Introduzione all'età dei Gracchi
L'età dei Gracchi (133-121 a.C.) segna l'inizio della crisi delle istituzioni repubblicane di Roma e l'ingresso sistematico della violenza armata nella lotta politica interna.
I fratelli Tiberio Sempronio Gracco e Caio Sempronio Gracco, esponenti dell'alta aristocrazia (nobilitas), utilizzarono i poteri del tribunato della plebe per risolvere la crisi agraria e militare generata dall'espansione mediterranea.
L'opposizione dell'oligarchia senatoria portò alle prime stragi civili a Roma, all'introduzione del senatus consultum ultimum e alla polarizzazione tra optimates e populares.
Cause ed Effetti delle Riforme dei Gracchi
Le 4 Cause Principali
- Crisi della piccola proprietà contadina: Le devastazioni della seconda guerra punica, le lunghe campagne militari oltremare e la concorrenza del grano provinciale a basso costo (soprattutto dalla Sicilia) costrinsero i piccoli agricoltori a vendere i propri poderi e a trasferirsi a Roma (inurbamento).
- Monopolio dell'ager publicus e latifondo schiavile: L'aristocrazia senatoria occupò illegalmente enormi estensioni di terreno demaniale (ager publicus), creando grandi aziende agricole (villa rustica) e vasti pascoli gestiti con manodopera servile, il cui sfruttamento provocò la prima rivolta servile in Sicilia (140-132 a.C.).
- Crisi del reclutamento dell'esercito romano: L'esercito legionario romano era basato sulla coscrizione di cittadini proprietari terrieri iscritti nelle cinque classi di censo; la proletarizzazione dei contadini ridusse i cittadini arruolabili, indebolendo la capacità bellica della Repubblica.
- Fallimento dei tentativi riformatori moderati: Il rifiuto compatto del Senato di approvare la proposta di riforma agraria avanzata da Caio Lelio (145 o 140 a.C.) spinse l'ala riformatrice della nobiltà a scavalcare l'assemblea senatoria ricorrendo direttamente ai comizi tributi.
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I 4 Effetti Chiave
- Spolarizzazione politica della Repubblica: La classe dirigente si spaccò stabilmente in due fazioni: gli optimates (conservatori, difensori delle prerogative del Senato) e i populares (riformatori che agivano tramite i tribuni della plebe e le assemblee popolari).
- Ascesa politica degli equites (cavalieri): Con la Lex Sempronia iudiciaria e la Lex de provincia Asia (123 a.C.), Caio Gracco consegnò al ceto equestre il monopolio dei tribunali per i reati di concussione (quaestiones perpetuae de repetundis) e gli appalti fiscali della provincia d'Asia, mettendoli in conflitto con i senatori.
- Legittimazione della violenza politica: L'assassinio di Tiberio Gracco (133 a.C.) e la repressione di Caio Gracco (121 a.C.) mediante il primo senatus consultum ultimum introdussero l'eliminazione fisica dell'avversario politico nella prassi repubblicana.
- Smantellamento agrario e riforma militare di Caio Mario: L'abolizione dell'inalienabilità dei lotti (121 a.C.) e la Legge agraria del 111 a.C. fecero fallire la ricostituzione dei piccoli proprietari, rendendo necessario nel 107 a.C. l'arruolamento volontario dei nullatenenti (capite censi) da parte di Caio Mario.
Cause delle Riforme Agrarie dei Gracchi: La Crisi del II Secolo a.C.
Le conquiste mediterranee del II secolo a.C. alterarono gli equilibri economici e sociali dell'Italia romana. L'afflusso di bottini di guerra, indennizzi, tributi provinciali e masse di schiavi concentrò enormi capitali nelle mani della classe dirigente, trasformando un'economia agricola di sussistenza in un sistema orientato al mercato e alla speculazione.
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Crisi della piccola proprietà fondiaria, villa rustica e rivolte servili
I piccoli proprietari terrieri italici subirono le conseguenze dirette dell'espansione imperiale. T
rattenuti per anni lontano dai campi a causa delle guerre in Spagna e in Oriente, al loro ritorno trovarono terreni impoveriti e incapaci di reggere la concorrenza del grano importato dalle province, in particolare dalla Sicilia.
