A cosa serve studiare la storia? Dalle Fake News al tuo futuro stipendio

Ti chiedi a cosa serve la storia? Smetti di memorizzare date e scopri come il passato ti difende dalle fake news e ti aiuta a trovare lavoro. Leggi ora.

Pubblicato: 16/01/2026

Ultima modifica: 16/01/2026

Immagine di copertina per l'articolo A cosa serve studiare la storia? Dalle Fake News al tuo futuro stipendio

Ciao. Se sei arrivato su questa pagina di StudiaStoria.it, è molto probabile che tu sia nel bel mezzo di una crisi di nervi. Forse hai un'interrogazione domani su un imperatore di cui non ricordi nemmeno il nome, o forse stai fissando il manuale di storia con lo stesso entusiasmo con cui guarderesti un muro di cemento armato che si asciuga. Ti capisco. Davvero. La scuola, con i suoi programmi infiniti e le sue date da imparare a memoria, ha spesso il magico potere di trasformare la materia più avvincente, sanguinosa, scandalosa e umana del mondo in una lista della spesa polverosa.

Magari ti stai chiedendo, tra uno sbadiglio e un attacco d'ansia: "Ma a me, onestamente, a cosa serve la storia? Perché devo sapere cosa ha fatto Carlo Magno nella notte di Natale dell'800 se il mio problema attuale è capire come pagare l'abbonamento a Spotify o sopravvivere alla verifica di matematica?".

È una domanda legittima. Anzi, è la domanda. E se nessuno ti ha mai dato una risposta decente, non è colpa tua. Ti hanno detto che "la storia è maestra di vita", una frase fatta che hai sentito mille volte e che ormai ti entra da un orecchio ed esce dall'altro. Ma qui non siamo a lezione. Qui siamo tra noi. E ho intenzione di darti la risposta vera, quella che non trovi nei libri di testo.

Questa non è la solita predica. È un manuale di autodifesa. Perché, credimi, sapere cosa è successo prima che tu nascessi è l'unico modo per non farsi fregare oggi. In questo lungo viaggio insieme (mettiti comodo, è una guida completa), smonteremo pezzo per pezzo l'idea che la storia sia inutile. Parleremo di tutto: dalle fake news medievali che sembrano post di Facebook ai confini tracciati col righello che ancora oggi causano guerre, fino a come una laurea in storia può farti diventare, incredibilmente, ricco.

Quindi, respira. Metti via l'ansia per un attimo. E scopriamo insieme, una volta per tutte, a cosa serve studiare la storia.

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A cosa serve studiare la storia: Oltre la memoria, verso l'identità

Iniziamo dalle basi. C'è un equivoco colossale che gira nelle aule scolastiche: l'idea che la storia sia sinonimo di memoria. Che studiare significhi incamerare dati come un hard disk esterno. Niente di più sbagliato. La memoria è statica; la storia è dinamica. La memoria è "cosa è successo"; la storia è "perché diavolo è successo e cosa c'entra con me".

Non è il passato, è il presente

C'è una citazione pazzesca dello scrittore americano James Baldwin che dovresti segnarti, magari non sulla pelle ma sicuramente nel cervello. Baldwin diceva: "La storia non è il passato. È il presente. Portiamo la nostra storia con noi. Noi siamo la nostra storia".

Fermati un attimo a pensarci. Cosa significa davvero?

Significa che tutto quello che sei oggi non è nato dal nulla.

  • Il fatto che tu parli italiano e non arabo o tedesco.
  • Il fatto che tu possa votare (o potrai farlo presto).
  • Il fatto che tu abbia un cognome, una casa, dei diritti.
  • Persino il motivo per cui indossi i jeans o mangi la pizza.

Tutto questo è il risultato di miliardi di scelte, guerre, invenzioni, errori e colpi di fortuna capitati a persone vissute prima di te. Se non sai da dove vieni, sei come un personaggio di un videogioco che ha saltato tutti i filmati introduttivi: ti muovi nella mappa, combatti, ma non hai idea di quale sia la trama principale né di chi sia il vero nemico.

A cosa serve la storia in questo senso? Serve a darti "spessore".

Senza la storia, sei bidimensionale. Sei schiacciato sul presente, prigioniero dell'ultimo post su Instagram, dell'ultima notifica. Con la storia, acquisisci la terza dimensione: la profondità. Capisci che i tuoi problemi, le tue ansie, le tue speranze non sono solo tue, ma sono parte di un flusso enorme. E questo, paradossalmente, ti fa sentire meno solo.

