento di atti legislativi minori, come gli editti sulle irregolarità nel commercio del pollame, e, subito dopo, dei dettagli dei crimini sulla stessa stampa, diede involontariamente al fatto di cronaca locale una nuova dignità mediatica.
Lo stesso mezzo che annunciava ai cittadini le sanzioni per chi non rispettava le regole del mercato, conferiva ora "notiziabilità" e la possibilità di essere distribuito su larga scala al dramma umano e al crimine. In altre parole, il sensazionalismo locale veniva standardizzato e legittimato come informazione essenziale per la comunità, al pari di un decreto di polizia urbana.
Il veicolo principale per questa nuova cronaca nera in età moderna fu il broadsheet, un foglio volante stampato su un unico lato, che rappresentava l'equivalente della nostra prima pagina choc. Questi fogli, particolarmente diffusi nella cultura editoriale tedesca del Cinquecento, erano studiati per un impatto visivo immediato.
Caratteristica distintiva del broadsheet era l'uso massiccio dell'illustrazione, spesso realizzata con una grafica ben studiata. Xilografie (incisioni su legno) imponenti occupavano invariabilmente la metà superiore del foglio, descrivendo l'evento che veniva poi narrato nel testo sottostante.
Questi prodotti, benché ideati per la collezione, erano destinati al consumo di massa. Dopo essere passati di mano in mano, o affissi ai muri delle città, venivano spesso logorati fino alla consunzione, a riprova dell'alto tasso di circolazione e interesse popolare che generavano.
Lo studio stilistico di queste illustrazioni rivela l’esistenza di due modelli narrativi ben precisi, entrambi cruciali per la diffusione dell'orrore:
Questa scelta visiva non era casuale. Il modello della sequenza multi-scena era ben noto dalla pittura tardo-medievale, in particolare dai racconti della Passione di Cristo. Applicare tale retorica visiva, familiare e carica di significato religioso, alla storia del criminale elevava il true crime a una parabola teologica.
L'atto malvagio veniva controbilanciato dalla crudeltà della condanna, vista come una giustificazione visiva e ineludibile della giustizia divina e terrena.
Gran parte della nostra comprensione sui primi servizi di cronaca nera è dovuta al meticoloso lavoro di un uomo: il pastore svizzero Johann Jakob Wick (1522-1588). Entrato nel clero della cattedrale di Zurigo nel 1557, Wick dedicò quasi trent’anni a collezionare e trascrivere notizie dalla sua città e da tutto il mondo.
A partire dal 1560 e fino alla sua morte nel 1588, Wick riempì corposi volumi, noti oggi come Wickiana, con resoconti di eventi "grandi e sorprendenti". La sua era una vera e propria multimedia record dell'epoca, comprendente un totale di 500 opuscoli e 400 broadsheets stampati, intervallati da informazioni manoscritte e splendide illustrazioni colorate a mano.
Wick non operava in isolamento. Lavorava a stretto contatto con alti prelati come Heinrich Bullinger, che era al centro di una delle più sviluppate reti epistolari d'Europa e che volentieri gli trasmetteva notizie interessanti.
La sua collezione era eclettica, spaziando da dispacci diplomatici sulla lotta degli Ugonotti in Francia, a storie di vita quotidiana a Zurigo (come il caso di un carro che finisce in un mercato, spaventato dal fiume Limmat in piena) fino, ovviamente, alle storie di cronaca nera più truculente.
I viaggiatori di passaggio a Zurigo gli facevano visita appositamente per narrargli eventi degni di nota e fatti stupefacenti che avevano visto con i loro occhi.
Un elemento cruciale che spiega la diffusione della cronaca nera era la rete di distribuzione. La maggior parte del materiale stampato nella Wickiana proveniva dalla Germania. Questo era dovuto in gran parte al rifornimento operato da Christoph Froschauer, uno stampatore di Zurigo che si procurava materiali direttamente alla Fiera di Francoforte.
Questa struttura logistica dimostra che, fin dagli albori, il sensazionalismo non era un fenomeno isolato. Le storie dovevano viaggiare lontano per trovare il loro pubblico. L'omicidio abominevole commesso da Blasius Endres, per esempio, che uccise la moglie e i loro sei figli, avvenuto a Wangen (150 km a nord di Zurigo), fu stampato a Lindau e poi ad Augusta, diffondendosi rapidamente. Il true crime era strutturalmente internazionale, trasformando il crimine in un prodotto culturale standardizzato e destinato all'esportazione.
Nelle prime forme di cronaca nera, il racconto dell'orrore non poteva esistere senza il racconto della sua giusta risoluzione. La narrazione di fatti scioccanti risultava adatta a un vasto pubblico, a patto che fosse inserita nel racconto della successiva scoperta del delitto e del giudizio esemplare riservato al colpevole.
