Il 31 ottobre 1517, il monaco agostiniano Martin Lutero inviò le sue 95 tesi all'arcivescovo Alberto di Hohenzollern. Quello che doveva essere un dibattito accademico sulla vendita delle indulgenze divenne la scintilla della Riforma Protestante, sfidando l'autorità del Papa e cambiando per sempre il volto dell'Europa.
Pubblicato: 26/01/2026
Ultima modifica: 26/01/2026
L'Europa all'inizio del Cinquecento è un mondo dove la vita è breve, la morte è onnipresente e la paura dell'Inferno è l'incubo di ogni cristiano. In questo scenario, la Chiesa di Roma non è solo una guida spirituale, ma una potenza politica ed economica immensa.
Ma c'è qualcosa che scricchiola. La "fabbrica di San Pietro" a Roma costa troppo, i papi vivono come principi rinascimentali e la fede sembra essere diventata una merce di scambio. È in questo clima di tensione latente che un oscuro professore di teologia dell'università di Wittenberg, Martin Lutero, si appresta a compiere un gesto che, senza volerlo, frantumerà l'unità della cristianità occidentale. Non fu una rivoluzione pianificata a tavolino, ma l'effetto collaterale di uno scandalo finanziario mascherato da operazione spirituale.
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💬 Unisciti al Canale →Per capire le 95 Tesi di Lutero, dobbiamo prima seguire i soldi. Tanti soldi. Tutto nasce da un bisogno molto terreno di Alberto di Hohenzollern. Questo giovane nobile tedesco aveva un'ambizione sfrenata: era già titolare di due vescovati, ma ne voleva un terzo, quello prestigiosissimo di Magonza. C'era però un problema: il diritto canonico vietava il "cumulo di cariche". Non si poteva essere vescovo di troppe città contemporaneamente.
Come si risolveva la questione all'epoca? Pagando. Papa Leone X (un Medici, amante dell'arte e del lusso) si mostrò disposto a chiudere un occhio, o meglio entrambi, in cambio di una "dispensa". Il prezzo fissato fu esorbitante: 10.000 ducati.
Alberto non aveva quella cifra. Ed è qui che l'ingranaggio si fa diabolico. Il Papa propose un accordo commerciale: avrebbe concesso ad Alberto l'appalto per una vendita straordinaria di Indulgenze in tutta la Germania. Il piano era semplice:
I fedeli pagavano per la salvezza dell'anima.
Metà del ricavato sarebbe rimasto ad Alberto per ripagare i banchieri (i famosi Fugger) che gli avevano anticipato i 10.000 ducati.
L'altra metà sarebbe finita nelle casse della Camera Apostolica a Roma, per finanziare la costruzione della maestosa Basilica di San Pietro.
In pratica, la salvezza dei fedeli tedeschi stava finanziando il debito di un vescovo ambizioso e il cantiere del Papa a Roma.
Ma cosa vendevano esattamente? L'indulgenza non era tecnicamente il perdono dei peccati (che si otteneva con la confessione), ma la remissione delle pene temporali. Secondo la teologia cattolica, anche se Dio ti perdona la colpa, devi comunque scontare una pena, o in terra o in Purgatorio. La Chiesa affermava di custodire un "tesoro di meriti" accumulati da Gesù e dai Santi, e di poter attingere a questo tesoro per accorciare la pena dei peccatori.
Se la teoria era sottile, la pratica dei predicatori ingaggiati da Alberto era brutale e grossolana. Il più celebre di loro, il domenicano Johann Tetzel, batteva le piazze della Germania con slogan degni di una moderna pubblicità. La frase che gli viene attribuita è rimasta nella storia per il suo cinismo:
"Appena il soldino nella cassa rimbalza, l'anima dal Purgatorio balza."
Si prometteva il Paradiso a chiunque pagasse, e si faceva credere che bastasse versare denaro per liberare le anime dei parenti defunti dalle fiamme del Purgatorio, senza bisogno di vero pentimento.
Martin Lutero non ne poteva più. Lui, che viveva la fede con un tormento interiore profondissimo e con il terrore del giudizio divino, vedeva in questo traffico una truffa spirituale spaventosa. Non si preoccupava tanto dei soldi, quanto delle anime: i fedeli, convinti di aver comprato la salvezza, smettevano di pentirsi davvero.