Per restare competitivi era necessario riconvertire i terreni dalla cerealicoltura a colture arboricole specializzate (olio e vino) o all'allevamento intensivo. Poiché tale riconversione richiedeva ingenti capitali d'impianto e manodopera, i piccoli contadini furono costretti a indebitarsi e a cedere le terre ai grandi possidenti.
Il modello economico dominante divenne la villa rustica, una grande azienda agricola diretta da schiavi-amministratori (vilici) che coordinavano schiavi-operai e agricoltori, affiancata da estesi latifondi destinati al pascolo.
Questa trasformazione produsse due conseguenze immediate:
- Inurbamento e crisi militare: I contadini espropriati affluirono a Roma in cerca di sussistenza, gonfiando la plebe urbana e riducendo il numero di cittadini dotati del censo minimo per militare nelle legioni.
- Esplosione delle rivolte servili: La concentrazione di schiavi sfruttati e di pastori armati causò gravi insurrezioni in Sicilia (140-132 a.C.), guidate a Enna dallo schiavo siriaco Euno (che assunse il nome regio di Antioco) e ad Agrigento dal cilicio Cleone, domate solo nel 132 a.C. dal console Publio Rupilio (autore della Lex Rupilia).
Ascesa degli equites e divisione tra optimates e populares
L'espansione economica favorì l'ascesa dei negotiatores (uomini d'affari e banchieri attivi nelle province) e il consolidamento dell'ordine degli equites (cavalieri).
Dotati di un censo minimo di 400.000 sesterzi, gli equites comprendevano ricchi proprietari fondiari, finanzieri e pubblicani (società private che prendevano in appalto dallo Stato la riscossione delle imposte, le miniere e le opere pubbliche).
Ai senatori il grande commercio marittimo era vietato dalla Lex Claudia del 218 a.C. (che impediva loro di possedere navi di capacità superiore a 300 anfore, pari a circa 24 tonnellate). Questo vincolo spinse la nobilitas senatoria a investire massicciamente i propri capitali nell'accaparramento di terre in Italia.
Di fronte agli squilibri sociali, l'aristocrazia romana si divise in due schieramenti politici contrapposti:
- Optimates: La fazione conservatrice, i cui membri si autodefinivano boni («gente dabbene»), che difendeva la tradizione degli avi (mos maiorum), la centralità del Senato e l'intangibilità dei grandi patrimoni fondiari.
- Populares: La fazione riformatrice, anch'essa interna alla nobilitas, che mirava a risolvere la crisi sociale attraverso l'azione legislativa dei tribuni della plebe e il voto dei comizi, rafforzati in quegli anni dalle tre leggi tabellarie che introdussero il voto segreto scritto (Lex Gabinia tabellaria del 139 a.C. per le elezioni, Lex Cassia tabellaria del 137 a.C. per i giudizi popolari, Lex Papiria tabellaria del 131 a.C. per i comizi legislativi).
La questione dell'ager publicus e il tentativo di Caio Lelio
Con le conquiste militari in Italia, lo Stato romano aveva incamerato vaste estensioni di ager publicus (agro pubblico demaniale).
Lo Stato concedeva ai privati (cittadini romani e alleati latini e italici) il diritto di utilizzare porzioni di queste terre a titolo di occupatio, dietro il pagamento di un canone annuo irrisorio (vectigal) che spesso l'amministrazione non riscuoteva. Giuridicamente lo Stato conservava sempre la proprietà del suolo e la facoltà di revocarne il possesso.
Con il declino dei piccoli proprietari, i senatori e i ricchi possidenti occuparono gran parte dell'ager publicus, ignorando i limiti di estensione fissati dalle antiche leggi Licinie Sestie (367 a.C.) e considerando quei terreni come proprietà privata ereditaria.
Un primo tentativo di limitare l'occupazione abusiva dell'agro demaniale fu promosso intorno al 145 a.C. (o durante il consolato del 140 a.C.) da Caio Lelio, esponente della nobiltà legato a Scipione Emiliano. Di fronte all'ostilità compatta dei senatori, Caio Lelio ritirò la proposta di legge per evitare una spaccatura istituzionale.
La Riforma Agraria di Tiberio Gracco (133 a.C.): La Lex Sempronia Agraria
Nel 133 a.C. il progetto di riforma agraria fu ripreso da Tiberio Sempronio Gracco, eletto tribuno della plebe.