La società del XVI secolo era intrinsecamente pericolosa. Lo stato, che disponeva di risorse di polizia preventive molto limitate, faceva affidamento sulla paura come principale strumento di controllo sociale. L'opinione diffusa era che solo la paura di una morte raccapricciante potesse fungere da deterrente efficace.
L'esecuzione capitale era un vero e proprio rito a edificazione della popolazione. La brutalità della pena era in funzione della sua natura pubblica: la popolazione doveva "sentire il peso del potere e dell'autorità" vedendo il corpo straziato del condannato.
Il rituale era meticolosamente strutturato: il corteo dal carcere al luogo dell'esecuzione, la tortura durante il tragitto (spesso descritta sui broadsheets, come il supplizio della ruota), l'esecuzione vera e propria e, infine, l'esposizione del cadavere.
Nella letteratura del crimine, si poneva grande enfasi sul pentimento del colpevole. Morire di una buona morte era considerato parte essenziale del processo di risanamento e di riaffermazione dell'ordine morale. Anche se il condannato aveva compiuto atrocità, la sua sofferenza e il pentimento finale servivano a ripristinare il significato teologico della giustizia.
Non è affatto sorprendente scoprire che molti autori degli opuscoli di cronaca nera erano ecclesiastici. Le loro narrazioni non erano semplice intrattenimento macabro, ma si trasformavano in veri e propri "sermoni viventi", storie con una morale inequivocabile. I crimini più orribili confermavano il significato teologico che i ministri del culto attribuivano alla depravazione della natura umana e alla costante presenza del diavolo.
Un esempio notevole fu il pastore luterano Burkard Waldis. Nel caso dell'infanticidio del 1551, Waldis seppe distillare dalla terribile scena una profonda carica di pathos, ponendo l'enfasi sulla figura del Diavolo che aveva reso "irremovibile il volere della madre". Allo stesso modo, per il pastore Johannes Füglin di Basilea, gli omicidi di un giovane tessitore erano la classica parabola della discesa nel vizio e nella "grinfie del diavolo".
La diffusione di queste storie non mirava alla prossimità geografica, ma alla conferma di un principio universale. L'omicidio di un oste, della moglie e del loro bambino commesso da un francese a Rouen, venne pubblicato a Londra da Thomas Purfoot nel 1586. Questo dimostra che il Male è ovunque, ma la necessità del Giusto Castigo è un principio che trascende i confini nazionali. La stampa, in questo modo, creava una giurisdizione morale pan-europea.
Uno degli aspetti più interessanti degli albori della cronaca nera è il profilo del suo pubblico. Sebbene in epoche successive il sensazionalismo fosse spesso considerato appannaggio delle classi inferiori, nel XVI secolo godeva di un'aura più che rispettabile. I lettori più assidui erano in gran parte membri delle agiate famiglie borghesi.
Questo non deve sorprendere. Coloro che avevano raggiunto una certa stabilità e prosperità temevano, più di tutti, la fragilità di quell'ordine. Erano costantemente preoccupati che i loro apprendisti o servi potessero trasformarsi in persone malvage e scagliarsi contro il datore di lavoro o i membri vulnerabili della famiglia.
Il contenuto drammatico dei fogli di cronaca nera serviva da potente monito: la pace faticosamente costruita poteva essere ribaltata in un istante, poiché il pericolo poteva celarsi imprevedibilmente dietro ogni angolo.
Particolare enfasi veniva data ai crimini commessi da donne, proprio perché erano statisticamente rari (attorno al 5% dei reati in regioni come il Württemberg nel Cinquecento). Questi casi, che attaccavano le gerarchie sociali e di genere, suscitavano un panico ancora maggiore.
I crimini più scioccanti erano quelli compiuti dalle madri contro i propri figli. Il caso straziante di una donna che assassinò quattro figli e si suicidò nel 1551 fu ampiamente illustrato e diffuso. La narrazione, spesso in versi per aumentare il pathos, spiegava che la donna, sconvolta dai morsi della fame, non aveva visto altra via di scampo.
Storie come questa toccavano le ansie più profonde di una società in cui la maggior parte delle persone viveva ai limiti della sussistenza. La morte del capofamiglia, o un rovescio improvviso di fortuna, poteva far precipitare una famiglia nella miseria.
La popolarità di storie di crimine dettate dall'estrema fame è correlata in modo diretto alla popolarità di racconti che celebravano l'intervento della divina provvidenza. La diffusione di broadsheets sul crimine si accompagnava a quella di storie edificanti, come il racconto del miracolo della "pioggia di grano" che salvava una famiglia affamata.
Entrambe le tipologie di notizie, l'orrore estremo dell'infanticidio e il miracolo salvifico, rispondevano alle medesime ansie opprimenti circa l'approvvigionamento di cibo e la fragilità dell'esistenza. La cronaca nera incarnava il peggiore degli incubi borghesi.
Il racconto del prodigio offriva la speranza di un intervento divino, ma entrambi erano venduti e consumati come "notizie" essenziali per navigare un mondo intrinsecamente pericoloso.