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Lo specchio dell'umanità

Un altro grande storico, Alessandro Barbero (che è un po' la rockstar del settore), ci ricorda spesso che la storia serve a capire "come mai viviamo in una certa realtà sociale e come potrebbe essere la società futura". Ma c'è di più. La storia è un laboratorio di psicologia umana a cielo aperto.

Quando leggi di un soldato romano che ha paura di morire, o di una regina egizia che cerca di proteggere il figlio, o di un contadino medievale che si lamenta delle tasse, non stai leggendo di "alieni". Stai leggendo di te in circostanze diverse.

  • Incontri la diversità, ma scopri che è sorprendentemente familiare.
  • Ti "specchi" nelle vite degli altri per trovare strumenti utili a costruire te stesso.

Immagina di poter chiedere consiglio a miliardi di persone che hanno già affrontato la vita prima di te. Ecco, i libri di storia sono esattamente questo: un database infinito di esperienze umane da cui attingere. Se Cesare ha fatto un errore tattico fidandosi di Bruto, tu puoi imparare a scegliere meglio i tuoi amici (o i tuoi collaboratori) senza dover necessariamente finire accoltellato in senato.

La differenza tra Storia e Memoria

Dobbiamo fare una distinzione tecnica ma fondamentale, perché ti aiuterà a non farti manipolare.

  • La Memoria è soggettiva. È il ricordo di tua nonna della guerra, è il racconto emozionante di un reduce. È calda, parziale, spesso imprecisa. La memoria serve a creare appartenenza, ma può anche creare odio ("Loro ci hanno fatto questo").

  • La Storia è indagine. La parola stessa historia in greco significa "ricerca", "indagine". Lo storico è un detective freddo. Prende la memoria di tua nonna, la confronta con quella della nonna del "nemico", legge i documenti ufficiali, controlla i dati economici e cerca di ricostruire una verità complessa.

A cosa serve studiare la storia quindi? Serve a trasformarti da tifoso (che crede ciecamente alla sua parte) a arbitro (che conosce le regole e cerca di capire cosa è successo davvero). In un mondo polarizzato dove tutti urlano, essere l'arbitro è un superpotere.

A cosa serve la storia nel mondo delle bufale: Il tuo scudo contro le Fake News

Se pensi che le fake news, la disinformazione e la manipolazione mediatica siano invenzioni nate con internet, Mark Zuckerberg o TikTok, mi dispiace dirtelo ma ti sbagli di grosso. La storia dell'umanità è letteralmente lastricata di bufale colossali. Alcune erano così ben costruite che hanno cambiato il destino di imperi, scatenato guerre e mandato al rogo persone innocenti.

Oggi siamo bombardati da informazioni. Come fai a distinguere il vero dal falso? Semplice: usi il metodo storico. Lo storico è il fact-checker originale. Vediamo alcuni casi eclatanti del passato che ti faranno capire perché studiare la storia è l'unico vero antivirus per la tua mente.

Il caso della "Donazione di Costantino": La madre di tutte le truffe

Immagina la scena. Siamo nel Medioevo. La Chiesa Cattolica è potentissima, possiede immensi territori nel centro Italia (lo Stato della Chiesa) e i Papi si comportano come re. Ma su cosa si basava questo potere politico?

I Papi tiravano fuori un documento antico, una pergamena polverosa chiamata Constitutum Constantini (La Donazione di Costantino).

"Guardate qui", dicevano ai re e agli imperatori che osavano contraddirli. "C'è scritto che l'Imperatore Costantino, nel IV secolo, prima di andarsene a Costantinopoli, ha regalato a Papa Silvestro I l'intera parte occidentale dell'Impero, Roma compresa. È tutto nostro per decreto imperiale. Muti."

Per secoli, nessuno ha osato fiatare. Era scritto in latino, sembrava antico, quindi doveva essere vero.

Poi, nel 1440, arriva un tizio. Si chiama Lorenzo Valla. È un umanista, un esperto di lingue antiche, un "nerd" della filologia. Valla non ha paura dell'autorità, ha solo la sua cultura. Si mette a leggere il documento con occhio critico, come farebbe uno storico (o un bravo utente di internet oggi). E inizia a notare delle cose che non tornano.