Il 31 ottobre 1517, Lutero prese carta e penna. Secondo la tradizione, affisse le sue tesi alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, usandola come una bacheca universitaria. Secondo gli storici più rigorosi (come Carlo Capra), è certo che quel giorno inviò il documento, intitolato Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum, proprio ad Alberto di Hohenzollern, sperando in una correzione dottrinale.
Non era un appello alla rivolta, ma una richiesta di discussione tra dotti. Tuttavia, le tesi furono tradotte dal latino al tedesco, stampate e diffuse con una rapidità virale che Lutero stesso non aveva calcolato. La Germania, stanca della rapacità fiscale di Roma, era pronta a esplodere.
Non serve leggerle tutte e 95 per capire il punto. Il succo del discorso di Lutero scardinava l'autorità papale su tre livelli fondamentali:
Il Potere del Papa: Il Papa non ha alcun potere sulle anime del Purgatorio. Può cancellare solo le pene che lui stesso ha imposto in terra (Tesi 5 e 20).
Il Denaro: È meglio fare la carità a un povero che comprare un'indulgenza. Se il Papa conoscesse la miseria dei fedeli tedeschi, preferirebbe vedere San Pietro andare in cenere piuttosto che costruirla con la "pelle, la carne e le ossa delle sue pecorelle" (Tesi 50).
Il Vero Tesoro: Il vero tesoro della Chiesa non sono i meriti dei santi vendibili a pezzi, ma il Vangelo e la grazia di Dio (Tesi 62).
|
Tema |
Pratica della Chiesa (Tetzel & Co.) |
Posizione di Lutero (95 Tesi) |
|---|---|---|
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Effetto dell'Indulgenza |
Cancella la pena e garantisce il Paradiso immediato. |
Cancella solo le pene ecclesiastiche, non quelle divine. |
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Purgatorio |
Il Papa ha il potere di liberare le anime paganti. |
Il Papa non ha giurisdizione sui morti; solo Dio può salvare. |
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Salvezza |
Si può "contribuire" con opere e denaro. |
La natura umana è corrotta; solo la Fede salva, non i soldi. |
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Priorità |
Finanziare la Basilica di San Pietro. |
Aiutare i poveri è un'opera migliore dell'acquisto di indulgenze. |
Lutero pensava di avviare un dibattito accademico; scatenò invece un terremoto. Roma reagì inizialmente con lentezza, sottovalutando quel "frate tedesco ubriaco" (come pare abbia detto Leone X). Ma quando arrivò la bolla di scomunica, la Exsurge Domine nel 1520, era troppo tardi. Lutero la bruciò pubblicamente.
Il dado era tratto. Quella che era nata come una critica a una raccolta fondi spregiudicata divenne una rifondazione del cristianesimo basata su due pilastri che avrebbero spazzato via secoli di tradizione: Sola Scriptura (solo la Bibbia conta, non i concili o i papi) e Sola Fide (solo la fede salva, non le opere).
Le 95 Tesi non furono solo un elenco di lamentele teologiche. Furono il grido di battaglia di una nazione che si sentiva sfruttata e di una spiritualità che cercava un contatto diretto con Dio.
L'evento del 1517 innescò una reazione a catena incontrollabile. La critica teologica divenne presto politica e sociale. Le parole di Lutero sulla "libertà del cristiano" sarebbero state interpretate (erroneamente, secondo lui) come un invito alla rivolta sociale, sfociando nella sanguinosa Guerra dei Contadini, che segnò una frattura profonda nella società tedesca.
Ma il vaso di Pandora era ormai aperto. Dopo Lutero, la strada era spianata per altri riformatori che avrebbero portato la teologia verso esiti ancora più radicali, come vedremo affrontando il tema de La Predestinazione di Calvino. L'unità religiosa dell'Europa era finita per sempre.
Studente di Storia
Ciao, sono Matteo Galavotti. Frequento il secondo anno di Storia presso l'Università di Bologna e ho fondato StudiaStoria.it per unire la mia formazione accademica alla passione per il web development. Programmo personalmente questo sito e ne curo i contenuti, trasformando il mio percorso di studi in articoli di divulgazione accessibili a tutti, con un occhio attento al rigore delle fonti e uno alle moderne tecnologie digitali.
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