Dopo sessant'anni di conflitti, nel 1559 Francia e Spagna firmano la Pace di Cateau-Cambrésis. È l'atto finale delle Guerre d'Italia: la Spagna di Filippo II ottiene un'egemonia schiacciante, controllando direttamente Milano, Napoli e le isole, mentre la Francia rinuncia a ogni pretesa. Inizia per la penisola la lunga epoca della "Pax Hispanica".
Pubblicato: 09/12/2025
Ultima modifica: 24/01/2026
Per comprendere il significato epocale del 1559, dobbiamo guardare indietro, all'inizio di tutto. Era il 1494 quando la Discesa di Carlo VIII aveva infranto il fragile equilibrio degli stati italiani, trasformando la penisola nel campo di battaglia delle grandi potenze europee.
Per oltre mezzo secolo, l'Italia aveva visto di tutto: il misticismo tragico di Girolamo Savonarola, coalizioni internazionali come la Lega di Cambrai contro Venezia, tregue illusorie come la Pace di Noyon e traumi indelebili come il Sacco di Roma.
Ma alla fine degli anni Cinquanta del Cinquecento, lo scenario era cambiato. I due grandi duellanti, Carlo V e Francesco I, erano usciti di scena. Sul trono di Spagna sedeva ora Filippo II, un re burocrate che governava dal suo tavolo di lavoro, mentre in Francia regnava Enrico II. Entrambi i regni erano esausti finanziariamente (la Spagna dichiarò bancarotta nel 1557). Dopo l'ultimo scontro a San Quintino (1557), dove le truppe spagnole guidate dal duca di Savoia sbaragliarono i francesi, divenne chiaro che nessuno poteva annientare l'altro. Bisognava trattare.
La pace firmata a Cateau-Cambrésis nel 1559 non fu una semplice tregua, ma un riassetto globale che avrebbe congelato la mappa politica europea (e soprattutto italiana) per un secolo e mezzo.
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Il verdetto del trattato fu inappellabile: la Francia rinunciava definitivamente a qualsiasi pretesa sull'Italia. La penisola divenne, di fatto, un feudo della monarchia spagnola.
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Filippo II si trovò a controllare direttamente quasi la metà del territorio italiano, una concentrazione di potere che non permetteva a nessun altro stato di muovere un dito senza il consenso di Madrid.
Ecco la nuova geografia del potere:
Tra i vincitori di Cateau-Cambrésis c'è un italiano: Emanuele Filiberto di Savoia, detto "Testa di Ferro". Il suo ducato era stato occupato dai francesi per anni, ma grazie alle sue abilità di condottiero al servizio della Spagna, il trattato gli restituì le sue terre.
Emanuele Filiberto capì una cosa fondamentale: il baricentro dei suoi interessi non era più al di là delle Alpi, in Francia, ma in Italia. Spostò la capitale da Chambéry a Torino e iniziò un'opera di modernizzazione radicale. Smantellò le vecchie autonomie feudali, centralizzò le finanze nella Camera dei Conti e, soprattutto, creò un piccolo ma disciplinato esercito permanente.
Mentre il resto d'Italia subiva il dominio straniero, in Piemonte si gettavano le basi (ancora fragili, ma reali) per un futuro ruolo di potenza regionale.
Per gli altri stati italiani, l'indipendenza divenne un concetto molto relativo. Sebbene formalmente autonomi, erano legati a filo doppio alla volontà di Filippo II.
L'unica vera eccezione in questo quadro monocolore rimase la Repubblica di Venezia. Dopo aver rischiato l'estinzione con la Battaglia di Agnadello, Venezia aveva imparato la prudenza. Mantenne la sua indipendenza e il controllo del Veneto, ma rinunciò a grandi ambizioni espansionistiche per concentrarsi sulla difesa del suo impero marittimo contro i Turchi.
Per il resto d'Italia, Cateau-Cambrésis segnò l'inizio di quella che gli storici chiamano la "Pax Hispanica". Fu un periodo di pace, certo, dopo decenni di ferro e fuoco, ma fu una pace "di piombo".
La vivacità politica che aveva caratterizzato il Rinascimento si spense. Le classi dirigenti italiane, i patriziati urbani, smisero progressivamente di essere imprenditori e mercanti per trasformarsi in un'aristocrazia terriera di stampo spagnolo, ossessionata dall'onore e dalla rendita, mentre l'economia iniziava quel lento declino che avrebbe caratterizzato il Seicento.
Con la firma del 1559, il grande ciclo delle Guerre d'Italia si chiude definitivamente. L'Italia, che nel 1494 era il giardino d'Europa, ricco e frammentato, ne usciva trasformata in una provincia imperiale.
Il sogno di libertà dei comuni e delle signorie era svanito di fronte alla potenza di fuoco dei grandi stati nazionali. Ma proprio in questo nuovo assetto, cristallizzato a Cateau-Cambrésis, si possono leggere le premesse della storia italiana dei secoli successivi: il predominio straniero, il ruolo della Chiesa della Controriforma e la lenta ascesa, ai piedi delle Alpi, dello Stato Sabaudo.
Studente di Storia
Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.
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