  • Il linguaggio: Il latino usato nel documento non è il latino "classico" del IV secolo (l'epoca di Costantino). È un latino più "barbaro", pieno di parole che nel 300 d.C. non esistevano nemmeno. Sarebbe come trovare un testo attribuito a Dante Alighieri in cui c'è scritto "Ok boomer". Capisci subito che c'è qualcosa che non va.
  • Gli anacronismi: Il documento parla di "Costantinopoli" come sede patriarcale. Ma all'epoca in cui il documento diceva di essere stato scritto, Costantinopoli era appena stata fondata e non aveva ancora quel ruolo. È come trovare una lettera di Napoleone che parla del suo iPhone.
  • Gli oggetti: Si descrivono abiti e corone che Costantino non avrebbe mai usato, ma che erano di moda secoli dopo.

Il verdetto: Valla dimostra, senza ombra di dubbio, che la Donazione di Costantino è un falso clamoroso, fabbricato dalla Curia romana secoli dopo la morte di Costantino (probabilmente nell'VIII secolo) per giustificare a posteriori il proprio potere.

È stato uno shock. Valla ha usato la storia e la linguistica come armi per smontare una bugia millenaria.

Cosa impariamo da questo?

Oggi, quando ti arriva un messaggio inoltrato su WhatsApp che dice "Il governo ci sta nascondendo che...", tu devi essere Lorenzo Valla.

  1. Analizza la fonte (Chi lo dice? Da dove viene?).
  2. Analizza il linguaggio (È scritto in modo emotivo? Ci sono errori? Sembra fatto apposta per farti arrabbiare?).
  3. Cerca gli anacronismi o le incongruenze logiche.A cosa serve la storia? Serve a non farsi fregare da chi ha il potere o da chi vuole manipolarti con un documento falso, che sia una pergamena medievale o un post photoshoppato.

La Prima Guerra Mondiale: La fabbrica delle bugie

Un altro esempio rapido. Durante la Prima Guerra Mondiale, i giornali inglesi e francesi pubblicavano storie orribili sui soldati tedeschi: dicevano che tagliavano le mani ai bambini belgi, che crocifiggevano i prigionieri, che usavano i cadaveri per fare sapone.

Molte di queste storie erano totalmente inventate dai dipartimenti di propaganda per motivare i soldati a combattere e per convincere i civili a odiare il nemico.

Dall'altra parte, i tedeschi inventavano notizie sulle loro vittorie per non far crollare il morale interno.

C'è una frase famosa: "La prima vittima della guerra è la verità". A cosa serve studiare la storia dei conflitti? A capire che durante una guerra (anche quelle che vedi oggi in TV, in Ucraina o a Gaza), le notizie sono armi. Non puoi bere tutto quello che ti viene versato. Devi filtrare, dubitare, confrontare. Devi avere lo scetticismo dello storico.

Leggi di più sulle false notizie nella Prima Guerra Mondiale.

A cosa serve la storia per capire il caos: Geopolitica e il "Righello Maledetto"

Cambiamo scenario. Accendi la TV o apri un feed di notizie internazionali. Medio Oriente. Siria. Iraq. Palestina. Israele. Terrorismo. Bombe. Profughi.

La domanda sorge spontanea: "Ma perché in quella parte di mondo c'è sempre casino? Perché non riescono a stare in pace?".

La risposta facile, quella da bar, è: "Eh, si odiano da millenni, è una questione di religione".

La risposta dello storico, quella vera, è: "Perché due signori europei con una mappa, una matita e un righello hanno fatto un disastro cent'anni fa".

Questa è la storia dell'accordo Sykes-Picot, ed è forse la lezione di storia più importante per capire il mondo in cui vivi oggi.

Mark Sykes e François Georges-Picot: I chirurghi maldestri

Siamo nel 1916. La Prima Guerra Mondiale è in pieno svolgimento. L'Impero Ottomano, che controllava il Medio Oriente da secoli, sta per crollare.

Inghilterra e Francia, le due superpotenze dell'epoca, non pensano a come aiutare le popolazioni locali a diventare indipendenti. Pensano a come spartirsi la torta.

Due diplomatici si incontrano in segreto:

  • Sir Mark Sykes per la Gran Bretagna.
  • François Georges-Picot per la Francia.

Si siedono davanti a una mappa geografica del Medio Oriente. Non vanno sul posto a chiedere agli arabi, ai curdi, ai drusi, agli ebrei, ai cristiani maroniti cosa ne pensano. No. Loro tracciano delle linee.