Figlio dell'omonimo console Tiberio Sempronio Gracco e di Cornelia (figlia di Scipione Africano), Tiberio maturò il proprio programma osservando la scomparsa dei liberi contadini in Etruria e recependo l'influenza dei suoi precettori greci, il retore Diofane di Mitilene e il filosofo stoico Blossio di Cuma.
Alle spalle di Tiberio Gracco operava un autorevole gruppo politico senatorio, composto dal suocero Appio Claudio Pulcro (princeps senatus, presidente del Senato), dal console del 133 a.C. Publio Mucio Scevola e dal giurista Publio Licinio Crasso Dives Muciano (suocero di Caio Gracco).
Contenuto della Lex Sempronia agraria e il tesoro di Attalo III
Proposta direttamente ai comizi tributi, la Lex Sempronia agraria interveniva esclusivamente sull'ager publicus (senza intaccare le proprietà private a pieno titolo) con l'obiettivo di ricostituire il ceto dei piccoli proprietari arruolabili nelle legioni.
I punti cardine della Lex Sempronia agraria del 133 a.C. prevedevano:
- Limite massimo di possesso: Nessun occupante poteva detenere più di 500 iugeri (125 ettari) di ager publicus.
- Quote aggiuntive familiari: Era concessa un'aggiunta di 250 iugeri per ogni figlio maschio, fino a un tetto massimo complessivo di 1.000 iugeri (250 ettari) per famiglia; la quota rimasta entro il limite veniva riconosciuta come proprietà privata definitiva.
- Redistribuzione ai nullatenenti: I terreni demaniali eccedenti il limite legale venivano recuperati dallo Stato e assegnati ai cittadini poveri in lotti di 30 iugeri (7,5 ettari) a persona.
- Inalienabilità dei lotti: I nuovi appezzamenti di 30 iugeri erano gravati da un piccolo canone (vectigal) ed erano dichiarati inalienabili (non vendibili), per impedire che i grandi proprietari tornassero ad acquistarli.
- Commissione triumvirale: Veniva istituito un collegio di tre membri eletto dal popolo (tresviri agris dandis iudicandis adsignandis) con il compito di recuperare i terreni, dirimere le controversie giuridiche sui confini e assegnare i lotti; i primi triumviri eletti furono Tiberio Gracco, il fratello Caio Gracco e Appio Claudio Pulcro.
Per finanziare le operazioni di esproprio e fornire ai nuovi coloni le attrezzature necessarie per avviare le colture, Tiberio Gracco fece approvare dai comizi l'utilizzo del tesoro di Attalo III, re di Pergamo, morto nel 133 a.C. senza eredi dopo aver lasciato per testamento il proprio regno al popolo romano.
Lo scontro con Marco Ottavio e l'uccisione di Tiberio Gracco
Benché la legge riguardasse terre demaniali dello Stato, l'oligarchia senatoria la visse come un esproprio e giudicò l'intervento sul tesoro di Attalo III un'usurpazione delle competenze finanziarie ed estere del Senato.
Per bloccare la riforma senza esporsi direttamente, i senatori conservatori spinsero un altro tribuno della plebe, Marco Ottavio, a porre il veto (intercessio) alla votazione della legge nei comizi tributi.
Di fronte alla paralisi istituzionale, Tiberio Gracco compì un atto rivoluzionario: propose all'assemblea popolare di destituire il collega, sostenendo che un tribuno che agiva contro gli interessi della plebe violava il proprio mandato elettorale. Dichiarato decaduto Marco Ottavio, la Lex Sempronia agraria fu approvata.
Giunto al termine del mandato annuale e consapevole che, persa l'inviolabilità tribunizia (sacrosanctitas), sarebbe stato processato o eliminato dagli avversari, Tiberio Gracco presentò la propria ricandidatura al tribunato della plebe per il 132 a.C.
La mossa offrì agli optimates il pretesto per accusarlo di aspirare al potere regio (regnum). Durante le operazioni di voto nei comizi elettorali, un gruppo di senatori e clienti armati, guidati dal pontefice massimo Publio Cornelio Scipione Nasica, assalì e uccise Tiberio Gracco insieme a centinaia di suoi sostenitori.
