Rivolta dei Comuneros e Battaglia di Villalar (1520-1522): Riassunto

La Rivolta dei Comuneros (1520-1522) fu l'insurrezione che infiammò la Castiglia contro l'Imperatore Carlo V. In questo riassunto, scopri come Padilla, Bravo e Maldonado guidarono la ribellione dalle proteste fiscali fino alla decisiva Battaglia di Villalar (1521), in un'epica lotta per difendere la libertà spagnola.

Pubblicato: 11/01/2026

Ultima modifica: 11/01/2026

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Le cause della rivolta: l'arrivo di Carlo V e il malcontento spagnolo

Per capire perché la Castiglia esplose in una rivolta così violenta, non dobbiamo guardare ai campi di battaglia, ma agli occhi di un ragazzo di diciassette anni che sbarca sulle coste spagnole. È l'autunno del 1517. Quel ragazzo è Carlo d'Asburgo, il futuro Carlo V.

Il nuovo sovrano si presenta ai suoi sudditi senza parlare una sola parola di castigliano. Non arriva solo. Porta con sé una corte di consiglieri fiamminghi e borgognoni, uomini eleganti e avidi, che guardano ai nobili spagnoli con sufficienza e iniziano subito ad accaparrarsi le cariche più prestigiose e remunerative, sia laiche che ecclesiastiche. Per l'orgogliosa nobiltà locale e per il clero, è uno schiaffo in pieno volto.

Ma la goccia che fa traboccare il vaso è, come spesso accade nella storia, il denaro. Nel 1519, Carlo viene eletto Imperatore del Sacro Romano Impero. È un trionfo dinastico, ma ha un costo esorbitante (i banchieri Fugger e Welser hanno prestato somme enormi per comprare i voti degli elettori tedeschi). Chi deve pagare il conto? Carlo chiede nuove tasse alle Cortes castigliane riunite a Santiago e poi a La Coruña. Ottiene i soldi e parte subito per la Germania, lasciando la Spagna nelle mani di un reggente straniero, Adriano di Utrecht. Agli occhi del popolo, la Castiglia non era più un regno sovrano, ma una colonia da spremere.

Chi erano i Comuneros?

I Comuneros erano i ribelli delle Comunidades (le comunità cittadine) della Castiglia che si sollevarono contro l'autorità reale. Non si trattava di un gruppo omogeneo, ma di una coalizione trasversale che univa la borghesia urbana (artigiani, mercanti, lanaioli), il basso clero e la piccola nobiltà (hidalgos), tutti accomunati dalla difesa delle tradizionali libertà castigliane contro l'assolutismo di un monarca percepito come straniero.

A guidare questa eterogenea protesta emersero figure carismatiche, diventate poi eroi nazionali spagnoli:

  • Juan López de Padilla: nobile toledano e comandante generale delle forze ribelli.

  • Juan Bravo: leader della rivolta a Segovia.

  • Francisco Maldonado: capitano delle milizie di Salamanca.

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L'inizio della guerra civile: Toledo e la Santa Junta

La reazione non si fa attendere. Non appena il re volta le spalle, la città di Toledo insorge, scacciando i corregidores regi. È l'inizio della Rivolta dei Comuneros (o Guerra delle Comunità). Non è un semplice tumulto di piazza: è una coalizione organizzata di città che rivendicano le proprie autonomie.

La situazione precipita a causa di un errore imperdonabile dei realisti. Il cardinale Adriano di Utrecht ordina di requisire l'artiglieria a Medina del Campo per piegare Segovia. Gli abitanti si oppongono e le truppe reali, per rappresaglia, incendiano la città.

Il rogo di Medina del Campo è la scintilla che incendia l'intera Castiglia. L'indignazione è tale che anche città inizialmente neutrali, come la capitale Valladolid, passano dalla parte dei ribelli. Si forma la Santa Junta a Tordesillas: un governo rivoluzionario che dichiara illegittimo il Consiglio Reale.