Nel XVI secolo, la linea di demarcazione tra cronaca nera, disastro naturale e soprannaturale era estremamente sottile. Gli editori, infatti, sfornavano senza sosta serie continue di eventi sensazionali: nascite mostruose, animali strani, terremoti, inondazioni e soprattutto apparizioni celesti.
Johann Jakob Wick, come la maggior parte dei suoi contemporanei, registrava assiduamente e senza scetticismo questi eventi. Le comete, i meteore o le visioni di "uomini in armi" nel cielo erano facilmente interpretate come presagi di calamità future. Lo stesso Wick, nel 1571, trascrisse un estratto su una cometa di Nostradamus e tornò poi sulla pagina per riflettere pacatamente: "Credo che questa apparizione potrebbe essere vista come un avvertimento e un presentimento dei terribili assassinî che si sarebbero verificati l'anno dopo, a Parigi e in altri luoghi della Francia, nella notte di San Bartolomeo". Il cielo era, in sostanza, la prima pagina dei quotidiani.
Data la forte componente teologica della prima cronaca nera, non sorprende che le pubblicazioni di notizie abbiano rivelato un crescente e morboso interesse per la stregoneria. La stampa ebbe un ruolo cruciale e "perverso" nel fomentare la mania delle streghe.
Inizialmente, le gerarchie ecclesiastiche mantenevano un certo scetticismo riguardo ai processi. Tuttavia, il successo immediato di manuali come il Malleus maleficarum (pubblicato dal cacciatore di streghe Heinrich Kramer, nonostante l'opposizione di alcuni vescovi) conferì autorità accademica e popolare alla persecuzione, fornendo una guida su come cercare e punire le streghe.
I broadsheets riportavano con entusiasmo i risultati di questi processi. Il caso più emblematico fu il processo alla donna giustiziata per aver dato fuoco alla città di Schiltach, nella Foresta Nera, nel 1533. Il resoconto andò in stampa poche settimane dopo e divenne un evento di notorietà massima quando un editore di Norimberga commissionò un broadsheet illustrato all'artista Erhard Schön.
La diffusione massiccia e sensazionalistica di questi racconti ebbe conseguenze sociali devastanti, portando a esecuzioni di massa nell'ultimo quarto del Cinquecento. I testi su streghe e diavoli, spesso rappresentati mentre volavano su gatti o vitelli per raggiungere le loro assemblee, aggiungevano un ulteriore strato di terrore alle ansie generate dai delitti efferati.
L'impatto fu tale da generare un’opposizione consapevole. Quando, nel 1535, un tipografo di Strasburgo chiese l'autorizzazione per stampare l'ennesimo racconto degli eventi di Schiltach, i magistrati si opposero con un rifiuto esplicito. La loro storica dichiarazione fu: "Noi non creiamo diavoli".
Questo rifiuto segna un momento fondamentale nella storia dei media: l'autorità politica riconobbe, implicitamente, il potere della stampa non solo di riflettere la realtà del crimine, ma di modellarla, amplificandola e contribuendo a generare l'isteria e la paura necessarie per giustificare le successive persecuzioni. La stampa, in questo caso, veniva accusata di produrre i "diavoli", ovvero di innescare il panico mediatico.
L'invenzione della cronaca nera in età moderna attraverso il broadsheet illustrato fu un fenomeno editoriale e culturale di straordinaria importanza. Il true crime nella storia non nacque come mero intrattenimento macabro, ma fu un potente strumento sociale e teologico.
Il suo successo era legato a una "ricetta" mediatica vincente: una grafica d'impatto immediato (la xilografia), il dettaglio raccapricciante del crimine, il pathos umano del dolore e della disperazione (soprattutto in relazione alla fame), e una risoluzione morale obbligatoria, orchestrata da autori ecclesiastici.
Questa miscela serviva a rassicurare la classe borghese, la più grande consumatrice di queste storie, ricordando loro che, nonostante il caos e la violazione dei costumi, la giustizia terrena e l'ordine morale divino sarebbero sempre prevalsi sul pericolo incombente.
I broadsheets del Cinquecento rappresentarono uno dei primi modi in cui la cultura della notizia fu attivamente sfruttata per plasmare la società e rafforzare le strutture statali attraverso la paura come deterrente. Essi dimostrarono che il pubblico europeo non era un destinatario passivo, ma sviluppava un proprio sistema assiologico, alimentando un mercato che, se lasciato senza freno, poteva generare panico e minacciare l'ordine (come testimoniato dal dibattito sulla stregoneria).
Oggi, il true crime continua a prosperare utilizzando gli stessi ingredienti fondamentali: la miscela di orrore e la ricerca di una risoluzione, di un significato morale. Che si tratti di un resoconto xilografico del XVI secolo o di un documentario moderno, il bisogno umano di confrontarsi con la depravazione per riaffermare, in ultima analisi, l'ordine e la giustizia, rimane il motore inalterato della cronaca nera.
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