La commissione triumvirale e il problema degli alleati italici (132-124 a.C.)
L'uccisione di Tiberio Gracco lasciò in vigore la legge agraria, poiché il Senato temeva reazioni popolari. La commissione triumvirale fu integrata prima con Publio Licinio Crasso Dives Muciano e poi, nel 130 a.C., con Marco Fulvio Flacco e Caio Papirio Carbone.
I lavori di recupero e assegnazione procedettero speditamente nel Piceno, in Campania e in Lucania, ma fecero emergere il malcontento delle aristocrazie degli alleati latini e italici (socii). I ricchi possidenti italici avevano occupato ampie quote di ager publicus al pari dei senatori romani, ma ora subivano gli espropri a beneficio esclusivo dei cittadini romani nullatenenti.
Portavoce delle proteste italiche divenne Scipione Emiliano (cognato dei Gracchi ma loro avversario politico), che nel 129 a.C. fece sottrarre ai triumviri il potere di giudicare sulle terre contestate per trasferirlo ai consoli, bloccando l'attività della commissione poco prima di morire improvvisamente nel medesimo 129 a.C.
Per superare l'ostilità degli alleati, l'esponente graccano Marco Fulvio Flacco, divenuto console nel 125 a.C., propose di concedere la cittadinanza romana agli alleati che ne avessero fatto richiesta, oppure il diritto di appello al popolo (provocatio ad populum) contro gli abusi dei magistrati romani.
Il Senato affossò la proposta di Flacco, scatenando nel 125 a.C. la ribellione di Asculum e della colonia latina di Fregellae (nella valle del Liri). La reazione romana fu durissima: Fregellae venne rasa al suolo e sul suo territorio confiscato fu fondata nel 124 a.C. la colonia romana di Fabrateria Nova.
Le Riforme di Caio Gracco (123-121 a.C.): Dal Programma Agrario alle Leggi Sempronie
Nel 123 a.C. fu eletto tribuno della plebe Caio Sempronio Gracco, fratello minore di Tiberio e già membro della commissione agraria, che ottenne la rielezione anche per il 122 a.C. (resa nel frattempo legittima).
Consapevole che il fratello era caduto perché sostenuto solo dalla plebe rurale, Caio Gracco varò un vasto pacchetto legislativo volto a creare un blocco politico anti-senatorio che saldasse gli interessi della plebe rurale, della plebe urbana, del ceto degli equites e degli alleati italici.
Elenco delle riforme di Caio Gracco: legge agraria, frumentaria e giudiziaria
Le leggi Sempronie del biennio 123-122 a.C. intervennero sugli assetti economici, amministrativi e giudiziari della Repubblica:
- Nuova Lex agraria e deduzione di colonie: Caio Gracco restituì i poteri giudiziari alla commissione triumvirale; poiché le terre demaniali disponibili in Italia erano ormai scarse, promosse la fondazione di nuove colonie di cittadini romani sia nella penisola (Minervia presso Squillace e Neptunia presso Taranto), sia in territorio provinciale, facendo approvare (tramite il collega Rubrio con la Lex Rubria) la deduzione della colonia di Iunonia sul suolo della distrutta Cartagine in Africa.
- Lex Sempronia frumentaria: Per conquistare il consenso della plebe urbana e colpire le speculazioni sui prezzi dei cereali, istituì le frumentationes, vendite mensili di grano a prezzo politico ridotto riservate ai cittadini residenti a Roma. Per lo stoccaggio fece edificare grandi magazzini statali (Horrea Sempronia), gettando le basi dell'intervento pubblico stabile nel servizio dell'annona (che in precedenza era gestito dagli edili in modo occasionale, come dimostra l'iscrizione di Larissa del 129 a.C. relativa alla fornitura di 430.000 cofini di grano dalla Tessaglia su richiesta dell'edile Quinto Cecilio Metello).
- Lex Sempronia iudiciaria: Sottrasse ai senatori e riservò in esclusiva agli equites la composizione delle giurie dei tribunali permanenti incaricati di giudicare i reati di concussione ed estorsione commessi dai magistrati nelle province (quaestiones perpetuae de repetundis, istituite nel 149 a.C.). Da quel momento i governatori provinciali (senatori) dipendevano dal giudizio dei cavalieri.