La leggenda narra che Sykes abbia detto: "Vorrei tracciare una linea dalla 'e' di Acre all'ultima 'k' di Kirkuk".

Tirano una linea retta (o quasi) sulla mappa.

  • Tutto quello che sta a Nord (Siria, Libano) diventa zona di influenza francese.
  • Tutto quello che sta a Sud (Iraq, Giordania, Palestina) diventa zona di influenza britannica.
  • La Russia e l'Italia si sarebbero dovute prendere altri pezzi della Turchia (ma poi le cose sono andate diversamente per loro).

Il confine tracciato col righello e il "singhiozzo di Churchill"

C'è un aneddoto curioso (forse una leggenda metropolitana, ma molto esplicativa) sui confini della Giordania. Se guardi la mappa, il confine tra Giordania e Arabia Saudita ha uno strano zig-zag, un triangolo che entra nel deserto. Si chiama "Il singhiozzo di Winston Churchill". Si dice che Churchill, allora ministro delle colonie, abbia disegnato quel confine dopo un pranzo molto abbondante e molto alcolico, e che la penna gli sia scivolata a causa di un singhiozzo.

Che sia vero o no, il senso è chiaro: quei confini sono arbitrari. Sono linee sulla sabbia decise da stranieri.

Perché questo causa guerre oggi?

Il problema di quelle linee è che ignoravano completamente la realtà umana.

  • Hanno messo insieme in un unico stato (l'Iraq) tre gruppi che si detestavano o che non avevano nulla in comune: curdi a nord, sunniti al centro, sciiti al sud. Li hanno costretti a vivere insieme sotto un unico governo, creando le basi per dittature feroci (come quella di Saddam Hussein) che dovevano usare la forza per tenerli uniti.
  • Hanno diviso tribù e famiglie che vivevano unite da secoli, mettendole in stati diversi.
  • Hanno promesso la stessa terra a popoli diversi (come in Palestina), creando un conflitto infinito.

Quando nel 2014 l'ISIS ha proclamato il califfato tra Siria e Iraq, una delle prime cose che ha fatto è stata distruggere le barriere di confine con un bulldozer e pubblicare un video intitolato "La fine di Sykes-Picot". Per loro, e per molti in Medio Oriente, quelle guerre sono un tentativo violento di ridisegnare una mappa sbagliata imposta dall'Occidente.

A cosa serve studiare la storia?

Serve a capire che quando vedi un telegiornale sulla Siria o sull'Iraq, non stai guardando la "follia" di popoli irrazionali. Stai guardando le conseguenze a lungo termine del colonialismo europeo.

Ti serve a non giudicare con superiorità. Ti serve a capire che la stabilità politica non è un dono divino, ma il frutto di confini sensati e società coese. E ti serve a capire perché, quando l'Occidente interviene oggi, viene spesso guardato con sospetto: la memoria di quel righello brucia ancora.

A cosa serve la storia per il tuo futuro: Lavoro, Soldi e Soft Skills

Ok, arriviamo al punto dolente. Probabilmente hai sentito questa frase dai tuoi genitori, zii o amici "pratici":

"Con la storia non si mangia. Se ti laurei in storia finirai a fare il disoccupato colto o, se ti va bene, l'insegnante precario."

È il momento di sfatare questo mito stantio degli anni '90. Il mondo del lavoro è cambiato radicalmente. Oggi, nell'era dell'Intelligenza Artificiale e dell'automazione, le competenze tecniche (saper usare un software, saper fare un calcolo) invecchiano velocemente. Quello che le aziende cercano disperatamente sono le Soft Skills (competenze trasversali). E indovina quale materia allena le soft skills meglio di chiunque altro? Esatto, la storia.

Il Superpotere dello Storico: Pensare, non solo Eseguire

Chi studia storia non impara solo date. Impara un metodo. Ecco cosa sai fare se studi storia, e perché le aziende dovrebbero pagarti per questo:

  1. Gestione della Complessità: Uno storico sa che non esiste mai una causa unica. La guerra non scoppia solo perché hanno sparato a Francesco Ferdinando. Scoppia per cause economiche, sociali, politiche, culturali. Nel lavoro, questo significa che sei in grado di analizzare problemi complessi senza cercare soluzioni semplicistiche. Un manager deve capire che un calo delle vendite non è solo colpa del marketing, ma di un sistema. Tu hai la mente sistemica per capirlo.
  2. Analisi dei Dati e Ricerca: Per scrivere una tesi di storia devi leggere 50 libri, confrontare fonti contraddittorie, scartare le falsità e sintetizzare tutto in un discorso coerente. In un mondo sommerso dai Big Data, saper distinguere l'informazione di valore dal "rumore" è una competenza d'oro.
  3. Pensiero Critico: Non ti fidi della prima cosa che leggi. Verifichi la fonte. In azienda, questo significa non prendere per oro colato ogni report, ma scavare a fondo.
  4. Storytelling e Comunicazione: La storia è racconto. Chi la studia impara a scrivere, a parlare, a persuadere. Il marketing oggi è tutto basato sullo storytelling. Se sai raccontare la Rivoluzione Francese in modo che la gente ti ascolti, saprai anche vendere un marchio o un'idea.
  5. Adattabilità e Visione Globale: Conosci le culture diverse. Sai che il modo di pensare occidentale non è l'unico. In un'economia globalizzata, questa sensibilità culturale è fondamentale per le Relazioni Internazionali e il commercio estero.

Esempi di "Storici" insospettabili

Se ancora non ci credi, guarda chi ha studiato storia o materie umanistiche e poi ha fatto carriera nel business:

  • Susan Wojcicki (Ex CEO di YouTube): Ha studiato Storia e Letteratura ad Harvard. Ha detto che le umanità le hanno insegnato a pensare criticamente.
  • Lloyd Blankfein (Ex CEO di Goldman Sachs, una delle banche più potenti al mondo): Laureato in Storia.
  • Ken Chenault (Ex CEO di American Express): Laureato in Storia.
  • George W. Bush e il Principe Carlo (ora Re): Laureati in Storia.

Quindi, a cosa serve la storia nel lavoro? A non essere un semplice esecutore. A essere quello che nella stanza capisce perché le cose stanno accadendo e sa spiegare agli altri cosa succederà dopo. E questo, amico mio, vale un sacco di soldi.

A cosa serve la storia nella cultura pop: Film, Libri e Saggezza Nerd

Se la scuola è riuscita a farti pensare che la storia sia noiosa, è un crimine contro l'umanità. La storia è la sceneggiatura più avvincente mai scritta. È piena di tradimenti, sangue, eroismo, follia. Non a caso, le serie TV e i film che ami di più saccheggiano la storia a mani basse.

Il Trono di Spade? È ispirato alla Guerra delle Due Rose (York vs Lancaster in Inghilterra).

Star Wars? È un mix di Impero Romano, Germania Nazista e Samurai giapponesi.

Studiare la storia ti dà la "chiave di lettura" per goderti la cultura pop a un livello superiore. E ti regala frasi a effetto per sembrare il più saggio della compagnia.

Harry Potter e la lezione della storia

J.K. Rowling ha disseminato la saga di Harry Potter di lezioni storiche profonde.

Pensa al Ministro della Magia, Cornelius Caramell. Quando Voldemort torna, lui nega l'evidenza. Si rifiuta di crederci per paura. Perde tempo prezioso cercando di screditare Harry e Silente.

Storicamente, Caramell è Neville Chamberlain, il primo ministro inglese che negli anni '30 cercò di "trattare" con Hitler, fingendo che non fosse un pericolo reale, per evitare la guerra a tutti i costi (la politica dell'Appeasement).

Il risultato? La guerra scoppiò lo stesso, e l'Inghilterra si trovò impreparata.

La lezione storica di Harry Potter è: Ignorare il male o distorcere la verità per quieto vivere non ti salva. Ti condanna.

E poi c'è la citazione di Silente che è pura filosofia della storia: "I giovani non possono sapere quello che i vecchi pensano e provano. Ma i vecchi sono colpevoli, se dimenticano che cosa significa essere giovani".

Questo è il conflitto generazionale che si ripete da sempre, dai tempi di Socrate (che si lamentava dei giovani d'oggi che non avevano rispetto) fino ai Boomer contro la Gen Z. La storia ti insegna che lo scontro tra generazioni è fisiologico, ma che la memoria (dei vecchi) e l'energia (dei giovani) dovrebbero allearsi, non combattersi.

Il Gladiatore e la forza dell'Eternità

Quando Massimo Decimo Meridio dice: "Al mio segnale, scatenate l'inferno", ci gasiamo tutti.

Ma c'è un'altra frase nel film che è storicamente più potente: "Ciò che facciamo in vita riecheggia nell'eternità".