Il tentativo di legittimazione: Giovanna la Pazza a Tordesillas

A questo punto, la storia assume i tratti di una tragedia shakespeariana. I ribelli sanno che per vincere hanno bisogno di legittimità. Si recano quindi a Tordesillas, dove vive segregata la madre di Carlo, Giovanna la Pazza, la legittima regina di Castiglia.

I capi dei comuneros le chiedono di assumere il governo e firmare i loro decreti. Giovanna li ascolta, forse comprende il loro dolore, ma in uno sprazzo di lucidità o forse di calcolo politico, si rifiuta di apporre la sua firma. Senza quella firma, i comuneros restano tecnicamente dei "ribelli" contro la corona, e non i difensori della vera sovrana.

La svolta antifeudale e la reazione della nobiltà

Inizialmente, l'alta nobiltà aveva guardato con simpatia alla rivolta. In fondo, quei cittadini stavano dando una lezione all'arrogante corte fiamminga che aveva rubato loro i privilegi. Ma proprio nel momento di massimo successo, il movimento dei comuneros cambia pelle.

La rivolta si estende dalle città alle campagne e assume un carattere popolare e antifeudale. I contadini non ce l'hanno più solo con il "cattivo consigliere" del Re, ma iniziano ad attaccare le proprietà dei signori locali. È il punto di svolta.

L'aristocrazia spagnola, terrorizzata dallo spettro di un sovvertimento delle gerarchie sociali, fa un rapido calcolo: meglio un re straniero e lontano che tollera i loro privilegi, piuttosto che una massa di contadini armati alla porta di casa. I Grandi di Spagna abbandonano la causa e schierano i loro eserciti privati a fianco delle truppe imperiali.

La Battaglia di Villalar (1521) e la sconfitta dei ribelli

Lo scontro decisivo avviene il 23 aprile 1521 a Villalar. Le forze comunere, guidate da Padilla, sono inferiori di numero e male organizzate rispetto alla cavalleria nobiliare. Sotto una pioggia battente che rende il terreno un pantano e inutilizzabili gli archibugi dei ribelli, la battaglia si trasforma in un massacro.

Non ci fu storia. I leader della rivolta, Juan López de Padilla, Juan Bravo e Francisco Maldonado, vennero catturati e decapitati il giorno seguente.

Tuttavia, una fiammella rimase accesa. A Toledo, la vedova di Padilla, María Pacheco, guidò un'eroica resistenza per altri nove mesi, arrendendosi solo nel febbraio del 1522. Con la sua fuga in Portogallo, il sogno dei comuneros svanì definitivamente.

Conseguenze storiche: il consolidamento dell'Impero Spagnolo

La rivolta fu schiacciata, ma paradossalmente, i vinti ottennero una vittoria morale a lungo termine. Carlo V, dimostrando un'intelligenza politica superiore, capì la lezione impartita dal sangue di Villalar.

L'Imperatore comprese che non poteva governare la Spagna come una provincia qualsiasi.

  • Imparò il castigliano.

  • Soggiornò in Spagna per lunghi periodi (complessivamente 16 anni del suo regno).

  • Sposò Isabella del Portogallo nel 1526, affidandole la reggenza durante le sue assenze.

  • Nominò sempre più funzionari e capitani spagnoli ai vertici dell'Impero.

La Castiglia, pur continuando a sostenere il peso finanziario maggiore delle guerre imperiali, ne trasse immensi benefici. Divenne il cuore pulsante dell'Impero. L'oro delle Americhe e la gloria militare trasformarono quella che era sembrata un'oppressione in un'età dell'oro (il Siglo de Oro). Come scrisse lo storico Carlo Capra, se i castigliani pagarono il prezzo, furono anche loro a raccogliere i frutti in termini di impieghi e onore. La rivolta era finita, ma la Spagna moderna era appena nata.

Bibliografia

Copertina Titolo del Libro Link
Copertina di Storia moderna 1492-1848
Storia moderna 1492-1848

Carlo Capra

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Matteo Galavotti

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Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.

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