- Lex Sempronia de provincia Asia: Affidò al monopolio delle società di pubblicani (appartenenti all'ordine equestre) gli appalti per la riscossione delle imposte nella ricchissima provincia d'Asia, costituita tra il 129 e il 126 a.C. da Manio Aquilio dopo la sconfitta del ribelle Aristonico (Eumene III).
- Lex de provinciis consularibus: Impose al Senato di stabilire quali province assegnare ai futuri consoli prima dello svolgimento delle elezioni consolari, con delibera sottratta al veto tribunizio, impedendo che la scelta delle province fosse usata a posteriori per favorire alleati o colpire avversari politici.
La questione della cittadinanza agli Italici, Marco Livio Druso e il senatus consultum ultimum
Per risolvere il malcontento degli alleati dopo il caso di Fregellae, nel 122 a.C. Caio Gracco presentò una proposta sulla cittadinanza più moderata rispetto a quella di Flacco: concedere la cittadinanza romana ai Latini e la cittadinanza di diritto latino (ius Latii) agli alleati italici.
Questo provvedimento incrinò il consenso di Caio Gracco: la plebe urbana, temendo di dover dividere con una massa di nuovi cittadini i benefici delle distribuzioni di grano (frumentationes) e delle colonie, si oppose alla legge, che venne respinta.
Approfittando della partenza di Caio Gracco e Marco Fulvio Flacco per l'Africa per dirigere la fondazione della colonia di Iunonia, il Senato utilizzò un altro tribuno della plebe, Marco Livio Druso, per svuotare il seguito popolare di Caio. Livio Druso avanzò proposte demagogiche concordate con i senatori, tra cui la fondazione di 12 colonie in Italia esenti dal pagamento del canone (vectigal).
Tornato a Roma nel luglio del 122 a.C., Caio Gracco fallì la rielezione al tribunato per il 121 a.C.
Nel 121 a.C., facendo leva su presunti presagi funesti avvenuti in Africa, gli avversari proposero di abrogare la deduzione della colonia di Iunonia. Quando Caio Gracco e Marco Fulvio Flacco tentarono di opporsi alla revoca, scoppiarono scontri armati in città.
Il Senato votò per la prima volta nella storia repubblicana il senatus consultum ultimum, un decreto d'emergenza che sospendeva le garanzie costituzionali dei cittadini e incaricava i consoli di salvare lo Stato con qualsiasi mezzo.
Il console Lucio Opimio guidò la repressione militare: Marco Fulvio Flacco cadde negli scontri sull'Aventino, migliaia di graccani vennero massacrati e Caio Gracco si fece uccidere da un proprio schiavo.
Conseguenze e Smantellamento della Riforma Agraria dei Gracchi (121-111 a.C.)
Dopo la morte di Caio Gracco, l'oligarchia senatoria evitò di abrogare le riforme sul grano e sui tribunali equestri per non provocare rivolte della plebe urbana e dei cavalieri, ma smantellò sistematicamente la riforma agraria attraverso tre leggi successive.
Le tre leggi di smantellamento e la Lex agraria del 111 a.C.
La liquidazione della legislazione agraria graccana avvenne nell'arco di un decennio:
- Legge del 121 a.C. circa (abolizione dell'inalienabilità): Un primo provvedimento rimosse il divieto di vendere i lotti assegnati ai poveri; i ricchi proprietari ripresero subito ad acquistare i piccoli poderi dai contadini in difficoltà, riavviando la concentrazione latifondistica.
- Legge del 119 a.C. (fine delle assegnazioni): Una seconda legge bloccò ogni ulteriore recupero e distribuzione di ager publicus, abolì la commissione triumvirale e garantì il possesso definitivo agli attuali detentori dietro il pagamento di un canone (vectigal).
- Lex agraria del 111 a.C. (privatizzazione definitiva): Quest'ultima legge soppresse il pagamento del canone (vectigal) e trasformò in proprietà privata a pieno titolo tutte le terre demaniali fino ad allora assegnate o legalmente occupate in Italia.