Questa è la visione romana della storia. I Romani non credevano molto nel paradiso cristiano. Credevano nella fama, nella memoria. L'unico modo per non morire davvero era fare qualcosa di così grande che la storia lo avrebbe ricordato per sempre.

A cosa serve la storia qui? Serve a dare un senso alla tua vita oltre la morte biologica. Serve a farti chiedere: "Cosa lascerò io? Quale sarà la mia traccia?". Non devi per forza conquistare la Gallia, basta lasciare un ricordo gentile.

Winston Churchill: Il Maestro delle Citazioni

Se vuoi vincere un dibattito o scrivere un post che spacca, ruba da Churchill. Lui sapeva che la storia si scrive con le parole.

Dopo la Battaglia d'Inghilterra, quando pochi piloti della RAF salvarono il paese dall'invasione nazista, disse: "Mai, nel campo dei conflitti umani, così tanti dovettero così tanto a così pochi".

È una frase perfetta. Usala quando devi ringraziare quel piccolo gruppo di amici che ha fatto tutto il lavoro nella ricerca di gruppo, o i medici che ci hanno salvato durante la pandemia. La storia ti dà le parole per nobilitare la realtà.

Un'altra perla: "La Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma". Se guardi alla guerra in Ucraina oggi, capisci che Churchill aveva già capito tutto della difficoltà occidentale di comprendere la mentalità russa.

Star Wars e la caduta della Democrazia

In La Vendetta dei Sith, quando Palpatine trasforma la Repubblica in Impero, Padmé dice: "È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi".

Questa scena è modellata sulla caduta della Repubblica Romana (che diventa Impero con Augusto) e sulla salita al potere di Hitler (che fu votato democraticamente).

Lucas ci sta dicendo una verità storica fondamentale: le dittature raramente nascono con un mostro che conquista tutto con la forza bruta dall'inizio. Spesso nascono dall'interno, con il consenso della gente che, per paura o per desiderio di "ordine", consegna il potere a un uomo forte, applaudendo mentre perde la libertà.

A cosa serve studiare la storia? A riconoscere quegli applausi. A capire quando una democrazia sta scivolando verso l'autoritarismo, non perché arrivano le astronavi nemiche, ma perché noi stessi stiamo smettendo di vigilare.

Conclusioni: A cosa serve la storia per te, oggi

Siamo arrivati alla fine di questo lungo viaggio (sì, era lungo, ma spero meno noioso del manuale). Abbiamo parlato di imperatori, di maghi, di fake news, di guerre in Medio Oriente e di stipendi.

Quindi, riassumendo, a cosa serve studiare la storia?

  1. Serve a essere liberi. Questa è la cosa più importante. Se non conosci il passato, sei condannato a credere a chiunque ti racconti una storia convincente. Sei manipolabile. Sei un suddito, non un cittadino. La storia è il tuo libretto di istruzioni per la cittadinanza. Riappropriarsi del passato è un atto di libertà, perché ti permette di immaginare un futuro diverso.
  2. Serve a non avere paura. L'ignoto fa paura. Ma la storia rende il mondo meno ignoto. Ti mostra che le crisi passano, che le dittature cadono, che le pandemie finiscono. Ti dà la prospettiva per dire: "Ok, è dura, ma l'umanità ha affrontato di peggio. Ce la faremo anche questa volta".
  3. Serve a capire gli altri. Ti fa entrare nella testa di persone vissute millenni fa o a migliaia di chilometri di distanza. Ti insegna che non esiste "noi" contro "loro", ma solo un'unica, incasinata, terribile e meravigliosa avventura umana.
  4. Serve a trovare il tuo posto. Tu sei l'ultimo anello di una catena lunghissima. Non sei arrivato qui per caso. Sei il risultato di lotte, amori e sopravvivenze. Hai una responsabilità verso chi c'era prima e verso chi verrà dopo.

La prossima volta che apri il libro e vedi una data, non guardarla come un numero morto da memorizzare per il voto. Guardala come una coordinata. Dietro quel numero c'è sangue, c'è vita, ci sono persone che ridevano e piangevano esattamente come te.

Studia la storia non per il professore. Studiala per te stesso. Per essere più sveglio, più forte, più difficile da fregare.

E, come direbbe un vecchio saggio della storia del cinema: "Che la Forza (della conoscenza) sia con te".

Buona fortuna per l'interrogazione!


Autore

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Matteo Galavotti

Studente di Storia

Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.

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