Il fallimento della ricostituzione dei piccoli proprietari lasciò irrisolto il problema del reclutamento militare. Nel 107 a.C., impegnato nella guerra giugurtina contro Giugurta e minacciato da Cimbri e Teutoni, il console homo novus Caio Mario aprì l'arruolamento volontario ai nullatenenti (capite censi), trasformando l'esercito cittadino in un esercito professionale fedele al proprio generale. Parallelamente, l'irrisolta questione della cittadinanza agli alleati sfociò, dopo l'assassinio di Marco Livio Druso figlio (91 a.C.), nella guerra sociale (90-88 a.C.).
Le fonti storiche ed epigrafiche sull'età dei Gracchi
La ricostruzione moderna delle riforme agrarie dei Gracchi si fonda su due categorie di fonti:
- Fonti letterarie: Le uniche trattazioni monografiche complete giunte fino a noi sono le Vite di Tiberio e Caio Gracco di Plutarco di Cheronea e il I libro delle Guerre civili di Appiano di Alessandria. Riferimenti ostili ai Gracchi provengono dalla tradizione filosenatoria di Cicerone, dalle Periochae di Tito Livio (libri LVIII-LXI), da Velleio Patercolo, Lucio Anneo Floro, Eutropio e Paolo Orosio.
- Fonti epigrafiche: L'attività sul campo dei triumviri è provata dai cippi graccani (cippi confinari iscritti rinvenuti nel Piceno, in Campania e in Lucania), dall'Elogio di Polla (in cui un magistrato rivendica di aver fatto cedere il passo ai pastori in favore degli agricoltori sull'agro pubblico) e dalla Tabula Bembina, una tavola bronzea che conserva su un lato la Lex repetundarum di Caio Gracco e sull'altro il testo della Legge agraria del 111 a.C.
Tabella Riassuntiva delle Riforme dei Gracchi: Date, Leggi e Protagonisti
| Data | Evento / Legge | Protagonisti e Fazioni | Contenuto ed Esito Storico |
|---|---|---|---|
| 145 / 140 a.C. | Proposta agraria di Caio Lelio | Caio Lelio vs Senato | Primo tentativo di limitare l'occupazione dell'ager publicus; ritirato per l'opposizione senatoria. |
| 133 a.C. | Lex Sempronia agraria | Tiberio Gracco (populares) vs Marco Ottavio e Scipione Nasica (optimates) | Limite di 500 iugeri (più 250 a figlio fino a 1.000); lotti inalienabili di 30 iugeri ai poveri; istituzione del triumvirato agrario; uso del tesoro di Attalo III. Marco Ottavio viene destituito; Tiberio Gracco è assassinato. |
| 129 a.C. | Blocco dei poteri giudiziari dei triumviri | Scipione Emiliano e alleati italici vs commissione triumvirale | I poteri di giudizio sulle terre contestate passano dai triumviri ai consoli per tutelare i possidenti italici; morte improvvisa di Scipione Emiliano. |
| 125 a.C. | Proposta sulla cittadinanza e rivolta di Fregellae | Console Marco Fulvio Flacco vs Senato | Proposta di concedere la cittadinanza romana o la provocatio agli Italici; bocciata dal Senato. Rivolta e distruzione della colonia latina di Fregellae. |
| 123-122 a.C. | Leggi Sempronie di Caio Gracco | Caio Gracco (populares, equites, plebe) vs Marco Livio Druso e Senato | Rilancio agrario e fondazione di colonie (Iunonia a Cartagine); Lex frumentaria (grano a prezzo politico); Lex iudiciaria e Lex de Asia (tribunali de repetundis e appalti d'Asia agli equites). Bocciata la cittadinanza agli Italici. |
| 121 a.C. | Primo senatus consultum ultimum | Console Lucio Opimio (optimates) vs Caio Gracco e Fulvio Flacco | Sospensione delle garanzie costituzionali; repressione armata sull'Aventino, morte di Fulvio Flacco e suicidio assistito di Caio Gracco. Abolita l'inalienabilità dei lotti. |
| 119-111 a.C. | Smantellamento della riforma agraria (Lex agraria del 111 a.C.) | Maggioranza senatoria (optimates) | Nel 119 a.C. chiusura della commissione triumvirale; nel 111 a.C. abolizione del vectigal e trasformazione dell'agro pubblico occupato o assegnato in proprietà privata. |
Bibliografia
| Copertina | Titolo del Libro |
|---|---|
|
Storia romana: Editio maior
Giovanni Geraci, Arnaldo Marcone, Alessandro Cristofori |